Esteri

Hevrin Khalaf. Siamo complici del suo assassinio

Ecco perché la morte dell'attivista curda è colpa anche di qualcuno, qui, in Europa

Khalan

Oriana Allegri

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Un fiore tra le pietre. E' il primo pensiero che ci viene alla mente mentre scorrono davanti ai nostri occhi le tragiche immagini degli ultimi istanti di Hevrin Khalaf.
La morte ripresa coi telefonini, che diventa uno spettacolo dell'orrore. Nel volto privo di vita continua a esserci un sorriso, quel sorriso che ha contraddistinto la breve e intensa esistenza di Hevrin: attivista curda per i diritti delle donne e Segretaria generale del Partito Futuro siriano. Una esistenza lunga 35 anni e spesa per riuscire a trovare un modo che permettesse a curdi, siriani e turchi di convivere in pace. Lei ci credeva e quel sorriso straziante che le rimane sul viso dolce nell'ultimo istante di vita dimostra che ci ha creduto finché ha avuto respiro.
Hevrin Khalaf è l'icona di questa guerra maledetta, voluta dal presidente turco Erdogan e dai suoi alleati jihadisti per sterminare i curdi della Rojava, la regione nel nord della Siria, dove le milizie curde hanno battuto l'Isis al posto nostro e dove, adesso, gli uomini del Califfato si stanno riorganizzando per seminare morte e distruzione.
Il 12 ottobre Hevrin è stata trucidata sull'autostrada M4, tra Manbij e Qamishli. Le milizie mercenarie arabe al soldo di Erdogan, ex terroristi messi in campo da Ankara per fare il lavoro sporco, hanno fermato l'auto su cui viaggiava l'attivista curda e l'hanno fatta scendere. Era tutto deciso. Volevano giustiziarla. Dopo aver crivellato di colpi chi viaggiava con lei, l'hanno violentata e poi l'hanno barbaramente lapidata.
Nel video che hanno diffuso si sente una voce fuori campo che dice: “Così muoiono i maiali”.
Pietre per giustiziare Hevrin Khalaf. Un orrore scatenato dal regime islamista di Recep Tayyip Erdogan, lo stesso Erdogan al potere in Turchia dal 2003, coccolato dall'Europa in tutti questi anni e alleato dell'Occidente nella Nato. Quello stesso Erdogan che negli ultimi 16 anni ha riportato il velo in Turchia, che ha spazzato via la laicità del Paese voluta da Ataturk, che ha legalizzato i matrimoni con le spose bambine, secondo i precetti della sharia – la legge coranica. Quell'Erdogan a cui l'Europa ha dato 6 miliardi di euro perché impedisse ai profughi della guerra siriana di arrivare da noi. E lui ha incassato e lo ha fatto, con ogni mezzo, onde poi minacciarci di aprire le frontiere qualora Bruxelles imponga le sue sanzioni.
Erdogan non è un pazzo. E' sempre stato così. Quello che dice oggi lo diceva 16 anni fa, ma noi, l'Occidente democratico e libero, abbiamo preferito fare finta di non sapere e di non vedere.
Hevrin Khalaf che sorride tra le pietre, straziata da bestie immonde, sta guardando anche molti di noi, che fino a qualche giorno fa parlavano dei “ribelli” siriani come di eroi contro il regime di Assad. Non erano eroi. Non lo sono mai stati. Erano jihadisti, miliziani islamisti pronti a uccidere per imporre le loro leggi, che grondano sangue e orrore.
Hevrin Khalaf ci obbliga a guardare. E' un fiore tra le pietre, che ci ricorda che la complicità con gli assassini prima o poi si paga. E l'Europa pagherà presto e senza sconti.

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