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Israele-Palestina: comincerà la terza Intifada?

Gli attentati a Gerusalemme nelle ultime due settimane potrebbero essere il segnale di una nuova ondata di terrore

Un furgone bianco con alla guida un palestinese si è schiantato contro dei passanti in attesa alla fermata del bus nel quartiere Sheikh Jarrah a Gerusalemme. Tredici feriti e due morti, un poliziotto di 38 anni e l'attentatore, freddato dalle forze dell'ordine. L'attacco contro i civili è stato rivendicato da Hamas ed è arrivato a poche ore dall'esplosione degli scontri per le restrizioni alla Spianata delle Moschee, prima chiusa e poi riaperta. Subito dopo l'assalto del furgone bianco, un altro "incidente" automobilistico ha coinvolto tre soldati israeliani in Cisgiordania.

Gli episodi hanno fatto tornare alla memoria quello che è successo solo due settimane fa, il 22 ottobre, quando sempre a Gerusalemme, a Shufat, un auto ha travolto delle persone in attesa dell'autobus, uccidendo una bimba di 8 mesi. Ma dall'IDF (l'esercito israeliano) aprono alla possibilità che quello capitato ai soldati in Cisgiordania non sia un attentato ma un "incidente automobilistico" e cercano di tenere i toni molto bassi. 

Secondo il Jerusalem Post, nonostante gli attacchi, l'esercito continua a vedere la West Bank slegata da quello che succede a Gerusalemme e fonti anonime dell'IDF credono che sia prematuro arrivare alla conclusione che è iniziata una nuova ondata di terrorismo nella regione. "Dobbiamo aspettare e fare un respiro profondo prima di vedere se siamo davvero a quel punto", dichiara al quotidiano israeliano una gola profonda dell'IDF. E la cautela è d'obbligo, soprattutto quando qualcuno già dichiara l'inizio di una terza Intifada.

Il 29 ottobre scorso Barak Ravid, un giornalista del quotidiano israeliano Haaretz, twitta: "La terza Intifada è già qui - se qualcuno ancora non l'avesse capito". Immediate le risposte tra chi lo condivide e chi - invece - gli consiglia una maggiore cautela prima di fare una simile affermazione. L'allarme lanciato da Ravid non fa che alimentare le paure che nel conflitto israelo-palestinese si sia arrivati a un nuovo punto di svolta, che non va certo nella direzione della pace. Tutti ancora ricordano l'eplosione della prima Intifada a fine anni '80 e della seconda i primi anni del 2000.

Le pietre lanciate dai palestinesi contro Israele a cominciare dal 1987 segnano un aumento della tensione nei Territori, e arrivano fino al 2000, quando esplode la rabbia in seguito al fallimento degli accordi di Oslo. Questa volta le protagoniste non sono le pietre, ma i kamikaze di Hamas, che assume un ruolo determinante come leader della seconda Intifada. Oggi, alla luce degli attentati a Gerusalemme e degli scontri in seguito alla decisione del governo israeliano di chiudere la Spianata delle Moschee per motivi di sicurezza, si teme che la storia si ripeta. E, d'altronde, un portavoce del presidente palestinese Mahmoud Abbas ha definito la chiusura della Spianata come "una dichiarazione di guerra".

Insomma, in tanti credono che quello cui stiamo assistendo è linizio di una terza Intifada. Alcuni sono convinti sia già iniziata. In ogni caso, la situazione tra Israele e la Palestina è ulteriormente complicata dalla minaccia dell'Isis e dai rapporti che i terroristi del Califfato potrebbero intessere con i padroni di Gaza, gli uomini di Hamas. Su questo, tuttavia, è immaginabile che - almeno al momento - la Palestina non rientri direttamente nella strategia dello Stato islamico, che pare stia seguendo un'altra rotta, quella che dalla Libia porta a diffondere il caos in Egitto e poi in Giordania.

Inoltre, difficilmente Hamas scenderà a patti con gli estremisti del Califfo che sono dei "divoratori" di territorio. Per quanto anche Hamas sia un'organizzazione riconosciuta come terroristica da Israele, Europa e Stati Uniti, è chiaro che non condivide l'ideologia del Califfo Abu Bakr al Baghdadi. Quella di Hamas è una guerra contro Israele e contro l'occupazione e non per punire fantomatici "infedeli" nel nome di Allah. Sostanzialmente, per Hamas far penetrare l'Isis nei Territori e condividerne la strategia significherebbe consegnare le chiavi di casa a degli sconosciuti. Per questo uno scenario simile al momento è improbabile.

L'eventuale inizio di una terza Intifada sarebbe comunque un disastro. Da anni molti analisti lanciano l'allarme su una nuova ondata di attentati terroristici che scuoterebbe ulteriormente la regione, rendendola ancora più instabile. Ma oggi, con la Spianata delle Moschee (luogo sacro siaper  l'ebraismo che per l'islam) tornata protagonista della crisi tra israeliani e palestinesi, in molti credono che i tempi siano "maturi". 

Non possiamo dimenticare che la seconda Intifada cominciò proprio in seguito alla "passeggiata" dell'allora premier israeliano Ariel Sharon alla Spianata delle Moschee. Una miccia che venne percepita dai palestinesi come una provocazione e che dette la stura a una serie di attentati kamikaze a Gerusalemme. Ma, dopo l'Intifada delle pietre e quella dei kamikaze, questa terza Intifada (se e quando dovesse cominciare) che caratteristiche avrà? Difficile a dirsi, soprattutto adesso, quando gli equilibri all'interno della galassia palestinese sono molto sottili e Mahomud Abbas è un leader sempre più debole.






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