Gaza: una guerra, due immagini simbolo

Quando le bombe bombardano anche la verità: due foto simbolo, opposte e speculari, che corrono sui social network per rappresentare la guerra di Gaza

Sulla sinistra l'immagine di un gruppo di giovani israeliani che osserva divertita il bombardamento di Gaza a Sderot e sulla destra, il simbolo del tre (come i ragazzi israeliani rapiti) davanti a un forno dell'attivista Samantah Comizzoli

Paolo Papi

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Una guerra, due immagini-simbolo, speculari. Utilizzate ambedue per screditare il nemico. Per dividere il mondo, come sempre avviene quando le bombe bombardano anche la verità, in buoni e cattivi. Dove i cattivi, naturalmente, sono sempre gli altri. Anche la guerra di Gaza ha le sue foto-simbolo che circolano su internet e sui social network, rimbalzando da un angolo all'altro, e illuminando la propria parte di verità.

IL CASO COMIZZOLI. La prima immagine-simbolo, adoperata per sostenere l'indimostrabile nesso tra Ong e terrorismo islamista, è quella di un'attivista filo palestinese italiana che davanti a un forno di Gaza City saluta facendo con la mano il gesto del tre. Secondo Samantha Comizzoli, questo il nome della blogger-attivista finita nella bufera, il tre è un simbolo chiave dell'Intifada palestinese, non un riferimento ai tre ragazzi israeliani uccisi. E il forno non è, contrariamente a quanto scritto da numerosi quotidiani e fogli cartacei e online, un macabro riferimento a Matthausen od ad Auschwitz, ma semplicemente il forno di un panettiere palestinese.  Qualunque sia la verità (c'è un procedimento in corso per diffamazione) l'immagine di quest'attivista che comunque sul suo blog non nasconde il proprio disprezzo per i coloni israeliani e i «moderati collaborazionisti»  come Abu Mazen è diventata, nell'immaginario, il simbolo osceno dello strabismo filoterrorista di molti nemici di Israele, provenienti spesso dai Paesi europei.

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LA MORTE COME DIVERTIMENTO. La seconda immagine, speculare, è una foto scattata il 9 luglio a Sderot, in Israele, e postata su twitter dal giornalista Allan Sorenson. È la scena di un gruppo di giovani, israeliani, comodamente seduti e divertiti, che guarda l'aviazione israeliana che illumina con le bombe il cielo di Gaza. Anche questa foto ha una sua forza plastica che è diventata, per i filopalestinesi, il simbolo dell'oscena indifferenza degli israeliani per la sofferenza dei palestinesi. La morte diventerebbe, così, uno spettacolo.

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