Isis: Obama conferma la morte di Kayla Mueller

La cooperante Kayla Jean Mueller è morta. L'Isis ha inviato le immagini del corpo senza vita alla famiglia. Obama dichiara "Puniremo gli autori”

10982744_1523020187960510_2426536701776845422_n

– Credits: @facebook

L'Isis aveva annunciato la morte della donna ostaggio americana, la cooperante Kayla Jean Mueller, in un raid aereo giordano. La notizia era stata annunciata dallo Stato Islamico venerdì scorso ed era stata riportata su twitter dalla direttrice del Site, Rita Katz. Al momento però non c'erano sono prove che fosse rimasta uccisa, avevano riportato le fonti del Pentagono citate dalla Cnn.

Oggi arriva la conferma della sua morte da Barak Obama: "Troveremo i responsabili del sequestro e della morte di Kayla e li porteremo di fronte alla giustizia", ha assicurato il presidente americano. La Casa Bianca ha reso noto che lo scorso fine settimana l'Isis aveva inviato un messaggio privato alla famiglia di Kayla Mueller fornendo le prove della sua morte. Oggi, sembra che fossero le immagini del corpo senza vita della giovane, come riportato dalla Cnn che lo ha appreso da alcuni funzionari Usa. 

Così si si sono espressi i genitori della cooperante americana tenuta in ostaggio dall'Isis in Siria, in un comunicato: "Con il cuore infranto, dobbiamo condividere che abbiamo avuto la conferma che Kayla Jean Mueller ha perso la vita" la nota prosegue così: "Kayla ha dedicato la sua giovane vita ad aiutare coloro che hanno bisogno di libertà, giustizia e pace", ricorda la famiglia Mueller.
L'Isis ha annunciato la morte di Kayla Mueller affermando che è stata uccisa in un bombardamento dei caccia giordani, ma non ne aveva mostrato il corpo senza vita.

Il Presidente Obama ha poi rivolto le condoglianze alla famiglia di Kayla "In nome del popolo americano, Michelle ed io rivolgiamo le nostre piu' profonde condoglianze alla famiglia di Kayla, i suoi genitori Marsha e Carl, suo fratello Eric e la sua famiglia e tutti coloro che amavano Kayla. In questo momento di inimmaginabile sofferenza, il Paese si unisce al loro dolore".

Nel comunicato Obama conclude così: "Non importa quanto tempo ci vorrà, gli Stati Uniti troveranno e porteranno davanti alla giustizia i terroristi responsabili per la prigionia e la morte di Kayla".
L'Isis "è gruppo terroristico odioso, le cui azioni sono in estremo contrasto con lo spirito delle persone come Kayla".

Originaria di Prescott, sua citta' natale in Arizona, Mueller era stata in precedenza a lavorare in Turchia per l'Ong "Support to life” nei campi profughi allestiti per i siriani in fuga.
Queste le sue parole qualche mese prima di essere sequestrata: "I siriani stanno morendo a migliaia e combattono solo per avere i diritti che noi abbiamo: finchè avrò vita non permetterò che questa sofferenza sia normale, non lascerò che sia qualcosa che semplicemente accettiamo".

 

L'Isis riferisce che la donna "è rimasta uccisa quando un aereo giordano ha colpito l'edificio dove si trovava nel governatorato di Raqqa, in Siria", scrive il Site, il sito di monitoraggio del jihadismo sul web.

Il video per la campagna su Youtube

"Sono solidale con il popolo siriano, rifiuto la brutalità e gli omicidi che le autorità siriane stanno commettendo contro i siriani, perché il silenzio significa esserne complici". Era il 2011 quando Kayla Jean Mueller aderì con questo video alla campagna su youtube 'Syrian sit-in' in favore del popolo siriano, lasciando percepire quel desiderio che due anni dopo l'avrebbe portata in Turchia e Siria ad aiutare gli altri. Volontaria per l'ong Support to Life, 26 anni, originaria di Prescott in Arizona, Kayla è stata rapita dai jihadisti in Siria nell'agosto 2013 insieme a un gruppo di altri cooperanti, che sarebbero poi stati rilasciati. Il suo nome non era mai stato divulgato dalle autorità americane per non mettere a rischio la sua incolumità.

È stato l'Isis a diffonderlo oggi annunciando la morte di Kayla sotto le bombe giordane. Una sua foto con alle spalle lo stendardo del Kiwanis Club di Prescott compare in un'intervista del 31 maggio 2013 del The Daily Courier, in cui la ragazza racconta la sua esperienza nei campi profughi in Turchia. "Finché avrò vita - diceva Kayla - non permetterò che questa sofferenza diventi qualcosa di normale, qualcosa che accettiamo e basta. È importante fermarsi e capire quanto siamo privilegiati. E quindi cominciare ad agire".

L'impegno di Obama

Per la sua liberazione, l'Isis ha chiesto oltre sei milioni di dollari, ma Washington ha sempre mantenuto ferma la politica di non pagare il riscatto degli ostaggi, avvertendo anche le famiglie e i parenti degli americani detenuti in Siria o altrove che, se cedessero alle richieste dei terroristi, potrebbero essere perseguiti penalmente. Solo pochi giorni fa il presidente americano Barack Obama aveva assicurato - in un'intervista alla Nbc - il massimo impegno per riportarla a casa. Durante i mesi della sua prigionia, l'Isis non ha mai pubblicato un video con Kayla, come fatto invece con altri ostaggi occidentali - uomini - poi uccisi. Non che i jihadisti non abbiano ucciso donne: le cronache dall'Iraq e dalla Siria raccontano di quotidiane violenze, torture, stupri e uccisioni di donne, musulmane o yazide. Ma mai di ostaggi donne. E anche oggi, l'Isis non ha rivendicato l'uccisione di Kayla, ma puntato il dito contro contro le bombe della Coalizione. 

© Riproduzione Riservata

Commenti