Luigi Gavazzi

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Martedì 4 ottobre è stato il giorno del dibattito dei candidati vicepresidenti degli Stati Uniti.

I "running mate" di Hillary Clinton - Tim Kaine (58 anni), senatore della Virginia - e di Donald Trump - Mike Pence (57), governatore repubblicano dell'Indiana - si sono confrontati alla Longwood University, a Farmville in Virginia e in Tv e sulle varie piattaforme web e social.

Come annunciato dal New York Times, più che un confronto fra le due carriere politiche di Kaine e Pence i due hanno fatto davvero i running mate, continuando quindi, su piani diversi, il confronto fra Clinton e Trump.

Pence, l'altra faccia dei repubblicani

Una cosa è certa, come commenta l'autorevole quotidiano americano: questa volta Pence ha tentato di mostrare come i repubblicani possano non essere necessariamente aggressivi e offensivi, l'unica faccia che invece finora ha indossato il loro candidato alla Presidenza, Donald Trump. Con un atteggiamento molto formale e pacato ha risposto agli attacchi più forti di Kaine riuscendo a mantenere con forza le posizioni del suo partito e cercando di rispedire al mittente le accuse di campagna denigratoria verso diverse categorie sociali di cui Trump porta ormai il vessillo.

Piace Pence. Un primo sondaggio a caldo della Cnn lo dà come vincente al 48% contro il 42% che gli ha preferito Kaine. Il magnate americano lo sa ed esulta su Twitter mentre la candidata democratica mantiene un atteggiamento più pacato anche se soddisfatto:

I momenti chiave del dibattito

Entrambi erano scesi in campo armati fino ai denti, chiamati ad alzare le mura del fortino in difesa dei leader con cui corrono in ticket. È stato però Kaine ad attaccare per primo e a continuare a farlo per tutti i 90 minuti del duello che lo ha visto sì aggressivo e incalzante, sì fedele alla linea della candidata democratica, ma di fronte ad un rivale capace di mantenere la calma, anche davanti ad interruzioni continue, mostrando una prova di temperamento ben lontano dai toni e dai picchi delle più note performance di Trump.

Sono scintille fin da subito. Donald Trump come commander in chief "ci spaventa a morte" ha detto Kaine, dichiarandosi pronto per il suo ruolo e vantando una esperienza "ad ogni livello di governo".

Lo scambio di offese

Il tempo che il senatore della Virginia usa per presentare all'America le sue credenziali non va però molto oltre. Il resto è tutto per la strenua difesa della 'sua' candidata: orgoglioso di correre con Hillary Clinton, "una donna che sta facendo la storia", ha detto, prima di lanciarsi insieme con il rivale in un vero e proprio duello su chi ha offeso di più: Kaine ha rimproverato a Donald Trump le offese contro i messicani, gli afro-americani, le donne ma Mike Pence ha replicato che il tycoon ha insultato meno americani di quanti ne abbia insultati Hillary Clinton con i suoi commenti sul "cesto di miserabili", riferito alla metà degli elettori del magnate.

L'Obamacare

"Donald Trump cancellerà l'Obamacare" ha ribadito il suo vice Pence nel dibattito ricordando come l'Obamacare sia stato criticato anche dall'ex presidente Bill Clinton, che sta facendo campagna per la moglie Hillary. Quella di Bill è stata in effetti considerata una gaffe, o comunque un passo falso.

La politica estera al centro dell'attacco repubblicano

Non manca il tentativo di affondo in politica estera da parte di Pence, che ha accusato la ex segretario di Stato - "l'architetto della politica estera dell'amministrazione Obama" l'ha definita - del caos in Medio Oriente, suggerendo che l'attuale crisi in Siria sia l'esito della "debole e fallimentare politica estera che Hillary Clinton ha contribuito a guidare".

L'attenzione è poi passata sulla Russia, alla quale il candidato vice repubblicano ritiene che il tandem Obama-Clinton abbia lasciato troppo spazio per lanciare le sue azioni aggressive in Ucraina. Quindi la Siria, dove ha proposto di sferrare attacchi militari se Mosca non retrocede, una posizione che finora Trump non ha mai preso.

Kaine e Pence si sono poi scontrati anche su Vladimir Putin: il primo ha accusato Donald Trump di aver lodato ripetutamente il leader del Cremlino, definendolo un leader più forte di Barack Obama, e di avere legami di affari con oligarchi vicino a Putin. Il secondo ha replicato che Putin rispetterà l'amministrazione Trump per la sua forza.

Un dibattito cruciale

Il dibattito di Longwood fra i vice è l'unico previsto ed è arrivato in un momento cruciale della campagna, dopo una settimana difficilissima per Trump.

Trump ha perso il dibattito di lunedì scorso con Hillary. Ha continuato a twittare rincarando la dose con pensieri e parole sessiste contro Alicia Machado, ex Miss Universo; ha ripetutamente attaccato sul piano personale Hillary Clinton e il suo matrimonio; ha subito l'inchiesta del New York Times sulle tasse eluse per quasi 20 anni.

Le previsioni dei maggiori centri che tengono sotto controllo i sondaggi nazionali hanno segnato in questa settimana una peggioramento notevole della posizione del tycoon rispetto a Hillary (uno su tutti: FiveThirtyEight alla vigilia del dibattito dei vice sostiene che Clinton ha il 72,4% di probabilità di vittoria, contro il 27,6% di Trump; una settimana fa la vittoria di Clinton era data al 62% di probabilità).

Come previsto da John Cassidy sul New Yorker, Kaine ha incalzato Pence come se avesse di fronte Trump. Nel corso degli ultimi mesi ha ripetutamente sferzato il tycoon, per esempio quando lo ha accusato di flirtare con Putin o di sostenere i valori del Ku Klux Klan.

Sicuramente Kaine è politicamente più vicino a Clinton di quanto Pence sia a Trump. Pence arriva dall'ala del partito dove si colloca Paul Ryan, attualmente Speaker della Camera dei Rappresentanti. Quindi è - per esempio sul piano dei programmi economici - sulla linea ortodossa del partito: per dire, favorevole alla globalizzazione, alla libertà di commercio. È insomma un efficace ponte fra il candidato - notoriamente battitore libero e dai forti accenti populisti e anti-elitari - e il partito.

Pence è un antiabortista radicale, e come governatore aveva favorito una legislazione che avrebbe consentito discriminazioni sul lavoro ai danni dei gay. Mentre Kaine, cattolico moderato, è su posizioni aperte sull'aborto e nettamente contrario alla pena di morte.

L'importanza dei vicepresidenti

Nessuno si ricorda dei vicepresidenti degli Stati Uniti. Salvo quando finiscono per diventare presidenti, come Truman dopo la morte di F.D. Roosvelt, o Lyndon Johnson dopo JFK o anche Ford dopo Nixon e il Watergate.

Ma in effetti, per ben 14 volte il vicepresidente degli Stati Uniti è diventato presidente. In otto casi perché il capo è morto di malattia o assassinato; in tre casi perché i vice presidenti si sono candidati alla scadenza del termine dei loro predecessori, e poi hanno vinto; Nixon vinse le elezioni otto anni dopo essere stato vice.

Trump a 70 anni sarebbe il presidente Usa più anziano della storia; Clinton a 69 sarebbe il secondo più anziano, dietro soltanto a Ronald Regan. Insomma, statisticamente, come sottolinea Cassidy, le probabilità che Kaine e/o Pence arrivino prima o poi alla Casa Bianca non sono pochissime. Anche per questo il dibattito meritava di essere seguito.

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