Esteri

"Fra Hezbollah e Israele la guerra è vicina"

Intervista a Abu Hassan, comandante Hezbollah a Beirut e a Boaz Ganor Direttore dell’Istituto Internazionale del Contro-terrorismo ad Herzliya, Israele

beirut-Dahya Hezbollah

Chiara Clausi

-

Beirut, Libano. A Dahya, quartier generale di Hezbollah, con il comandante Abu Hassan. Hassan spiega le ragioni dell’intervento di Hezbollah in Siria, le nuove tecniche imparate dai combattenti in guerra, la possibilità sempre più realistica di un nuovo scontro con Israele, la fine prossima di Bashar al Assad per mano dei servizi segreti, i legami con l’Iran, e il disegno che hanno in mente Stati Uniti e Israele per controllare il Medio Oriente. Una politica che sta facendo di Hezbollah un attore fondamentale non solo in Libano, ma in tutta la regione.

E ciò, ovviamente preoccupa Israele. Come spiega Boaz Ganor, Direttore dell’Istituto Internazionale del Contro-terrorismo ad Herzliya. Hezbollah è "un'organizzazione terroristica ibrida", "una marionetta nelle mani dell’Iran". E questo giustifica i raid di Israele in Siria.

Sia Ganor che Hassan, lontani mille miglia nelle idee, convergono su un punto: una nuova guerra è sempre più vicina.


A Dahya, a due passi da Ashrafieh, quartiere cristiano di Beirut dove risiede la ricca borghesia francofona della città, si apre un altro mondo. Le strade malandate e degradate. Le case fatiscenti. Alcuni bambini in campetto da calcio in mezzo ai palazzi. Un manifesto gigante, con sfondo giallo, campeggia nel quartiere: il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah con la barba bianca e il copricapo nero. Dappertutto ci sono telecamere e gli ufficiali del Partito di Dio nella zona controllano chi entra e chi esce. Dahya è un quartiere povero, ed è qui che vengono reclutati i combattenti per la guerra in Siria.

In Siria perché i sunniti non entrino in LIbano

All’ingresso del bunker, aspetta il comandante Abu Hassan, uno dei reduci della guerra in Siria, fra i più rispettati. Nel suo ufficio, una scrivania, e un monitor collegato alle telecamere di sorveglianza. Alle pareti i ritratti di Nasser, Che Guevara, e Nasrallah, le bandiere gialle di Hezbollah, un kalashnikov appoggiato al muro. Hassan ha 54 anni, indossa pantaloni militari, scarponi neri, ha un fisico robusto da combattente. “Quando devi uccidere il serpente nella sua tana devi tagliare la testa e non la coda – esordisce -. Hezbollah ha partecipato alla guerra in Siria non per amore di Assad, ma per evitare che i sunniti entrassero in Libano. Perché se ne entrano 10.000, diventeranno 100.000. Il loro obiettivo è formare un grande esercito sunnita in Libano e avere lo sbocco sul mare. Abbiamo imparato dagli israeliani: bisogna portare la guerra sul terreno del nemico”.

“Martiri” in guerra

Gli sciiti in Libano sono circa 1,6 milioni su 4,3 milioni di libanesi. I combattenti di Hezbollah sono circa 40 mila, quelli inviati in Siria tra i 10 mila e i 15mila. Ma Abu Hassan non vuole rivelare le perdite subite con precisione. Secondo i servizi israeliani sono almeno 1.500. “Abbiamo martiri, feriti, perdite economiche – ammette - ma è il prezzo da pagare per proteggere il Libano. Loro hanno utilizzato molti kamikaze, e noi abbiamo evitato morti, grazie ai nostri servizi di sicurezza”.


Servizi potentissimi come quelli del grande nemico, Israele. La guerra del 2006 tra lo Stato ebraico e Hezbollah nel sud del Libano brucia ancora ed è indimenticabile. Hezbollah la rivendica come una vittoria, una sconfitta per Israele, anche se le opinioni degli osservatori neutrali sono più sfumate.
Le parole Abu Hassan per il futuro sono minacciose: “Israele non accetterà mai un’altra sconfitta. Noi ci stiamo già preparando per una prossima guerra. Hezbollah ha aumentato di 10 volte il suo arsenale”. Molte volte gli israeliani colpiscono per vedere con quali armi Hezbollah risponde. Ma loro consapevoli di ciò, non le usano. Sul campo di battaglia Hezbollah ha postazioni finte, non ha nessuna postazione fissa. I suoi combattenti sono diventati dei veri esperti in Siria. “I guerriglieri dell’Isis sono tra i peggior nemici al mondo, amano la morte, invece gli israeliani amano la vita”.

Israele però resta il nemico per eccellenza, che vede dietro Hezbollah gli ordini di Siria e Iran. Ma per Abu Hassan, la “Siria è finita: un giorno ci sveglieremo e non troveremo più Bashar. Si stanno spendendo milioni per difenderlo”. L’Iran paga tutto, paga le armi, e così anche Hezbollah. “Succederà qualcosa a Bashar. I servizi lo faranno fuori - rivela il comandante - . Tutti quelli accusati dell’assassinio di Hariri nel 2005 sono stati uccisi, ma noi non sappiamo ancora chi ha ucciso loro”. ( Rafic Hariri è l'ex primo ministro del Libano, assassinato da un ordigno fatto esplodere al passaggio della sua auto nei pressi del St. George Hotel a Beirut).

