Finanziamenti illeciti al Fn: un'altra tegola per Marine Le Pen

La lite furiosa con il padre Jean Marie. Le inchieste che sporcano l'immagine pulita del Fronte. L'estrema destra francese si interroga sul suo futuro

Elezioni in Francia: Le Pen

La presidente del Front national (FN) francese, Marine Le Pen – Credits: EPA/ETIENNE LAURENT

Lo psicodramma politico-familiare esploso all'interno del Fronte Nazionale - con Marine Le Pen che ha avviato nei confronti di suo padre Jean Marie un procedimento disciplinare che potrebbe sfociare in una clamorosa espulsione dal partito di cui è stato fondatore e dominus assoluto per 30 anni - non è l'unico fattore che sta togliendo il sonno in questi giorni a Donna Marina, il cui sogno di occupare un giorno lo scranno che oggi occupa Francoise Hollande non è un mistero per nessuno in Francia.

Questa volta, e contro un partito che proprio della moralizzazione della vita politica ha fatto una bandiera, sono scesi in campo due magistrati di notevole peso in Francia, Renaud Van Ruymbeke e Aude Buresi, con una affilata indagine sui finanziamenti illeciti al partito nelle recenti elezioni presidenziali e nel voto legislativo del 2012, che ha posto la stessa Marine, e due suoi stretti collaboratori come David Rachline (senatore e sindaco di Fréjus Var) e Nicolas Bay (eurodeputato e segretario generale del FN) sul banco degli imputati. Una tegola che si aggiunge all'indagine avviata dal Parlamento europeo all'inizio di marzo sulle irregolarità riguardanti 20 assistenti del gruppo a Strasburgo e Bruxelles e che rischia di compromettere l'immagine pulita del Fronte, finora il vero punto di forza della destra francese.


L'indagine è caduta nel momento peggiore del partito di Marine, alle prese da tempo con una dura battaglia interna per riposizionare il Fronte Nazionale facendone dimenticare - contro il parere di suo padre Jean Marie - le origini fasciste, negazioniste e antisemite. «Marine sta distruggendo il Front National», ha detto Jean Marie dopo l'apertura del processo disciplinare nei suoi confronti a seguito di alcune sue esternazioni filo-petainiste a un media di estrema destra che non sono piaciute a sua figlia. Gli scambi di battute, durissimi, con Jean Marie che ha rifiutato di chiamare anche una solta volta «figlia» il presidente del Fn,  lasciano pensare che non si tratti affatto di un gioco delle parti. E che uno dei due è ormai di troppo.

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