Esteri

Crisi del gas in Ucraina: i rischi per l'Europa

La decisione di Gazprom di sospendere la fornitura a Kiev rischia di produrre un effetto domino su tutti i Paesi del vecchio continente

Building Gazprom in Moscow, Russian Federation

L'edificio Gazprom a Mosca – Credits: Sylvain Oliveira / Alamy/Olycom

Il colosso russo Gazprom ha sospeso le forniture di gas all'Ucraina per il mancato pagamento anticipato di quanto concordato. La decisione, per bocca del numero uno di Gazprom, Alexei Miller, rischia di porre seri rischi  al transito del gas verso l'Europa attraverso il gasdotto che attraversa il territorio ucraino.

La possibile crisi del gas in Ucraina si inserisce in un contesto molto complesso. Innanzittutto sul piano diplomatico, perché la tregua di Minsk - e il congelamento sine dia della spaccatura del Paese tra l'area filoeuropea e l'area russofona - continua a essere fragile e c'è il rischio di nuove fiammate belliche in quella zona. L'Ucraina, inoltre, è sull’orlo del default, e senza le erogazioni finanziarie del Fondo monetario internazionale (Fmi) - dietro le quali i russi sospettano vi sia la longa manus americana - non può continuare a mantenere il suo apparato statale e la sua economia, in gran parte dominata dagli oligarchi russi. Il Paese rischia di collassare, con effetti di trascinamento macroeconomici e militari di difficile lettura su tutta l'Europa.

Per il vecchio continente, ma anche per la Turchia, che è il secondo acquirente di gas russo dopo la Germania, la stabilità energetica è fondamentale per cercare di consolidare i timidi segnali di ripresa


ITALIA E EUROPA
A preoccupare gli europei c'è soprattutto il rischio del contraccolpo sulle forniture di gas. L’Italia, per esempio, importa dalla Russia circa 30 miliardi di gas naturale all’anno, ossia più del 40% del proprio fabbisogno. Il suo transito avviene tutto in territorio ucraino: basterebbe questa semplice constatazione per capire quali effetti potrebbe produrre un lungo blocco delle forniture di gas all'Ucraina. Per il vecchio continente, ma anche per la Turchia, che è il secondo acquirente di gas russo dopo la Germania, la stabilità energetica è inoltre fondamentale per cercare di consolidare i timidi segnali di ripresa: con una quota di mercato di poco superiore al 30 per cento, la Russia è il principale fornitore di gas europeo e se il 50 per cento di queste risorse transita attraverso l'Ucraina, semplicemente noi europei non possiamo permetterci una crisi prolungata in quel Paese. 

TURKISH STREAM A RISCHIO
Dal punto di vista strategico anche la Russia ha bisogno urgente - per sostenere il suo apparato statale e gli sforzi belici - di trovare un modo per mantenere isolata l'Ucraina  senza rinunciare a vendere gas all'Europa, partner assai più importante dell'Asia per far quadrare i bilanci statali. Nel 2015 la Russia ha stretto un accordo con la Turchia per costruire entro il 2016 (fondi russi permettendo) un nuovo gasdotto (ribattezzato Turkish Streamche, attraversando il Mar Nero, dovrebbe permettere di trasferire ai confini dell'Europa almeno la metà del gas che attualmente transita tramite l'Ucraina. L'abbattimento dell'aereo russo da parte di Ankara e le difficoltà finanziarie di Mosca mettono fortemente a rischio quel progetto che nelle intenzioni iniziali doveva consentire alla Russia, e all'Europa, di trovare un nuovo canale di approvigionamento del gas, meno incerto di quello ucraino. 


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