Gas e nucleare: Putin guarda ad Atene e Riad

Dal Turkish Stream alla cooperazione coi sauditi: la complessa partita energetica e geopolitica di Mosca passa dalla Grecia all'Arabia saudita

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Il primo ministro greco Alexis Tsipras e il presidente russo, Vladimir Putin, dopo l'incontro al Cremlino, 8 aprile 2015 – Credits: EPA/ALEXANDER ZEMLIANICHENKO

Rocco Bellantone

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Mentre l’Unione Europea è impegnata a fare i conti con il complicato salvataggio della Grecia e a preparare il vertice del 25 e 26 giugno sull’emergenza migranti, il governo russo sfrutta la vetrina del forum economico di San Pietroburgo per rinsaldare alleanze strategiche e annunciare nuovi piani energetici.

Turkish Stream: la joint venture con Atene
Archiviato il progetto South Stream, Mosca guarda ad Ankara e Atene per sviluppare nuove rotte energetiche. Il ministro dell’Energia russo, Aleksandr Novak, ha annunciato che i governi di Mosca e Atene hanno firmato un accordo per avviare una joint venture per la costruzione della tratta greca del gasdotto Turkish Stream, infrastruttura che avrà la capacità di trasportare 47 miliardi di metri cubi all’anno. I lavori inizieranno nel 2016 e termineranno nel 2019. Verranno finanziati dal governo russo e Atene restituirà il corrispettivo dell’investimento a Mosca una volta che verrà terminata l’opera. Soddisfatto il ministro dell’Energia greco Panagiotis Lafazanis, che ha parlato di un accordo storico.

 

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I lavori del Turkish Stream inizieranno nel 2016 e termineranno nel 2019 e saranno finanziati dal governo russo

Gli accordi con Riad
Prima dell’intesa raggiunta con Atene, il 17 giugno a San Pietroburgo il presidente russo Vladimir Putin aveva incontrato Mohammed bin Salman bin Abdulaziz, figlio del re saudita Salman, vice principe ereditario e ministro della Difesa. Russia e Arabia Saudita hanno firmato sei accordi di cooperazione nei settori dell’energia, del nucleare, delle infrastrutture e dei trasporti.

 L’accordo di punta riguarda l’avviamento di un piano congiunto per lo sviluppo della tecnologia nucleare a scopi pacifici. L’agenzia nucleare russa Rosatom ha spiegato che si tratta del primo accordo firmato tra Russia e Arabia Saudita per la definizione di un quadro giuridico per la cooperazione in questo settore. A questa prima intesa ne seguiranno altre per la costruzione di reattori nucleari civili e di reattori per la ricerca. Mosca e Riad collaboreranno anche nei settori del petrolio e del gas e riprenderanno le attività di una commissione intergovernativa, che dopo cinque anni di inoperosità tornerà a riunirsi a ottobre.

 

Handout photo of Russian cosmonaut working during a mission in open space outside the International Space Station

 

Non solo nucleare ed energia. Russia e Arabia Saudita sono infatti pronte a collaborare in altri settori, dall’industria farmaceutica alla realizzazione di nuove infrastrutture, compresi l’ammodernamento di tratte ferroviarie e la costruzione di linee metropolitane in quattro città russe. Ma nel mirino di Riad e Mosca c’è anche lo spazio. L’agenzia spaziale russa Roscosmos e il centro nazionale per la scienza e la tecnologia saudita KACST hanno stretto accordi per cooperare anche nell’esplorazione spaziale.

 

La politica internazionale

Mohammed bin Salman bin Abdulaziz si è detto molto soddisfatto dell’incontro con Putin e ha dichiarato che suo padre, re Salman, attende a Riad il presidente russo per un incontro ufficiale. “Consideriamo la Russia uno degli Stati più importanti al mondo, le nostre relazioni hanno radici nel passato”, ha affermato il vice principe Mohammed ricordando che il governo russo è stato il primo a riconoscere il regno del Golfo.

Questo incontro di alto livello ha avuto dunque l’effetto di riavvicinare Mosca e Riad, nonostante i due Paesi siano schierati su fronti opposti in diverse questioni di politica internazionale. È il caso della guerra in Siria, con il Cremlino che sostiene il governo del presidente Bashar Assad e Riad che, invece, è tra i principali finanziatori delle forze ribelli e dei gruppi jihadisti che stanno combattendo contro il regime di Damasco. Putin e Mohammed bin Salmad ovviamente non lo hanno detto, ma è molto probabile che i due abbiano parlato anche di possibile dopo-Assad.

L’altra partita in cui i due Paesi indossano casacche diverse è quella in corso in Yemen. Mosca è in ottimi rapporti con Teheran e ha criticato in più occasioni la campagna militare guidata dall’Arabia Saudita contro i ribelli sciiti Houthi, sostenuti militarmente dall’Iran.

Il faccia a faccia di San Pietroburgo segna comunque un cambio di passo nella gestione diplomatica delle crisi in Medio Oriente da parte delle due potenze. Una nuova fase che alla distanza potrebbe rivelarsi decisiva, in cui però Stati Uniti e Unione Europea continuano a essere colpevolmente assenti.

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