Chiara Degl'Innocenti

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Dopo le offese al presidente Barack Obama e il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, dopo la pesante dichiarazione di guerra contro i trafficanti di droga, il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte non si contiene e ne spara un'altra. "Hitler ha sterminato tre milioni di ebrei. Nelle Filippine ci sono adesso tre milioni di tossicodipendenti. Sarei felice di sterminarli", ha detto ribadendo il suo impegno contro tutte le sostanze stupefacenti e contro coloro che le spacciano e ne fanno uso. Affermazioni pesanti che, insieme alle altre, iniziano ad avere anche un effetto diplomatico ed economico internazionale. 

Comparando la sua sanguinosa campagna antidroga a come il dittatore tedesco uccise milioni di ebrei, adesso Duterte minaccia nuovamente gli spacciatori e i consumatori di droga. Al suo arrivo nella città meridionale filippina di Davao, dopo aver visitato il Vietnam, paese che lo avevo ospitato per discutere tra l'altro la sua campagna antidroga con i leader locali, il Punitore (così è stato soprannominato dall'estate scorsa) ha ribadito la sua tolleranza zero al crimine.

Da quando è diventato presidente, però, pare che i metodi usati dalla polizia siano effettivamente più violenti: diversi attivisti per i diritti umani sostengono infatti che molte delle persone uccise poco avevano a che fare con il traffico di droga o la criminalità organizzata e che, una volta catturate non hanno subito alcun processo. 

Da luglio, ossia da quando ha avuto inizio suo mandato, le Nazioni Unite e l'Unione Europea avevano condannato la marea di esecuzioni sommarie approvate dal presidente Duterte tanto che si calcola che la sua guerra alla droga, ampiamente promessa in campagna elettorale, abbia causato almeno 3.500 morti, di cui 1.247 spacciatori uccisi direttamente dalla polizia e altri da gruppi di vigilantes.  

Ma i sondaggi in patria lo mostrano ancora come un leader ben voluto tanto che il suo consenso resta granitico, nonostante tra gli studenti si siano accese delle contestazioni di piazza. Dopotutto, già in campagna elettorale aveva annunciato di voler "uccidere 100mila criminali" e buttarli a mare.

Ma non sono tutte note positive per il presidente filippino: la moneta nazionale, il peso, è sceso ai minimi come mai da sette anni dato che molti investitori stanno lasciando l'arcipelago e, viste le sue uscite, anche le relazioni con gli Usa si possono dire ormai compromesse.

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