E Hillary rifiutò l'abbraccio della sinistra di Occupy

Le prime mosse dicono che l'ex segretario di Stato teme la benedizione dell'ala progressista del Partito democratico

Hillary Clinton – Credits: EPA/ANDREW GOMBERT

Mattia Ferraresi

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Hillary Clinton ha rifiutato un invito a parlare alla platea della Democracy Alliance, un network di finanziatori legati a quella che i sostenitori chiamano “agenda progressista”, mentre i detrattori la definiscono con sprezzo radicale, diversi passi più a sinistra dello standard politico democratico. Hillary ha gentilmente declinato l’invito perché proprio nei giorni della conferenza dell’associazione doveva annunciare ufficialmente la sua corsa alla Casa Bianca, montare sul suo van “Scooby” e guidare fino all’Iowa per incontrare gli “everyday american” che la sua macchina elettorale corteggia.

L’impegno – non cancellabile, ovviamente – l’ha tolta dall’imbarazzo di un invito di uno dei brand della galassia della sinistra antisistema, quella che abbraccia Occupy Wall Street e chiede ai liberal più convinzione nel castigare i banchieri, tassare i ricchi e lottare contro le diseguaglianze economiche. Per Hillary quella con l’ala sinistra della galassia democratica è una delicata danza fatta di passi laterali e manovre calcolate, un alternarsi di concessioni e dinieghi che per ora non sfociano in un’esplicita presa di posizione: per il momento Hillary vuole lasciare senza risposta la domanda su quanto sia disposta, nel corso della marcia elettorale, a spostarsi a sinistra.

Parlare alla Democracy Alliance sarebbe stata una manovra troppo repentina per il felpato e cauto stile clintoniano. La fazione radicale che in questi anni di lotta alle diseguaglianze, anni di crisi e di economisti rockstar come Piketty, ha acquisito crediti all’interno del mondo democratico vorrebbe un candidato di rottura per la Casa Bianca, e la senatrice Elizabeth Warren è in cima alla lista. Lei dice che non si candiderà ma anche soltanto l’insistenza con cui le viene richiesto di buttarsi nella mischia è rivelatrice.

Il mancato endorsement dell’altro idolo della sinistra radicale, il sindaco di New York Bill de Blasio, è ormai un meme: dice che il suo sostegno è subordinato alla presentazione di un programma elettorale progressista, come se dopo tutti questi anni non sapesse in che cosa crede Hillary, lui che ha lavorato per entrambi i coniugi Clinton. Un sondaggio della Cnn sul sostegno ai potenziali oppositori di Clinton dà l’ultraliberal senatore del Vermont Bernie Sanders al secondo posto subito dopo il vicepresidente Joe Biden e molto prima di Martin O’Malley, ex governatore del Maryland che in questi giorni ha preso a punzecchiare Clinton con spot e messaggi che non la nominano esplicitamente, ma il concetto non sfugge a nessuno.

Hillary nel frattempo qualche concessione alla sinistra con il turbo l’ha già fatta. La prima: cambiare leggermente posizione sui matrimoni gay. Era favorevole, in generale, ma avrebbe preferito che ogni stato amministrasse per conto proprio la faccenda, senza un intervento del governo centrale per ridefinire il matrimonio. Ora invece invoca precisamente una decisione federale, e i suoi portavoce dicono che “spera che la Corte Suprema si esprima a favore delle coppie gay, alle quali vanno garantiti i diritti costituzionali”. Il secondo passo, quasi impercettibile ma significativo, è l’apertura alla concessione della patente di guida agli immigrati clandestini, provvedimento che va nella direzione di una riforma sull’immigrazione cara alla sinistra radicale. Ma quello che la turbosinistra si aspetta ora è un piano di aumenti delle tasse per i ricchi e provvedimenti per bilanciare le diseguaglianze economiche.

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