"Il mio Libano". Parla il comandante (italiano) della missione Onu

Intervista al generale di divisione, Luciano Porotolano, capo di Unifil: "Parola d'ordine: integrazione"

Il Gen. di Divisione, Luciano Portolano, nuovo comandante della Missione Unifil dell Onu in Libano

Aldo Bolognini

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Il generale di divisione Luciano Portolano è il nuovo Head of Mission e Force Commander di UNIFIL, ovvero il comandante della missione Onu in Libano a cui partecipano 38 nazioni che contribuiscono alla missione con circa 11.000 peacekeepers di cui 900 civili ed una componente marittima. La missione UNIFIL è l’unica missione ONU che dispone di una Maritime Task Force.

La sua nomina è fonte di grande soddisfazione: per la prima volta un italiano si avvicenda al comando della missione Unifil con un altro italiano. Un evento di grande importanza non solo per l'Esercito. Come vive questa ulteriore responsabilità?

"Si tratta di un evento straordinario, testimonianza del riconoscimento, a livello internazionale, della nostra professionalità e della serietà dei nostri intenti caratterizzati dalla trasparente, imparziale e integrale adesione al mandato ONU. E' un risultato storico, frutto dell’operato delle truppe italiane, della capacità, di saper rispettare culture e tradizioni diverse, di sapersi mettere nei panni degli altri, capirne il modo di pensare e agire di conseguenza nel rispetto del mandato assegnato. Questa caratteristica é di fondamentale importanza soprattutto in una missione dove il comandante di UNIFIL, in qualità di Head of Mission e Force Commander, svolge la delicata e fondamentale azione di mediazione diplomatica tra le Forze Armate Libanesi e le Forze di Difesa Israeliane, per garantire il rispetto della cessazione delle ostilità e a ricondurre al dialogo ogni situazione foriera di crisi".

Ogni Comandante ha il suo stile. Quale sará il suo modus operandi?

"La mia azione di comando sarà tesa alla ricerca della massima integrazione tra la componente militare e quella civile. È l’azione sinergica di questi due assetti che garantisce coerenza ed efficacia, in una parola, credibilità a UNIFIL, per il conseguimento degli obiettivi fissati nella risoluzione 1701. Un altro importante aspetto saranno i rapporti con le autorità e la popolazione civile. La cooperazione con chi ci ospita è sempre uno degli elementi chiave del successo, soprattutto in un contesto difficile e impegnativo come questo. A tal proposito, vorrei sottolineare l’importanza del nostro lavoro in cooperazione con le Forze Armate Libanesi (LAF), focalizzato, principalmente, nell’assistere e supportarne l’operato nel sud del Paese".

La situazione nel vicino Medio Oriente è esplosiva, cosa fa UNIFIL al riguardo? Quali sono le ripercussioni della crisi di Gaza sulla missione UNIFIL? Vi è una maggiore attività dei vari contingenti per il rispetto della risoluzione UN?

"La situazione nel sud del Libano, area di operazione sotto il mio comando, rimane stabile ma c’è tensione. É importante anche sottolineare che entrambe le parti (Libano e Israele), durante gli incontri Tripartito hanno più volte reiterato il loro impegno nel voler continuare a mantenere la cessazione delle ostilità nel rispetto della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. L’aumentare dello stato di allerta oltre a determinare un incremento delle attività sul terreno delle LAF (Lebanese Armed Forces) ha comportato anche un aumento delle attività dei caschi blu. Tutti i nostri sforzi, unitamente alle operazioni sul terreno, si sviluppano in stretto coordinamento con il Paese ospitante pertanto la mia priorità é quella di consolidare la “strategic partnership”.

Si è posto degli obiettivi da raggiungere durante il suo mandato?

"Gli obiettivi della missione si sviluppano lungo tre linee direttrici: monitoraggio della cessazione delle ostilità tra Libano e Israele, promuovendo un permanent ceasefire (cessate il fuoco permanente attraverso la diplomazia); supporto alle Forze Armate Libanesi dispiegate nel Libano del Sud, teso a favorire lo sviluppo di un graduale aumento delle loro capacità di controllo dell'area, assistenza alla popolazione civile attraverso la realizzazione di progetti CIMIC e Quick Impact Project finalizzati ad una crescita sostenibile e al miglioramento della qualità della vita".

Alla luce dei risultati conseguiti da UNIFIL, é ipotizzabile un ritiro delle truppe dal Libano? 

"I risultati conseguiti in questi anni dai Caschi Blu sono stati eccezionali. Basti confrontare la situazione in atto nel 2006, anno in cui UNIFIL è stata potenziata con la Risoluzione 1701, con quella attuale. Da allora si è assistito ad un incremento sensibile delle condizioni di pace e di stabilità, si percepisce chiaramente la volontà di cambiare pagina sia da parte delle istituzioni locali sia da parte della popolazione e solo questo basterebbe a giustificare la nostra presenza nel sud del Libano. Nonostante ciò c’é ancora molto da fare, la situazione è calma ma tesa al tempo stesso; al momento non è possibile effettuare delle previsioni circa la durata della missione. Le decisioni vanno prese a livello politico. Fino ad oggi UNIFIL ha fatto molto e conseguito gran parte degli obiettivi assegnati e continuerà ad esercitare una funzione primaria nella realizzazione, in stretto coordinamento con le Forze Armate Libanesi e lo stesso Governo libanese, di un ambiente più sicuro e stabile".

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