Una folla record, stimata in 25.000 persone, ha preso parte ieri in Israele alla 15esima edizione della Marcia di Gerusalemme per l'orgoglio e la tolleranza. Quest'anno la manifestazione, che in passato ha spesso rischiato di essere sospesa e ha sempre subito forti contestazioni, ha visto una folta partecipazione della popolazione, in reazione sia ai messaggi di tono omofobico lanciati nelle ultime settimane da influenti rabbini, sia al funesto attacco dello scorso anno, quando l'ebreo ultraortodosso Ishay Schlissel uccise a coltellate una ragazza 16enne di nome Shira Banki.

Al Gay Pride 2016 di Gerusalemme hanno aderito per la prima volta anche numerosi ebrei religiosi che hanno voluto così distanziarsi pubblicamente da rabbini oltranzisti che nei giorni scorsi hanno sostenuto che, secondo la Bibbia, ''gli omosessuali sono pervertiti, persone malate, che dovrebbero essere guarite''. 

Lungo l'itinerario la polizia ha schierato migliaia di agenti e di volontari - in divisa e anche in borghese - per impedire possibili attacchi da parte di ebrei fanatici determinati ad impedire ''il sacrilegio della Città Santa''. Trenta persone sospette sono state fermate, fra esse due ultrà di destra trovati in possesso di coltelli. La polizia ha invece autorizzato un picchetto di protesta, organizzato con lo slogan Gerusalemme non è Sodoma

La polizia ha affermato di essere riuscita a sventare ieri un nuovo attacco alla parata, arrestando il fratello di Ishay Schlissel, Michael, dopo aver ascoltato una conversazione telefonica in cui spronava l'uomo ad attaccare la manifestazione.  Ishay, che già fu protagonista di analogo attacco nel 2005 e uscì di prigione pochi giorni prima del Gay Pride 2015, per l'assassinio di Shira è stato condannato il 26 giugno scorso a scontare l'ergastolo, 31 anni aggiuntivi di prigionia e a pagare 650.000 dollari di danni. 

Il premier Benyamin Netanyahu, dalla propria pagina Facebook, ha salutato i partecipanti della marcia e uno dei suoi ministri - Ghilad Erdan (sicurezza interna, Likud) - vi ha partecipato in prima persona. Al quotidiano Yediot Ahronot, il sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat (Likud) ha dichiarato che la manifestazione è ''perfettamente legittima'' ma che lui non vi avrebbe partecipato "per rispetto verso i sentimenti della popolazione religiosa, che si sente ferita''. 

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