Esteri

Danimarca, la sinistra vince con la ricetta dei populisti sui migranti

I Socialdemocratici conquistano la maggioranza nel voto del 5 giugno. Grazie alla «linea dura» copiata e rubata alla destra

Mette-Frederiksen-Danimarca

Redazione Panorama

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Come pronosticato dai sondaggi della vigilia, le elezioni politiche in Danimarca hanno visto la vittoria del centrosinistra. E ora Mette Frederiksen, 41 anni, già ministro del Lavoro e della Giustizia, da leader dell'opposizione diventa la seconda premier a varcare la soglia di Christiansborg Slot, sede del governo, dopo la bionda Helle Thorning-Schmidt.

Il governo uscente di Rasmussen ottiene solo 75 seggi, crollano di oltre 12 punti i populisti.

La vera notizia, però, sta nel crollo dei populisti del Dansk Folkeparti (o Partito popolare danese) che, a Copenaghen, avevano sfondato il 21 per cento nelle ultime elezioni del 2015 e addirittura il 26 per cento nelle europee del 2014. Oggi, come un soufflé sgonfiato, il partito xenofobo e anti-Islam di Kristian Thulesen Dahl annaspa intorno all'8,8 per cento.

Il verdetto uscito dalle urne del 5 giugno non lascia scampo neppure ai liberali del premier uscente Lars Lokke Rasmussen, che con il suo Venstre ha dominato la scena politica e i governi di 14 degli ultimi 18 anni grazie a una coalizione tripartita con i Conservatori di Søren Pape Poulsen e l'Alleanza liberale di Anders Samuelsen: i quattro partiti dello schieramento di centrosinistra hanno conquistato 91 dei 179 seggi del Folketing, il parlamento danese, contro i 75 delle quattro formazioni di centrodestra. Ma la Frederiksen esce dal voto forte di un "suo" tesoretto: 48 dei 91 seggi della nuova maggioranza sono in mano ai socialdemocratici. Al punto che sarebbe tentata di formare un governo di minoranza da sola. Per potersi alleare, di volta in volta, con gli altri partiti in base alle leggi da approvare.

I socialdemocratici hanno puntato su un figlio di immigrato per parlare di migranti.

Come questa giovane donna di Aalborg, padre tipografo e madre insegnante, separata con due figli a carico, è riuscita in questa titanica impresa? La sua mossa più azzeccata sembra essere stata quella di spuntare le armi ai populisti sul tema più spinoso che, da anni, tiene in scacco l'Ue: l'immigrazione.

Per farlo, Frederiksen non si è fatta scrupoli e, su migranti e richiedenti asilo, ha sposato la linea di chiusura un tempo appannaggio della frangia più estrema. Il suo partito ha scelto il volto di Mattias Tesfaye, 38enne nato ad Aarhus da madre danese e padre immigrato di origine etiope, come portavoce sul tema immigrazione.

Ex muratore dall'età di sedici anni, Tesfaye ha cavalcato la linea dura sui migranti motivandola come una necessaria difesa del generoso sistema di welfare danese che, altrimenti, non sarebbe più sostenibile. Del resto, già negli anni più recenti, i Socialdemocratici avevano sostenuto misure molto controverse proposte dal governo di centrodestra: come, per esempio, quella molto contestata della confisca dei beni (oro e contanti) ai richiedenti asilo. O l'altrettanto criticato provvedimento per raddoppiare le pene di reati - furti, scippi o atti di vandalismo - solo se commessi in alcune zone della città ovvero all'interno dei “ghetti” di immigrati. La capitale danese ha censito 22 aree del genere per un totale di 55 mila abitanti, per lo più immigrati con poca istruzione, alto tasso di criminalità, disoccupati o con bassa retribuzione. E ha vissuto un boom di gang criminali negli ultimi anni che hanno aumentato la sensazione di insicurezza fra i suoi residenti.

La neo premier ha promesso di limitare i migranti non occidentali.

Quella della Frederiksen è la terza vittoria in nove mesi di una forza di centrosinistra nella regione nordica, dopo il voto in Svezia e Finlandia. E non è un caso che tutti questi paesi siano accomunati da un passato di prodiga accoglienza verso rifugiati e migranti che, per anni, è stata la calamita per flussi massicci di arrivi.

Ora, la Frederiksen dovrà mantenere le promesse con le quali ha convinto gli elettori. Ma non è detto che sarà semplice. Gli altri partiti di centrosinistra, a partire dai Verdi, non vedono bene questa virata a destra sulle politiche di immigrazione e anticipano che non daranno una fiducia in bianco. Dal canto suo, Frederiksen ha escluso un'alleanza con i liberali dell'uscente Rasmussen. Insomma, si annunciano settimane di intense trattative.

Frederiksen ha assicurato che metterà un tetto agli ingressi dei cittadini di nazionalità extra-Ue e proporrà di creare appositi centri per presentare domanda di asilo al di fuori dei confini europei invece che sul suolo danese. Come dire: c'era una volta il welfare scandinavo per tutti che non c'è più.

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