Goodbye Lenin, la Mongolia mette in cantina la rivoluzione

A Ulan Bator il museo dedicato a Lenin verrà riconvertito per ospitare le ossa dei dinosauri

La statua di bronzo di Lenin a Ulan Bator viene rimossa a fine 2012 dalla piazza principale della capitale mongola (Credits: Epa/Michael Kohn)

Anna Mazzone

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Prima spodestato dalla piazza principale di Ulan Bator, la capitale della Mongolia, e la sua statua venduta all'asta per poco più di 280 dollari e adesso sostituito da quel che resta di un Tirannosauro. Non c'è proprio pace, nemmeno post mortem, per Vladimir Lenin.

"Epurandosi un partito si rafforza". Parafrasando questa frase di Lenin, in Mongolia è toccato proprio a lui essere epurato, e prontamente sostituito con le nuove e galoppanti istanze capitalistiche. Di tempo ce ne è voluto. Il Paese di Genghis Khan ha estromesso dalla sua vita politica il partito comunista solo nel 1996.

All'epoca, nottetempo fu tolta di mezzo un'imponente statua di Stalin, che campeggiava nel cuore della capitale mongola. Poi, nell'autunno 2012 fu la volta della statua di Lenin. Anche quella caduta sotto i colpi delle magnifiche sorti e progressive...del capitalismo però.

Adesso, per il povero leader bolscevico è venuto il tempo di dire addio anche al suo museo, che verrà completamente riadibito per ospitare le ossa dei dinosauri, incluso lo scheletro del famigerato Tirannosauro. Il gigantesco edificio nella piazza centrale di Ulan Bator, che per molti anni ha ospitato uffici amministrativi e la sede del partito del Popolo, ora verrà trasformato in stile yankee, con tanto di pop-corn e visite guidate per mostrare ai bambini tutti i reperti fossili ritrovati nella sterminata steppa mongola.

Fino a oggi, molti ragazzini in Mongolia hanno creduto che i dinosauri fossero una sorta di creature mitologiche, un po' come le Sirene di Ulisse. Ma i resti rinvenuti nel deserto dei Gobi raccontano un'altra realtà. L'intenzione del governo mongolo è di pubblicizzare le discipline come l'archeologia e la paleontologia, per dare nuovo lustro alla storia e alle tradizioni del Paese. Da qui la decisione di dire Goodbye a Lenin e di buttarsi sui Tirannosauri.

Insomma, a Lenin non gliene va bene una. Sulla Piazza Rossa è costretto a riposare in eterno in un mausoleo che guarda direttamente verso le vetrine griffate di Bulgari e Gucci, sfrontata rappresentazione dell'innegabile vittoria del capitalismo sul bolscevismo, mentre a Ulan Bator la sua rivoluzione viene messa in cantina per far spazio ai dinosauri. O, forse, sarebbe meglio dire ad altri dinosauri, preistorici esattamente quanto il leninismo, ma decisamente più divertenti.

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