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Corea del Sud, tutti i rischi delle Olimpiadi invernali

La manifestazione si prepara alla partecipazione nordcoreana ma resta altissimo l'allarme sicurezza e il timore di attentati

Corea Olimpiadi

Eleonora Lorusso

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Le esercitazioni sono continue: si simulano sequestri, si ipotizza che un veicolo possa investire la folla di atleti e spettatori, così come si prova a neutralizzare un eventuale attacco con esplosivo condotto via terra o tramite un drone.

Nulla è lasciato al caso a Peyongchang, dove il 9 febbraio si alzerà il sipario sui Giochi olimpici invernali più attesi da decenni.

Non solo e non tanto per lo spettacolo sportivo, quanto per la minaccia di un possibile attacco, dopo le tensioni degli ultimi mesi tra la Corea del Sud, che ospita le Olimpiadi, e quella del Nord, il cui leader Kim Jong-un non ha risparmiato minacce fino a pochi giorni fa, che ora si sono trasformate in un'offerta di distensione e di partecipazione dei propri atleti, culminata nell'incontro di PyeongChang del 9 gennaio.

Nonostante dunque questo improvviso momento di diplomazia sportiva, la sicurezza e i dispositivi per garantirla sono al primo posto delle preoccupazioni delle autorità sudcoreane.

Le forze in campo

In una delle ultime esercitazioni 420 uomini tra polizia e vigili del fuoco hanno partecipato ad una simulazione di attacco, di fronte all'Olympic Stadium a Peyongchang, a soli 80 chilometri dal confine con la Corea del Nord. 

Membri dei team SWAT (Special Weapons and Tactics) hanno abbattuto un drone che trasportava una bomba mentre sorvolava un bus carico di atleti.

Un'altra parte dell'esercitazione prevedeva, invece, il sequestro di un gruppo di sportivi a bordo di una navetta all'interno del villaggio olimpico, con tanto di sparatoria, mentre agenti di polizia specializzati e con indosso maschere anti-gas hanno disinnescato un ordigno chimico.

Saranno 5.000 gli uomini delle Forze speciali in campo a difendere e sorvegliare i Giochi Olimpici, secondo fonti del governo di Seul riportate dalla Reuters, perché, come ricordato dal Primo Ministro sudcoreano, Lee Nak-yon "E' bene tenere a mente che gli incidenti accadono sempre quando non ce li si aspetta".

Il rischio di cyber-attacchi

Le continue provocazioni di Kim Jong-un, con i lanci di missili negli ultimi mesi, ha fatto innalzare la tensione. La partecipazione di atleti nordcoreani alle Olimpiadi invernali potrebbe allentarla, ma il dispositivo di sicurezza è ormai pronto.

Oltre ad attacchi "tradizionali", non si escludono infatti incursioni da parte di hackers, che potrebbero mandare in tilt la macchina organizzativa o creare disagi anche maggiori.

Non è un caso, infatti, che il Comitato organizzatore dei Giochi olimpici invernali 2018, il POCOG, abbia ingaggiato una società di cyber security per vigilare contro attacchi informatici, in particolare da parte della Corea del Nord.

Stop alle esercitazioni con gli USA

Un segnale di distensione è stato lanciato da Seul con la decisione di sospendere le consuete esercitazioni militari con le forze statunitensi, in programma tra febbraio e marzo.

Un gesto che non è passato inosservato agli occhi di Pyongyang, che infatti ha acconsentito all'incontro del 9 gennaio per definire i dettagli della partecipazione nordcoreana ai Giochi di Peyongchang.

Si tratta di importanti passi avanti nel tentativo di riallacciare i contatti tra le due Coree, che però sono giunti a un mese dal via alla manifestazione sportiva che rischia di passare alla storia non solo come una delle più blindate di sempre, ma anche come un flop in termini di partecipazione di pubblico.

Il flop dei biglietti

A fine novembre il 70% dei ticket d'ingresso era ancora invenduto: una cifra che ha messo in allarme gli organizzatori.

Il governo centrale sudcoreano ha dato mandato ai propri funzionari perché una parte dei biglietti venga offerta in premio alle scolaresche. D'altro canto da settimane le grandi banche sono mobilitate per acquistare pacchetti omaggio per i propri clienti.

C'è da sperare che gli sforzi diplomatici delle ultime ore vadano a buon fine e cancellino, o quantomeno riducano, i timori manifestati dalle stesse delegazioni sportive di Paesi come Francia, Germania e Austria, che prima di Natale avevano minacciato di non inviare i propri atleti in caso di elevato rischio di terrorismo.

Per questo ci si augura che non cada nel vuoto l'appello dell'Onu per una "tregua olimpica".

Tregua olimpica

Un periodo di sospensione delle ostilità (verbali, ma anche delle esercitazioni militari sul campo) non sarebbe una novità assoluta.

Fin dai tempi dell'antica Grecia era prevista la cosiddetta ἐκεχειρίαekecheirìa, letteralmente "le mani ferme": durante tutto lo svolgimento delle Olimpiadi erano congelati tutti i conflitti e venivano garantite pace e sicurezza agli spettatori e ai visitatori che si recavano a Olimpia.

Nel 1992 il Comitato Olimpico Internazionale ha chiesto ufficialmente di osservare una tregua olimpica in occasione di tutti i Giochi. Una richiesta ripresa poi nel 2000 con la Dichiarazione del Millennio, in cui è previsto un apposito paragrafo dedicato alla sospensione di azioni di guerra e inimicizie in occasione degli eventi olimpici.

Ora, a 18 anni di distanza le dichiarazioni e gli impegni internazionali sono più che mai attuali.

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