Esteri

Da Le Pen a Fillon: la destra francese è più viva che mai

L'affluenza record per scegliere lo sfidante di Le Pen dimostra che i moderati transalpini si stanno organizzando: chi sono i due candidati ancora in lizza

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Luciano Tirinnanzi

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Per Lookout news

Nelle primarie francesi di centrodestra vince soprattutto il voto dei cittadini. Un totale di 10mila seggi aperti e una partecipazione sopra i 4 milioni di votanti (nel 2011 alle primarie a sinistra parteciparono 2,8 milioni di cittadini) confermano che la destra francese è più viva che mai. I toni dei media il giorno dopo il voto suonano sin troppo trionfalistici e, parlando di “mobilitazione record”, sottolineano come ancora una volta i sondaggi abbiano fallito il loro compito. Dei tre candidati, Alain Juppé, Nicolas Sarkozy e Francois Fillon è stato infatti quest’ultimo a trionfare: Fillon ha ottenuto il 44,1% delle preferenze, asfaltando sia il favorito Juppé, fermo al 28,3%, sia soprattutto l’ex presidente Sarkozy che ha ottenuto un modesto 20,9% dei consensi e dunque è fuori dalla corsa per l’Eliseo.

Domenica 27 novembre, dunque, sarà una sfida tra sindaci ed ex preimer. Fillon è un politico francese di lungo corso, più volte ministro e premier con Nicolas Sarkozy nel 2007 nonché attuale sindaco di Le Mans. Mentre Juppé è stato premier nel 1995 con il presidente Jacques Chirac, uomo forte dell’UMP – Unione per il Movimento Popolare, il partito di destra oggi ribattezzato Republicains – di cui è stato il fondatore e il traghettatore fino alla costituzione dell’attuale partito Repubblicano, e attuale sindaco di Bordeaux.

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Chi sono Fillon e Juppé, i due candidati al ballottaggio

Fillon e Juppé si sono incontrati più volte lungo la strada che li ha portati ai vertici della politica francese. Fino al 15 giugno 2014 quando, insieme a Jean-Pierre Raffarin hanno costituito il triumvirato che ha retto l’UMP fino al congresso straordinario nell’ottobre dello stesso anno per la transizione.

Juppé, 72enne di Mont-de-Marsan, è figlio di un facoltoso agricoltore e della tradizione neogollista. Il suo cursus honorum è intriso di patriottismo egalitario, tradizionalismo e attenzione verso il sociale. Pur essendo un classico uomo di stato, si definisce liberale e ha posizioni concilianti per quanto riguarda le politiche sui migranti, il vero termometro per capire chi convincerà di più i francesi alle urne e vincerà la sfida per l’Eliseo dell’aprile 2017.

Anche Fillon, 62enne originario dell’alta borghesia di Le Mans, si definisce un politico liberale, ma cattolico. Democristiano per temperamento, è cresciuto nel gollismo sociale e ha seguito le orme di Sarkozy fino a rompere con lui nel 2012, anno della vittoria di Francois Hollande. In quell’occasione, insieme a 68 deputati ha costituito un gruppo autonomo all’Assemblée Nationale, che ha preso il nome di R-UMP (Rassemblement-UMP).

 

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Fillon, considerato sino a ieri l’outsider eccentrico – è nota la sua passione per le corse automobilistiche – è stato capace di infiammare il pubblico nei dibattiti (nell’ultimo durante le primarie ha convinto più di Juppé) ma pareva non aver convinto i francesi circa il profilo presidenziale. A sorpresa, dunque, le urne lo premiano lanciandolo verso la grande sfida a destra che presto vedrà il partito Repubblicano scontrarsi con l’agguerrita macchina populista del Front National di Marine Le Pen. Fillon o Juppé dovranno infatti combattere tenacemente per strappare i consensi necessari a evitare che la Francia conosca una deriva di estrema destra, cui il Paese sembra volersi affidare in tempi di terrorismo e di sfarinamento della sinistra socialista.

Forse, a ben vedere, il vero risultato delle primarie di centrodestra è la reazione del popolo francese, che ha visto sgretolarsi ogni certezza per la sinistra storica, essendosi registrate presenze alle urne anche di cittadini di sinistra e di centro, che sembrano aver ben compreso dove soffia il vento politico e hanno votato a destra per contribuire a tirare la volata del candidato che dovrà diventare l’anti-Marine Le Pen, evitando una deriva verso la destra estrema dell’Eliseo.

I candidati in corsa

Secondo un sondaggio della società BVA di metà ottobre, il Front National di Marine Le Pen è attestato tra il 25 e il 29% per il primo turno di aprile: se dovesse andare al ballottaggio contro Alain Juppé il successivo 7 maggio, dice la BVA, perderebbe di oltre 30 punti percentuali. Quel sondaggio però non contemplava la variante Fillon e considerava solo una forbice più ristretta nel caso il candidato fosse stato Sarkò. 

Ma la vera novità è a sinistra, dove i socialisti guidati da Hollande sono dati per spacciati nonostante la presidenza in carica, e dove il partito di centro En Marche!, che candida il suo fondatore Emmanuel Macron, è avanti nei sondaggi di cinque punti (al 16% contro l’11% del presidente) e mette in seria difficoltà il presidente, essendo stato Macron il ministro dell’Economia del suo governo sino allo scorso agosto. Definito “scheggia impazzita” dai sondaggisti, la candidatura di Macron danneggerà molto più probabilmente la sinistra che la destra.

Mentre i candidati indipendenti, Nathalie Arthaud, Philippe Poutou e Jean-Luc Mélenchon per il Front de Gauche, e probabilmente Cécile Duflot per il partito ecologista, non appaiono in grado di andare oltre qualche punto percentuale, ma di certo rosicchieranno altri voti a sinistra, precipitando i socialisti verso abissi che potrebbero attestarsi persino sotto il 10%.

Un incubo per Francois Hollande, che vede le destre di Juppé con il 25% e di Le Pen col 29% (al netto di Fillon, s’intende) prendersi virtualmente oltre il 50% dei consensi nazionali e volare verso un ballottaggio monocolore, non lasciando ai socialisti neanche la speranza di raggiungere il secondo turno delle elezioni. Un’eredità pesante per il presidente, che ha affrontato gli anni forse più difficili della Francia senza però costruire intorno alla sua figura un consenso che andasse oltre la tolleranza tipica dei francesi verso la cosiddetta ragion di Stato.

 Adesso, dunque, tutti gli occhi sono puntati sui sindaci gollisti: sapranno Fillon e Juppé non danneggiarsi e convogliare le proprie forze, quale che sia il candidato, al fine di battere il Front National? Se il popolo repubblicano francese sembra avere grande stima nel primo, e un 37% afferma di avere un’opinione migliore di lui dopo il dibattito televisivo nelle primarie, il secondo è ancora ritenuto il più affidabile. Ma di cos’ha esattamente bisogno la Francia, ancora nessuno riesce a dirlo con precisione.

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