Chi è Al-Baghdadi, il carnefice dei cristiani d'Iraq

Ritratto del terrorista che i qaedisti descrivono come "estremista". Feroce e folle, il califfo dell'Isis punta a creare uno Stato islamico che va dal Medio Oriente all'Europa - Le Foto

Erbil. Cristiani cercano rifugio nella chiesa caldea della capitale del Kurdistan – Credits: SAFIN HAMED/AFP/Getty Images

Anna Mazzone

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Barack Obama sperava di essere ricordato come il presidente Usa che avrebbe messo fine alla guerra in Iraq, ma si ritrova a essere il quarto inquilino della Casa Bianca a ordinare un intervento militare in quel "cimitero dell'ambizione americana". Lapidarie le parole di Peter Baker sul New York Times riguardo all'inferno iracheno, che oggi torna a costituire una minaccia per la sicurezza mondiale e per quella "particolare" delle minoranze irachene, con in testa i cristiani.

Al Qaeda, la multinazionale del terrore, ha partorito una nuova rete di soldati jihadisti, persino più feroci dei loro mentori. L'Isis, lo Stato Islamico (sunnita) dell'Iraq e della Siria, fino a qualche anno fa si chiamava al Qaeda in Iraq (AQI).

Le truppe Usa con le milizie sunnite alleate distrussero le cellule qaediste irachene nel 2006, ma non riuscirono a debellare in modo definitivo i jihadisti dell'attuale Isis, che hanno autoproclamato un califfato in Iraq e Siria e stanno combattendo nel nord dell'Iraq, in Kurdistan, per conquistare pezzi di territorio.

E pezzi cruciali, visto che i jihadisti ubriachi di islam e sharia puntano a mettere le mani sui ricchi giacimenti di oro nero gestiti dai curdi di Erbil, che a loro volta operano sotto l'occhio vigile e la protezione degli americani.

Dopo un periodo di calma apparente, il gruppo sunnita dell'Isis rinasce in Iraq. Siamo nel 2011 e i loro miliziani attaccano le prigioni sotto il controllo del governo di Baghdad e liberano una massa di detenuti per convertirli alla loro causa. Il divorzio da al Qaeda avviene ufficialmente nel 2014. L'ideologia resta la stessa, ma una lotta ai vertici della multinazionale del terrore, con di sfondo la guerra in Siria, fa emergere la figura di Abu Bakr al-Baghdadi, il califfo del nuovo "impero" jihadista che sta incendiando l'Iraq.

Al-Baghdadi, classe 1971, è iracheno e non è certo un volto nuovo sul palcoscenico del terrore mondiale. Dal 4 ottobre 2011 il califfo è stato inserito dagli Usa nella lista dei terroristi globali più pericolosi, e sulla sua testa pende una taglia di 10 milioni di dollari.

Nonostante l'enorme cifra, però, finora nessuno dei suoi se l'è sentita di tradirlo, e così al-Baghdadi il 29 giugno di quest'anno annuncia la nascita del califfato dell'Isis, dopo aver conquistato con le sue truppe la città di Tikrit e dopo aver messo nel mirino la conquista della capitale Baghdad. La nascita del califfato non viene solo attaccata dai Paesi occidentali, ma anche dal mondo arabo e da altri gruppi jihadisti sunniti, che temono lo strapotere e la ferocia dell'Isis.

E le loro paure non sono infondate. In un messaggio audio registrato a fine giugno al-Baghdadi annuncia che l'Isis punta a "marciare su Roma", sottintendendo la volontà dell'organizzazione terroristica di creare una sorta di enorme Stato islamico, che vada dal Medio Oriente all'Europa, passando per Spagna e Italia.

Classica retorica delirante da terrorista? Quello che preoccupa è che al-Baghdadi sembra intenzionato a realizzare concretamente i suoi piani e i primi a pagarne le conseguenze sono i cristiani iracheni che, con le altre minoranze, sono stati costretti ad abbandonare le loro case per non essere sterminati dai jihadisti che guadagnano posizioni nel nord dell'Iraq. 

E' una storia di sangue e morte quella dei cristiani in Iraq. L'anno scorso Bashar Warda, l'arcivescovo caldeo ad Erbil, raccontava ai microfoni di Radio3Mondo  quanto è difficile essere cristiani nell'ex feudo di Saddam Hussein. Nella capitale del Kurdistan vive la comunità cristiana più vivace del Medio Oriente.

Il quartiere dei cristiani di Erbil è piccolo e operoso, con botteghe di artigiani, uffici e scuole. I caldei accolti dai curdi dopo essere fuggiti da Baghdad, a Erbil hanno cominciato a ricostruire le loro vite, sperando di poter restare in pace.

Nel 2010 a Baghdad il massacro della chiesa di Nostra Signora  ad opera di al Qaeda in Iraq aveva fatto 52 vittime, convincendo più di 4.000 famiglie cristiane ad abbandonare l'Iraq degli "arabi" per trovare rifugio nell'Iraq dei curdi, dove una volta a settimana è possibile assistere alla celebrazione della messa in aramaico. Oggi sono circa 60.000 i cristiani che vivono tra Mosul ed Erbil.

Ma adesso il loro incubo torna. I peshmerga, i guerrieri curdi che costituiscono l'esercito del Kurdistan iracheno, patiscono i colpi delle truppe jihadiste, che hanno conquistato una diga e accerchiano i principali pozzi di petrolio del Paese. Molte di quelle famiglie che nel 2010 hanno abbandonato Baghdad ora si ritrovano nuovamente in fuga. E' un disastro umanitario e i deliri di al-Baghdadi sembrano assumere contorni tragicamente reali. 

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