Il disegno finale

Invece molto chiaro è agli occhi del comandante Abu Hassan il disegno che hanno in mente Stati Uniti e Israele per il Medio Oriente: “Vogliono creare stati arabi senza esercito, stati confessionali deboli, che si combattono tra di loro, creare uno stato curdo, alleato di Israele, con il sostegno americano. Il progetto è far arrivare i cristiani dall’Iraq e dalla Siria e fare del Libano uno stato solo cristiano. Ci sarà così uno Stato cristiano, uno Stato israeliano e uno Stato curdo”. Il sottinteso del discorso di  Abu Hassan è che Israele voglia sradicare gli sciiti dal Sud del Libano.

Le paure di Israele

Per Randa Slim, analista del Middle East Institute, un think tank di Washongton Dc,  l’intervento di Hezbollah nella guerra in Siria invece è stato cruciale per la sopravvivenza di Bashar al-Assad: “In Siria Hezbollah si è assicurata maggiore profondità strategica e si è garantita la via per il rifornimento delle armi dall’Iran. Ha difeso il suo alleato Bashar al-Assad, ha perso alcuni dei suoi migliori e più esperti combattenti, ma ha anche sviluppato un corpo più specializzato di combattenti. Se l’obiettivo di Hezbollah in Siria era la sicurezza e la stabilità del paese ha fallito. Se era il mantenimento di Assad al potere, allora ha vinto”.

Hezbollah è una punta di lancia sciita protesa verso Israele, per Boaz Ganor, Direttore dell’Istituto Internazionale del Contro-terrorismo ad Herzliya, il punto chiave è che “Hezbollah non riconosce il diritto di Israele di esistere e ha una capacità militare ineguagliabile, con oltre 100.000 razzi e missili che ha ricevuto dall’Iran solo per uno scopo - attaccare Israele”. Pertanto il conflitto è possibile, è solo una questione di tempo. Detto questo è anche vero che in questo momento l'organizzazione è troppo occupata in Siria, dove è dispiegato il suo personale militare, è quindi incapace di aprire un altro fronte con Israele.

Gli israeliani non stanno certo con le mani in mano. Dal 2013, quando Hezbollah è entrato in Siria, si sono moltiplicati i raid dell’aviazione sulle sue postazioni e depositi di armi.

"Israele ha una politica chiara – conferma Ganor - non vuole consentire a Hezbollah di ottenere armi sofisticate dall'Iran attraverso la Siria. Hezbollah ha ricevuto un ordine diretto dall'Iran di mandare le proprie truppe in Siria per proteggere il regime di Assad. Ha dimostrato ancora una volta di essere una marionetta iraniana. Hezbollah preferisce sempre promuovere l'interesse iraniano anche se questo è contrario agli interessi libanesi. L'obiettivo strategico iraniano è di diffondere la rivoluzione di Khomeini e controllare i territori della mezzaluna sciita che inizia in Iran, passa per l'Iraq, attraversa la Siria e finisce in Libano”.

La prossima guerra

Invece gli interessi di Israele riguardano in particolare il sud del Libano, teatro della guerra del 2006 con Hezbollah: “Israele è solo interessato ad avere un confine settentrionale Hezbollah con il Libano e il suo obiettivo è che i villaggi israeliani che confinano con il Libano possano avere una vita normale”. Hezbollah è ritenuta un’organizzazione terroristica da parte di Stati Uniti, Paesi Bassi, Canada e Israele. È un'organizzazione “ibrida”, sottolinea Ganor, che controlla territorio e popolazione, ed è incorporata nella società civile, e sta usando i civili come scudi umani. Ma non molto diversa “da Hamas o l’Isis”. Il problema è che deve fornire anche servizi “pseudo-legittimi” alla popolazione sotto il suo controllo - “l'approvvigionamento idrico e alimentare, l'istruzione e i servizi religiosi…”.

Siria e realpolitik

L’Iran rimane il tassello fondamentale per capire Hezbollah, come ricorda Ali Alfoneh, analista dell’Atlantic Council di Washington, che conferma infatti l’antico e pericoloso legame: “Fondata dai Corpi di Guardia Rivoluzionaria Islamica nel 1982, l'Hezbollah libanese non è solo la più antica, ma anche la più riuscita delle milizie sciite sostenute dall’Iran. Le responsabilità nel governo libanese non hanno reso Hezbollah meno, ma più dipendente, dalla grande autonomia finanziaria iraniana, dalla consegna delle armi al considerare l’Iran sua guida strategica”.

Anche per Augustus Richard Norton, autore di un classico sul movimento sciita, il legame che conta è quello con l’Iran, non quello con la Siria: “Parafrasando il detto di Lord Palmerston possiamo dire che la Siria non ha né alleati eterni né nemici perpetui in Libano”. E nel suo bunker il comandante Abu Hassan sa che quando si abbatterà la prossima tempesta l’unico scudo sicuro resterà quello degli Ayatollah di Teheran. Non ci resta che aspettare.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Siria, chi ha ucciso Mustafa Badreddine, capo militare di Hezbollah?

Secondo i media libanesi sarebbe stato colpito da un raid aereo di Israele. No comment da Tel Aviv

Anche Beirut nel mirino degli jihadisti dell'Isis

Il leader di Hezbollah indica ISIS come colpevole e solidarizza con i francesi dopo Parigi. Cresce la preoccupazione per la destabilizzazione del Libano

Beirut in bilico sulla storia - IL REPORTAGE

I profughi, le tensioni religiose, un'economia fragile: Panorama è andato nella capitale del Libano per raccontare i molti volti di una città-crocevia

Siria: perché è il momento di cacciare Al Assad

L'incontro Lavrov-Tillerson deve definire le sorti di un Paese dilaniato da una dittatura nata come apparente democrazia

Siria, la crescente brutalità della guerra è un pericolo per il mondo intero

L'indecisione di Donald Trump e la sensazione di impunità di Bashar al-Assad dopo l'ultimo bombardamento sono un rischio per tutti

Commenti