Esteri

Hong Kong: la quiete prima della tempesta?

Il governatore apre al dialogo con gli studenti, ma la posizione ufficiale di Pechino rimane dura mentre. Scontri con manifestanti "pro" Cina

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Situazione di relativa calma a Hong Kong dopo che il governatore Leung Chun-ying ha annunciato che, pur escludendo qualsiasi atto di dimissioni, è pronto a dialogare con gli studenti che - appoggiati da tanti comuni cittadini - stanno dimostrando da giorni per una maggiore democrazia in quella che sino alla metà del 1997 era una “felice” colonia britannica.


 

Le parole votate almeno apparentemente alla distensione di Leung Chun-ying trovano però poco riscontro nelle casse di proiettili di gomma scaricate nelle ultime ore dalle forze dell’ordine davanti alla sede del Governo, con l’allarme per l’evolversi della situazione ormai apertamente manifestato anche dall’Unione Europea: "Siamo preoccupati per gli eventi a Hong Kong e stiamo monitorando attentamente gli sviluppi", ha infatti affermato il Servizio diplomatico europeo in un comunicato.

Timori rafforzati da un’editoriale pubblicato nell’edizione odierna de Il Quotidiano del Popolo, il giornale ufficiale del Partito Comunista cinese e di fatto la voce del governo di Pechino, che attacca di nuovo e duramente gli studenti in piazza, definendo le loro rivendicazioni “né legali, né ragionevoli” e profetizzando che “la causa dei manifestanti è destinata alla sconfitta”. Parole che fanno pensare che quella delle autorità locali sia stata più un’apertura per temporeggiare che per trattare realmente con i dissidenti, che da parte loro hanno accettato il dialogo ma insistono nel pretendere le dimissioni di Leung Chun-ying. E, oltre a temere nuovi e più decisi attacchi da parte della polizia di Hong Kong, devono ora guardarsi anche da quanti si oppongono alle manifestazioni schierandosi dalla parte della Cina: nelle ultime ore si sono infatti registrati focolai di tensione a un sit-in di manifestanti nella zona di Mong Kok e a una barricata improvvisata a Causeway Bay, dove le forze dell'ordine sono intervenute per separare le opposte fazioni.

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