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L'ex presidente sudcoreana Park Geun-hye è stata condannata a 24 anni di carcere dalla Corte centrale distrettuale di Seul, al termine del processo in cui rispondeva di 18 capi d'accusa (come corruzione, coercizione, abuso di potere e diffusione di segreti di Stato) e per i quali la procura aveva chiesto una pena detentiva di 30 anni.

La lettura della sentenza è avvenuta in diretta televisiva: Park, in prigione da oltre un anno in una struttura vicino a Seul, non ha partecipato all'udienza a causa di una malattia.

Si tratta dell'epilogo di una sorta di reality show sulla presidenza sucoreana con la prima donna al vertice istituzionale più alto del Paese, stata rimossa dalla Corte costituzionale che, lo scorso anno, ha confermato all'unanimità (otto voti su otto) l'impeachment approvato dal parlamento, completando la prima procedura del genere nella giovane storia democratica del Paese. 

Nel suo giudizio di legittimità e di merito, la Corte aveva ravveduto anche alla scrematura del corposo dossier parlamentare rigettando, ad esempio, le accuse di abuso di potere nella nomina di funzionari di governo e le pressioni sulla stampa (in entrambi i casi "per mancanza di prove") o la cosiddetta "fuga dalle responsabilita'", come nella tragedia dell'affondamento di aprile 2014 del traghetto Seawol (costato la vita a oltre 300 persone, quasi tutti studenti di liceo), non di "competenza" della Corte.

Lo scandalo

Lo scandalo è scoppiato all'inizio dell'estate del 2016 ed è andato via via montando. Il 26 giugno un'emittente locale, la Chosun, rivelò che l'ufficio della presidenza aveva spinto alcune grandi aziende a donare quasi 80 milioni di dollari alla Mir Foundation, un ong nata da poco per promuovere la cultura coreana nel mondo. Due mesi più tardi il quotidiano Hankyoreh rivelò che la fondazione era stata creata dall'amica di sempre della presidente, Choi Soon-sil. Da quel momento comincia ad emergere la stretta, a tratti inspiegabile relazione tra la Park e la sua confidente, Choi Soon-sil, figlia di quello che era stato un tempo il suo mentore, Choi Tae-min, tanto nella vita pubblica che privata.

Nelle sue prime scuse, la presidente ha ammesso di aver cercato i consigli della Choi, che non ha alcun incarico pubblico né esperienza politica. Via via che passavano le settimane è emerso che l'influenza della Choi era straripante: dal guardaroba della Park, ai suoi discorsi (le bozze sono state trovate nel portatile della Choi) fino ad arrivare alle scelte nelle politiche di governo e le nomine. Al centro delle scandalo ci sono due fondazioni, Mir Foundation e K-Sports, create e controllate dalla Choi. Park è sospettata di collusione con la Choi nell'estorcere donazioni alle grandi aziende sudcoreane, tra cui Samsung ed LG

Chi è Park Geun-Hye

Primo presidente donna della Corea del Sud, Park Geun-Hye è la figlia primogenita dell'ex dittatore, Park Chung-Hee, che governò con il pugno di ferro il Paese per 18 anni fino al suo assassinio nel 1979: ha trascorso un'infanzia dorata nella Casa Blu, la presidenza sud-coreana, mentre il padre guidava la metamorfosi economica della Corea del Sud e l'intera famiglia Park veniva considerata alla stregua di una stirpe reale. La morte di entrambi i genitori, negli anni '70, le avvicinò ancora di più le simpatie del connazionali. La madre fu uccisa cinque ani prima del padre, assassinato nel 1979 dal responsabile dei suoi servizi segreti; e fu negli anni successivi alla morte della madre, che la Park si lasciò avvicinare da quello che fu per anni il suo mentore, Choi Tae-Min.

Un personaggio ambiguo

Monaco buddista convertito al cattolicesimo, sei matrimoni alle spalle, ex agente di polizia, Choi Tae-Min, morto nel 1994 a 82 anni, aveva fondato un movimento religioso battezzato Chiesa della Vita Eterna, frutto del sincretismo tra buddismo, cristianesimo e un culto sciamanico locale. Choi Tae-Min riuscì a intrufolarsi nella vita di Park Geun-Hye nel 1974, quando lei era traumatizzata dall'assassinio della madre. "Ogni volta desideri ascoltare la voce di tua madre, la potrai sentire attraverso di me", le scrisse in una lettera. "Tua madre mi è apparsa in sogno e mi ha detto 'Diglielo'". Nel marzo del 1975 Park Geun-Hye accetto' di incontrarlo e il legame era creato. Da quel momento cominciò l'ascesa di Park: la donna, con l'aiuto di Choi Tae-min, riuscì a scalare i vertici del 'Movimento per la nuova mente', un gruppo filo-governativo. Le voci di un legame, fatto anche di intimità fisica tra i due, forse addirittura di figli, intanto si susseguivano. "Choi ha avuto il completo controllo sul corpo e la mente di Park negli anni della sua formazione e in questo modo i suoi figli hanno accumulato un'enorme fortuna", scriveva di recente l'ambasciatore Usa in un cablogramma a Washington, reso pubblico da Wikileaks.

L'ira del padre

Alla fine lo stretto, ambiguo legame tra i due, scatenò le ire del padre, l'allora presidente sudcoreano salito al potere nel 1962 con un golpe militare, che ordinò ai servizi segreti di allontanare Choi, forse "castrarlo" perché "non fosse più visto alla Casa Blu", la presidenza sudcoreana. La figlia pianse e supplicò, ma non molto tempo dopo lo stesso Park fu assassinato dal capo dei servizi segreti, Kim Jae-gyu; e questi, durante il processo, sostenne di averlo fatto perché il presidente non riusciva ad arginare gli affari corrotti di Choi Tae-min e il misterioso legame con la figlia.

Choi morì alla fine del 1994 e le sue vesti di mentore passarono alla figlia, Choi Soon-Sil, che sostiene di aver ereditato dal padre i poteri spirituali e l'abilità nella cartomanzia. Il marito di Choi, Jung Yoon-Hoi, diventò il braccio destro della Park, ne favorì il ritorno sulla scena politica e aprì la strada al suo successo nella corsa alla presidenza, una vittoria di un soffio. Choi è ora in carcere, perché sospettata di aver utilizzato la sua amicizia con la Park, per estorcere a diverse aziende un totale di 69 milioni di dollari, sotto forma di donazioni a due fondazioni di cui è a capo. Lo scandalo è andato via via crescendo e ha coinvolto grandi gruppi industriali sudcoreani come la Samsung. Il voto di impeachment del Parlamento sudcoreano è il primo passo verso l'allontanamento definitivo dal potere della Park.

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