Il mistero dei due israeliani prigionieri a Gaza

Un ebreo-etiope con problemi mentali e un beduino-israeliano del deserto sarebbero rinchiusi in qualche luogo segreto della Striscia di Gaza

 

Due israeliani sono tenuti prigionieri a Gaza. Uno di loro è nelle mani di Hamas. Lo ha reso noto il governo israeliano, rimuovendo la censura sulla notizia che solitamente protegge, per ragioni di sicurezza interna, i cittadini e i soldati che finiscono nelle segrete dei palestinesi e dei Paesi circvostanti. Il primo si chiamerebbe Avraham Mangisto, un ebreo-etiope con problemi mentali nato nel 1986 e residente ad Ashkelon  che, secondo le autorità, sarebbe entrato dieci mesi fa senza autorizzazione, e a suo rischio, nell'enclave palestinese sotto il governo del movimento islamista. Il secondo è un arabo-beduino con cittadinanza israeliana, residente in Negev, sul quale però le autorità non hanno fornito ulteriori dettagli.

Mengisto, l'unico sul quale la stampa e le autorità hanno fornito dettagli biografici, fu visto camminare, nel settembre 2014, sulla spiaggia della costa di Ashkelon verso il sud fino a raggiungere la zona di Ziqim e superare il confine militare tra Israele e Gaza. I servizi di sicurezza inviarono anche truppe di terra e un elicottero per cercare di recuperarlo ma il giovane - secondo il portavoce dell'esercito -  ha continuato a camminare verso Gaza. Da allora non è più tornato indietro. Non era la prima volta, secondo lo Shin Bet , che il giovane spariva di casa. Era accaduto già in almeno tre altre occasioni.

C'è anche un particolare, secondo Israele, che potrebbe aiutare a fare luce sull'accaduto. Nel settembre scorso, il braccio armato di Hamas, le Brigate di Ezzedine al Qassam, organizzarono un enorme raduno a  Rafah, nel sud della Striscia, in cui presentarono sul palco un'enorme scatola nera, con la scritta appunto 'scatola nera', in ebreo e arabo. Non diedero altra spiegazione, ma l'accaduto suscitò grande curiosità nella Striscia. Nemmeno i media palestinesi riuscirono a capire il senso di quel messaggio.

Probabilmente, secondo la versione più accreditata, Hamas avrebbe voluto far uscire la notizia in Israele molto prima, ma a causa della censura del governo, il movimento islamista ha cercato di farla filtrare sui media arabi sperando che arrivasse all'opinione pubblica israeliana. La censura del governo israeliano è stato revocata mercoledì quando Khaled Meshaal, il capo del bureau politico del movimento islamista, ha reso noto di esser stato contattato, tramite canali europei, dalle autorità dello Stato ebraico per negoziare uno scambio con le salme di due soldati israeliani, Omar Shaul e Hadar Goldin, caduti nell'operazione a Gaza di un anno fa. Il gruppo islamista punterebbe a uno scambio di prigionieri con Israele simile a quello ottenuto nell'ottobre 2011, quando in cambio di un migliaio di detenuti palestinesi tornò a casa Gilad Shalit, il soldato israeliano rimasto prigioniero a Gaza per oltre cinque anni. (AGI)

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