Esteri

Protesta dei "gilet gialli": tutto quello che c'è da sapere

Chi sono, perché manifestano e in che modo stanno paralizzando la Francia

gilet gialli Francia protesta carburante

Barbara Massaro

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Si fanno chiamare "I gilet gialli", Les gilets jaunes perché, durante le loro proteste, indossano i giubbetti retroriflettenti obbligatori per gli automobilisti quando si scende dall'auto lungo strade e autostrade.

Chi sono Les gilets jaunes

Sono operai, pensionati, impiegati, lavoratori di ogni ordine e grado che, attraverso i social network, si sono uniti in un movimento di protesta a-politico che sta paralizzando la Francia.

Tra sabato 17 e domenica 18 novembre quasi 300.000 persone si sono mobilitate in vari punti della Francia organizzando più di 2.000 blocchi stradali in tutto il Paese per lo più su strade e autostrade. A Parigi i manifestanti sono arrivati fino alle porte dell'Eliseo e sono stati fermati da lanci di lacrimogeni e dalla gendarmerie nationale in assetto anti-sommossa.


Perché protestano

Il motivo del contendere è il nuovo caro carburante (dall'inizio della presidenza Macron il prezzo della benzina è aumentato già del 23%) che entrerà in vigore a partire dal primo gennaio prossimo per volere dell'Eliseo (i cui consensi sono al minimo storico del 25%) che prosegue la sua marcia ecologista contro gli inquinanti e a favore dell'utilizzo di auto ibride o elettriche, ma a scapito delle tasche del ceto medio basso transalpino.

La notizia, infatti, ha fatto infuriare proprio quei francesi che si sentono minacciati nel potere d'acquisto dei loro stipendi e che ritengono che le norme a favore dell'ambiente caldeggiate dall'Eliseo andranno a vantaggio solo di chi si potrà permettere un'auto nuovo. 

Quanto costa la benzina in Francia

Secondo i dati riportati dal Global Petrol Prices, infatti, da agosto a novembre 2018 il prezzo medio per un litro di carburante in Francia è stato di 1.55 euro, con un minimo di 1.49 il 12 novembre 2018 e un massimo di 1.59 toccato l’8 ottobre. (In Italia un litro di benzina costa circa 1.65 euro al litro con il picco massimo del 22 ottobre a 1.67 euro).

Secondo la riforma approvata da Macron dal 1 gennaio il diesel aumenterà di 6.5 centesimi e la benzina di 2.9 centesimi.

Da qui la scelta di scendere in piazza e di farlo "alla francese". Dalla presa della Bastiglia in poi, infatti, i cugini transalpini hanno spesso dimostrato di essere in grado di manifestare in maniera compatta e solidale mobilitandosi in massa e  riuscendo a mettersi di traverso a un intero Paese.

Il primo bilancio

Basti pensare che, soltanto nella giornata di sabato, il bilancio della manifestazione dei gilet gialli è stato pesantissimo: un morto, 409 feriti, di cui 14 gravi e 282 arresti

A perdere la vita in Savoia è stata una manifestante di 63 anni, Chantal Mazet, investita da un'altra donna che stava portando la figlia in ospedale e che è stata bloccata da un gruppetto di gilets jaunes. Le persone ferite, invece, sono soprattutto i manifestanti che vengono colpiti dagli automobilisti bloccati per strada dalla protesta.

Situazione tesa al Traforo del Monte Bianco dove i gilet gialli hanno a lungo impedito l'accesso alle auto e anche a Disneyland Parigi è stato ostacolato l'accesso ai visitatori ostruendo gli ingressi con picchetti e sit-in.

La protesta, poi, è proseguita nella notte e nella giornata di domenica con "operazioni lumaca" ovvero cordate di mezzi pesanti che rallentavano appositamente il traffico e centinaia di uomini e donne a piedi che impedivano il passaggio delle auto sdraiandosi sulla carreggiata.

Cosa chiedono

Per il ministro dell'Interno francese Christophe Castaner "Siamo di fronte a una disorganizzazione totale, hanno tentato di entrare nelle prefetture, ci sono state azioni di grande violenza". 

Nella giornata di lunedì, invece, l'attenzione si è spostata sui depositi di carburante con una decina di stazioni presidiate dall'onda gialla che, di giorno in giorno, acquista consensi (secondo un sondaggio della tv nazionale francese oltre il 74% della popolazione appoggia les gilets) e inizia a organizzarsi in maniera organica.

Nella Loira, a Roanne, uno dei portavoce del movimento, Benjamin Cauchy, che presiede il blocco locale, ha detto alla tv BFM: "Serve un gesto del governo, un incontro con noi. Lo chiediamo ufficialmente. Chiediamo al presidente Macron di considerarci, perché siamo tanti, di tutti gli strati della popolazione. Vogliamo essere ricevuti all'Eliseo, bisogna discutere, non blocchiamo stupidamente tutto il paese senza motivo. Il dialogo deve cominciare". E ha poi aggiunto: "Ora vogliamo bloccare raffinerie e depositi industriali per avere un impatto economico."

Dal canto suo Macron è intenzionato ad andare avanti nella sua direzione come dichiarato dal Ministro della Transizione ecologica, François de Rugy, a Le Parisien: "Siamo stati eletti per risolvere i problemi che ci eravamo lasciati alle spalle. Bisogna uscire dalla trappola delle auto, del petrolio e del diesel. Non è capitolando che otterremo risultati".


Non solo carburante

La protesta dei gilet gialli, se trova nel caro carburante la sua causa scatenante, in realtà, è il risultato di un malessere sempre più diffuso tra i ceti medio bassi della Francia urbana costretti a fuggire dalle metropoli perché non possono più permettersi il tenore di vita della grande città tra aumenti delle tasse, degli affitti, della benzina e in generale del costo della vita.

In Francia, infatti, si sta assistendo a un radicale ritorno all'economia dell'autosussistenza con interi nuclei famigliari che scappano in campagna a coltivare la terra per trovare la via d'uscita a una crisi che sembra impossibile da sostenere. 

E mentre i gilet gialli attraverso il tam tam social annunciano il "secondo atto" della mobilitazione invitando gli indignati a ritrovarsi sabato 24 novembre in Place de la Concorde, a Parigi diverse forze politiche d'opposizione cavalcano la protesta.

L'appoggio delle opposizioni

Tra i posti di blocco dei giubbetti gialli si è visto già sabato Laurent Wauquiez, presidente del partito conservatore Les Répubblicains, che ha invitato il presidente Macron a "correggere i suoi errori".

A Parigi, invece, era presente il leader del partito di sinistra La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon che ha parlato di "Un grande momento di autorganizzazione popolare".

Olivier Faure, primo segretario del Partito Socialista, ha bacchettato Macron e la sua presidenza "Senza dialogo".

Anche la leader di Rassemblement National (l’ex Front NationalMarine Le Pen è dalla parte di Les gilets jaunes e ha detto: "La mobilitazione è stata un grande successo".

Al momento l'Eliseo non ha ancora espresso la volontà di incontrare i manifestanti anche se il primo ministro Edouard Philippe ha detto di "Sentire la sofferenza, la mancanza di prospettive, l'idea che le autorità per molto tempo non hanno risposto alle preoccupazioni".

Nonostante questo, ha però, chiuso a ogni possibilità di ripensamento: "Siamo all'ascolto dei francesi, abbiamo sentito la loro esasperazione. Ma la rotta non cambia se si alza il vento".

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