Ecco come l'esercito iracheno strapperà Ramadi all'Isis

Volantini invitano la popolazione a lasciare la città. Diecimila soldati di Baghdad si preparano alla battaglia decisiva per le sorti della guerra

IRAQ-CONFLICT-ANBAR

Cittadini iracheni in fuga dalle truppe dell'Isis nella zona di Ramadi – Credits: AHMAD AL-RUBAYE/AFP/Getty Images

Luciano Tirinnanzi

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Per Lookout news

Baghdad annuncia come imminente un’operazione militare in grande stile per riprendere Ramadi, la città irachena capoluogo della provincia di Anbar, conquistata dalle milizie dello Stato Islamico lo scorso maggio e specchio di una delle più grandi sconfitte dell’esercito regolare dall’inizio delle ostilità, distante poco più di cento chilometri da Baghdad.

 Negli ultimi due giorni, oltre alle bombe americane sganciate contro obiettivi militari di ISIS (soprattutto caserme e depositi di armi), sopra Ramadi sono stati infatti lanciati migliaia di volantini di propaganda, dove si legge che l’esercito iracheno intima alla popolazione di “lasciare la città entro le prossime 24 ore”, prima cioè dell’inizio dell’offensiva volta a strappare definitivamente il capoluogo allo Stato Islamico.

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L’unica via di fuga per i civili - si legge nei volantini - è garantita nella zona sud, direzione Himaira, dove si chiede di presentarsi con la bandiera bianca e farsi riconsocere. Non vi sono ulteriori istruzioni o dettagli, né l’annuncio in televisione del premier iracheno Al Abadi ha fornito ulteriori elementi utili a capire se e quando verrà lanciata l’operazione che, in ogni caso, appare prossima.

 È una deduzione implicita quella dell’attacco incombente, che pare tuttavia confermata dalle grandi e incessanti manovre delle truppe regolari, che nelle ultime settimane hanno ammassato intorno alla città un numero compreso tra gli 8 e i 10mila uomini, appartenenti tanto all’esercito di Baghdad quanto a milizie volontarie filo-iraniane. Non ci sono invece i curdi.

La zona intorno a Ramadi è da mesi teatro di aspri scontri, mentre il progetto di cingerla d’assedio risale alla fine dell’estate. Per quanto lente, le manovre dell’esercito hanno infine permesso di accerchiare interamente le periferie e conquistare i ponti strategici che hanno consentito di isolare Ramadi e tagliare i rifornimenti agli uomini dello Stato Islamico.

 I militari affermano di aver interrotto le ultime linee di approvvigionamento dell’ISIS con la Siria questa settimana e di aver dunque impedito ai miliziani di fuoriuscire dalla città, come accaduto invece a Sinjar in Siria solo poche settimane fa. Secondo le stime del governo, i soldati del Califfo rimasti a Ramadi sarebbero intorno alle mille unità.

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Non è la prima volta che il governo iracheno annuncia un’offensiva per riprendere Ramadi, senza che poi vi fosse un seguito reale. Del resto, l’impresa non è facile: circa un milione di persone è intrappolato in città e appare molto difficile che riescano a uscire, nonostante il numero risibile di miliziani che li controllano.

 Consiglieri americani avevano incoraggiato le truppe irachene a concentrarsi su Falluja prima di assediare Ramadi, spiegando che i bombardamenti aerei della coalizione sarebbero stati più facili da effettuare qui, in ragione di un minor numero di civili che ancora è presente a Falluja. Difficile, invece, bombardare pesantemente Ramadi, perché i miliziani potrebbero farsi scudo con la popolazione locale. Dunque, si rischia una vera e propria carneficina.

 Anche la stima dei mille uomini di ISIS potrebbe essere stata sottovalutata e gli effettivi agli ordini di Al Baghdadi potrebbero essere molti di più. Ciò nonostante, non si registrano significativi movimenti di truppe del Califfato da giorni e dunque sono soltanto i miliziani già presenti in città che si preparano a combattere fino all’ultimo uomo, dopo aver minato l’intera area con mine e ordigni improvvisati.

 Questo potrebbe rallentare non poco l’avanzata dei governativi, anche se la tattica dell’ISIS è prevedibile e nota già da tempo. Al fianco dell’esercito, in ogni caso, ci sarebbe anche un numero significativo di forze armate americane, i “consiglieri” che sinora hanno cogestito la guerra per riprendere i territori occupati dallo Stato Islamico.

Sinora, le forze irachene sostenute dagli attacchi aerei a guida USA hanno riguadagnato porzioni di terreno significative dai jihadisti a nord di Baghdad, ma gran parte dell’ovest del paese rimane sotto il pieno controllo dello Stato Islamico.

 Se Ramadi dovesse tornare in mani governative prima di Natale, sarebbe il segno che qualcosa si è definitivamente incrinato nella campagna militare dell’ISIS in Iraq: significherebbe che al Califfato giungono meno soldi, meno foreign fighters, meno sostegno dai finanziatori occulti. L’inizio della fine. Forse.

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