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Esteri

Jihadi John, profilo del decapitatore degli ostaggi

Mohammed Emwazi, 26 anni, londinese: la famiglia, gli studi, la storia, la radicalizzazione dell'uomo che potrebbe essere stato ucciso in Siria

Potrebbe essere Jihadi John, il crudele boia dell'Isis, il cittadino britannico ucciso da un drone Usa in Siria. Era il 23 agosto scorso l'ultima volta che è apparso in un video il giovane britannico di origini kuwaitiane che ha decapitato almeno 7 prigionieri. Nelle ultime immagini appariva per la prima volta a volto scoperto per minacciare: "Io sono Mohamed Emwazi. Tornerò presto in Gran Bretagna con il Califfo (il leader di Isis Abu Bakr al Baghdadi, ndr)" dove "continuerò a tagliare teste e ad uccidere i (kafir) miscredenti".

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Di lui si erano perse le tracce quando si fece ritrarre mentre decapitava il secondo ostaggio giapponese Kenji Goto, ultima delle sue sette vittime. Il primo fu il 19 agosto 2014 l'americano James Foley, seguito dal connazionale Steve Sotloff, i britannici David Haines e Alahan Henninh, l'americano Peter Kassig e il primo giapponese, Haruna Yukawa. Sulla testa di Jihadi John pende una taglia posta dagli americani di 10 milioni di dollari

FAMIGLIA KUWAITIANA
Mohammed Emwazi
, 26 anni, noto al mondo come il famigerato Jihadi John delle sanguinose decapitazioni dell’Isis, viene da una agiata famiglia kuwaitiana che si trasferì a Londra quando il bambino aveva sei anni. Tipica classe media delle monarchie petrolifere, rigida e osservante ma con pochi grilli per la testa, secondo le descrizioni della stampa britannica. Abbastanza danarosa comunque da impartirgli un’educazione all’altezza, fino alla laurea in informatica all’Università di Westminster ottenuta quando Emwazi aveva 20 anni.

LA RADICALIZZAZIONE
La radicalizzazione, secondo due suoi amici (tra cui un tedesco convertito) sentiti dal Post, avvenne in quel periodo, a ridosso del loro programmato e fallimentare viaggio di laurea in Tanzania, nel 2009. Senza che i suoi due compagni capissero il perché, la polizia di Dar Es-Salam, sospettando forse che Emwazi volesse unirsi agli Shebab somali, li rispedì indietro al loro arrivo in aeroporto, dopo averli trattenuti per una notte.

IL VIAGGIO IN SIRIA
Quell’episodio, sempre secondo i conoscenti, fu dirompente per la sua psicologia. Come fu dirompente anche l’avvicinamento successivo di un agente inglese dell’MI5 ad Amsterdam al suo ritorno obbligato dalla Tanzania. «Capì allora che l’MI5 lo teneva d’occhio. Ne rimase choccato» ha raccontato Qureshi, dirigente di una Ong londinese con cui Jihadi John era in contatto via mail.

«Mi scrisse che sarebbe andato in Kuwait, il suo Paese Natale, per lavorare in un’azienda informatica e per trovare moglie. Da allora, era il 2010, non l’ho quasi più sentito». Emwazi sarebbe tornato a Londra, da allora, soltanto un paio di volte, per sbrigare le pratiche di matrimonio: era già controllato dai servizi segreti di Sua Maestà come pericoloso jihadista.

Nel 2012, il grande salto. Il viaggio in Siria, per unirsi ai miliziani di Al Baghdadi, dove è apparso molte volte nei video tristemente noti delle decapitazioni. Il nome di Jihadi John glielo diedero alcuni ex ostaggi dell’Isis: «Era ossessionato dagli Shebab somali» hanno raccontato. «Guardava sempre i loro video». (PP)

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