Egitto: Morsi destituito, al suo posto il presidente della Corte costituzionale

L'Esercito annuncia che il presidente è stato destituito e che si terranno presto nuove elezioni, ma non dice quando - le immagini da Piazza Tahrir - chi è il generale Sisi

Piazza Tahrir - 2 luglio 2013 Manifestanti anti-Morsi proiettano su un edificio la scritta "Game Over" (Credits: KHALED DESOUKI/AFP/Getty Images)

Anna Mazzone

-

Carri armati circondano la sede della televisione di Stato al Cairo, ma al potere questa volta non c'è Hosni Mubarak. Immagini già viste di una rivolta che ancora una volta ha il suo cuore in piazza Tahrir, dove milioni di persone manifestano da giorni chiedendo al presidente Mohammed Morsi di fare un passo indietro. Vediamo giorno dopo giorno come è cresciuto il dissenso contro il primo presidente egiziano eletto democraticamente nell'epoca post-rivoluzionaria e le ultime sulla crisi al Cairo.

3 luglio 2013 ore 21:15 - Il comando delle Forze armate egiziane annuncia la sospensione della Costituzione e la destituzione del presidente Mohammed Morsi, che verrà sostiutio dal presidente della Corte costituzionale. Il generale Abdel-Fattah el-Sisi ha anche annunciato l'intenzione di tenere al più presto nuove elezioni, ma non ha specificato alcuna data.

3 luglio 2013 ore 18:00 - Morsi agli arresti domiciliari. Secondo fonti locali il presidente egiziano Mohamed Morsi si troverebbe al momento nella caserma della Guardia Repubblicana e non è chiaro se possa lasciare liberamente il complesso militare. Lo ha riferito un consigliere del presidente, apparentemente confermando la notizia data dalla tv Al Hayat. Per lui ci sarebbe anche il divieto di espatrio. "E' in atto un golpe dell'esercito - è il commento di un collaboratore di Morsi - ma il Presidente sta resistendo pacificamente".

3 luglio 2013 - Ultimatum scaduto. Mohammed Morsi posta sulla sua pagina facebook un comunicato nel quale ribadisce che "violare la legittimità costituzionale minaccia la pratica della democrazia" e apre a un governo di coalizione per arrivare alle prossime legislative e alla formazione di un commissione indipendente per la modifica della Costituzione da sottoporre al nuovo parlamento. La piazza festeggia, ma echeggiano anche i cori nazionalistici dalle caserme dei militari e i carri armati continuano a presidiare i centri delle grandi città.

3 luglio 2013 - Alle 16.30 (ore italiane) scade l'ultimatum a Morsi. Carri armati dell'esercito già circondano i centri nevralgici della capitale egiziana, a cominciare dalla sede della televisione di Stato dove lo staff è stato evacuato. Si attende col fiato sospeso che Mohammed Morsi parli. L'esercito è pronto a intervenire.

1 luglio 2013 - L'Esercito dà un ultimatum a Morsi, mentre continuano gli scontri in piazza e i manifestanti chiedono le dimissioni del presidente. Morsi ha 48 ore per andarsene, qualora non lo farà i militari prenderanno il potere.

30 giugno 2013 - Una colossale manifestazione porta milioni di persone in piazza in tutto il Paese. Gli occhi del mondo sono puntati su piazza Tahrir, nuovamente occupata dai manifestanti di Tamarod, che includono anche nostalgici del regime di Mubarak. Le opposizioni dichiarano che più di 22 milioni di egiziani hanno firmato una petizione per chiedere al presidente di dimettersi, ma lui ritiene il suo incarico pienamente legittimo e resta al suo posto.

29 giugno 2013 - Continuano gli scontri e le violenze tra opposizioni e sostenitori di Morsi in tutto il Paese. Manifestazioni in tutte le principali città egiziane, a cominciare da quelle della regione del Delta del Nilo. Il numero dei morti sale di ora in ora, se ne contano 20.

23 giugno 2013 - Il ministro della Difesa, Abdel Fattah al-Sisi dichiara che in caso di violenze l'Esercito egiziano interverrà, così come è già successo per Mubarak.

21 giugno 2013 - Iniziano le manifestazioni denominate Tamarod (ribellione). Centinaia di migliaia di islamici scendono in piazza a sostegno di Mohammed Morsi e si scontrano con i manifestanti delle opposizioni che chiedono al presidente di andarsene. E' l'inizio di un'escalation che porterà fino a oggi. 

17 giugno 2013 - Morsi nomina governatore di Luxor, regione turistica per eccellenza, l'islamico salafita Adel e-Khayat, che molti credono legato al massacro di Luxor, durante il quale 58 turisti vennero uccisi dagli uomini di al-Gama'a al-Islamiyya, un'organizzazione terroristica. Si dimette il ministro della Cultura.

2 giugno 2013 - Si avvicina il primo compleanno della presidenza Morsi e l'Alta Corte egiziana invalida il Senato a maggioranza islamica, che aveva assunto un ruolo legislativo dopo lo scioglimento del Parlamento, e il gruppo che lavora per riscrivere la Carta Costituzionale. Morsi afferma che il Senato continuerà a mantenere il suo potere legislativo finché non ci sarà una nuova elezione della'altra Camera. Inizia il braccio di ferro con le opposizioni.

7 maggio 2013 - Morsi decide per un rimpasto di governo, ma non incontra il favore delle opposizioni che lo accusano di non rispettare le loro richieste.

5 aprile 2013 - Episodi di violenza settaria a nord del Cairo portano alla morte di 4 cristiani e di 1 musulmano. Si riaccende il dissenso della piazza nei confronti di Morsi, che non riesce a pacificare il Paese né ad attivare le necessarie riforme economiche.

24 gennaio 2013 - Alla vigilia dell'anniversario della rivoluzione che ha cacciato l'ultimo faraone Hosni Mubarak, esplodono le proteste anti-Morsi. Polizia e manifestanti si scontrano duramente in diverse città in tutto il Paese. In una settimana muoiono 60 persone.

15 e 22 dicembre 2012 - Il 64% degli elettori vota in favore della nuova Costituzione durante un referendum, ma l'affluenza è bassissima e l'Egitto scivola in una drammatica crisi politica. Centinaia di migliaia di manifestanti scendono in piazza contro il presidente e si scontrano con i suoi oppositori. Sul terreno restano morti e feriti.

8 dicembre 2012 - Sulla scia di un profondo dissenso tra la popolazione, Morsi annulla i precedenti decreti che gli regalano più potere. Ma non basta a dissolvere il dissenso nei suoi confronti. L'economia egiziana è a pezzi e il presidente non ha ancora mosso un passo sulla strada delle riforme necessarie per garantire lavoro e benessere gli egiziani.

30 novembre 2012 - L'assemblea costituente a maggioranza islamica adotta una bozza della nuova Carta costituzionale, che viene boicottata da Liberali e Cristiani.

25 novembre 2012  - La Borsa egiziana crolla del 10%. Le transazioni vengono sospese per trenta minuti.

22 novembre 2012 - Morsi emana una serie di decreti che concentrano nuovi poteri nelle sue mani.

30 giugno 2012 - Mohammed Morsi, costola politica dei Fratelli musulmani, vince le elezioni in Egitto e diventa presidente con il 51.7% dei voti. E' il primo presidente islamico del paese delle Piramidi.

© Riproduzione Riservata

Commenti