Esteri

Kabul: la strategia talebana per limitare lo Stato islamico

Dopo l'attentato al Park Palace: ecco come i talebani cercano di porre un freno all'espansione dell'Isis

 

Per Lookout news

Sono almeno 14 - tra cui l’italiano Sandro Abati, 48enne di Alzano Lombardo - le vittime dell’attacco compiuto dai talebani nella serata di ieri, mercoledì 13 maggio, al Park Palace, albergo frequentato soprattutto da stranieri situato nel quartiere di Kolola Pushta, dove era in corso una festa. (...) Tra le altre vittime dell’attacco ci sono tra i quattro e sei indiani e un americano, mentre sono riuscite a salvarsi circa 50 persone che erano presenti alla festa.  (...) 

 

Obiettivi stranieri nel mirino dei talebani
La strage al Park Palace è in linea con gli ultimi attacchi compiuti dai talebani a Kabul. Nel mirino ancora una volta è finita una struttura frequentata abitualmente da stranieri. Il Park Palace è situato nelle vicinanze di sedi e uffici delle Nazioni Unite e vi alloggiano soprattutto indiani. Nell’ultimo anno e mezzo almeno altre tre azioni hanno seguito un copione simile. All’inizio del 2014 attentatori kamikaze si erano fatti esplodere all’interno di un noto ristorante libanese uccidendo 21 persone. Pochi mesi dopo un commando di uomini armati aveva ucciso nove persone che si trovavano al Serena Hotel, mentre nel dicembre scorso un attentatore suicida aveva ucciso un cittadino tedesco e ferito altri stranieri nel corso di una conferenza in un centro culturale francese.


Quella dei talebani è una strategia mirata non solo a destabilizzare il governo afghano e mettere pressione sull’exit strategy americana, ma anche per marcare il territorio di fronte a una presenza sempre più radicata e incisiva di cellule dello Stato Islamico in Afghanistan

Eppure, nonostante l’alto numero di vittime, qualcosa in quest’ultima offensiva dei talebani non deve aver funzionato. Secondo Ahmad Zia Massoud, ex vice-presidente afghano, chi ha fatto irruzione al Park Palace puntava a uccidere l’ambasciatore indiano a Kabul Amar Sinha, il quale però al momento dell’attacco non si trovava all’interno dell’albergo. Dettagli che allarmano in particolare l’India (il Paese che conta più morti in questo attacco) ma che, in linea di massima, non cambiano la sostanza di quanto avvenuto.

 Il rapporto tra talebani e ISIS in Afghanistan
Nel pieno dell’offensiva di primavera i talebani intendono sfruttare ogni azione per attirare l’attenzione mediatica internazionale. Lo hanno fatto ieri non solo a Kabul ma anche a Helmand, dove hanno ucciso almeno sette persone radunate per una riunione del Consiglio degli Ulemma (massima autorità religiosa in Afghanistan) a cui partecipavano eminenti figure religiose musulmane che avevano annunciato il loro sostegno alla lotta contro gli integralisti islamici.

 Quella dei talebani è una strategia mirata non solo a destabilizzare il governo afghano e mettere pressione sull’exit strategy americana, ma anche per marcare il territorio di fronte a una presenza sempre più radicata e incisiva di cellule dello Stato Islamico in Afghanistan. Eppure i segnali che arrivano dai vari focolai di guerriglia afghani sono contrastanti.

 Lo scorso 18 aprile il gruppo ISIS Wilayat Khorasan ha rivendicato l’attacco suicida avvenuto nella città orientale di Jalalabad all’esterno di una banca, in cui sono morte 33 persone e altre 100 sono rimaste ferite. Inizialmente si pensava che a colpire fossero stati i talebani.

Ma, poco dopo l’esplosione, il loro portavoce ha condannato l’attacco ribadendo che l’obiettivo dei talebani non sono gruppi di civili ma i militari stranieri e le forze di sicurezza del governo centrale di Kabul.

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