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In India rischia di scoppiare la guerra delle cipolle

A causa della siccità prima e delle piogge torrenziali poi, in India il raccolto delle cipolle è stato molto scarso. Il risultato è un'impennata dei prezzi che infiammando l'ìntera Asia meridionale.

india cipolle

Redazione

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L'India ne ha vietato l'esportazione, il contrabbando e persino l'accaparramento. Per non parlare del mercato nero... Oggetto di tanta attenzione non sono gli stupefacenti e neppure le sigarette. A essere finite nel mirino delle occhiute autorità indiane sono le cipolle. Proprio così: le modeste piante bulbose sono al centro di una controversia che sta infiammando l'intera Asia meridionale.  
A scatenare la crisi è stato il crollo del raccolto, provocato da un lungo periodo di siccità seguito da torrenziali piogge monsoniche tardive, che ha innescato un'impennata dei prezzi. A settembre, il costo di questo ingrediente-base della cucina indiana è cresciuto del 200 per cento.
Per riequilibrare la domanda e l'offerta, cercando di contenere i prezzi, il 29 settembre il governo di New Delhi ha messo al bando l'export delle piante bulbose, che durerà «fino a ulteriori ordini». Centinaia di camion sono stati respinti ai posti di confine. Perché, come ha sintetizzato il New York Times, «non una sola cipolla può lasciare l'India». Per impedire poi che a qualche male intenzionato non venga in mente di organizzare attività di contrabbando o accaparramenti clandestini, le autorità hanno minacciato di scatenare raid di polizia.
Per carità di Ganesh! Nel subcontinente indiano si è scatenato il panico. «La cipolla – un diffuso ingrediente della cucina indiana – è senza dubbio la verdura più politicamente sensibile dell'India» ha commentato la Deutsche Welle, la radio pubblica tedesca diffusa a livello internazionale.
Dalle massaie ai manager, dai fuori casta ai bramini, tutti gli indiani sono insorti. «Senza cipolle, il cibo è incompleto e incolore» ha detto al New York Times Charn Singh, un ricercatore della capitale, esprimendo il sentimento dei suoi connazionali. Per non parlare dei coltivatori di cipolle, che si sono visti decurtare i ricavi e sono scesi in piazza lunedì 30 settembre. «Vietare le esportazioni è una mossa contro i contadini. Perché ai coltivatori dovrebbe essere negato di ottenere prezzi più alti?» ha chiesto alla Deutsche Welle G. Chandrashekhar, esperto di economia agricola.   
Sapendo bene che in India sono caduti governi a causa del rialzo dei prezzi delle cipolle, il premier Narendra Modi è finito nell'angolo. «Durante la campagna elettorale che gli è valsa la rielezione, quest'anno, aveva promesso che avrebbe fatto alzare le entrate dei contadini, uno zoccolo duro che rappresenta più della metà del suo elettorato» ha osservato The Sydney Morning Herald. «Ma Modi ha anche bisogno di far sì che l'inflazione resti bassa, invece i prezzi del cibo stanno già schizzando in alto».
Non bastasse, la grana ha anche implicazioni di politica estera. L'India è uno dei massimi esportatori al mondo di cipolle: l'anno scorso ha venduto 2,2 miliardi di chili, per un valore di oltre 514 milioni di dollari. Fra i principali importatori, i Paesi vicini, con Bangladesh, Sri Lanka ed Emirati Arabi Uniti ai primi tre posti.
A Dacca, la capitale bengalese, i prezzi sono già andati fuori controllo. Il New York Times riferisce che «sono aumentati del 700 per cento nei mesi scorsi e raddoppiati solo nell'ultima settimana». Il Nepal l'anno scorso ha importato quasi 170 milioni di chili di cipolle indiane: al momento non ne arriva neanche uno. E negli Emirati Arabi Uniti i magazzini sono vuoti. «Le nostre scorte sono finite la scorsa settimana» ha detto al quotidiano emiratino The National Aditya Ashok, direttore acquisti della società Abdulla bin Khater Foodstuff, che vende verdura all'ingrosso. «Stiamo cercando fonti alternative, in Iran Cina e Pakistan». Ma K.C. Tara, un fruttivendolo nepalese, ha segnalato al New York Times che «la gente non ama le cipolle cinesi» perché sono troppo grosse e appariscenti. Morale: il rischio che nell'Asia meridionale scoppi una guerra delle cipolle diventa ogni giorno più concreto.     
 



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