Il reality show della presidenza sucoreana è arrivato all'epilogol: la presidente Park Geun-hye, prima donna al vertice istituzionale più alto della Corea del Sud, è stata rimossa dalla Corte costituzionale che ha confermato all'unanimità (otto voti su otto) l'impeachment approvato ieri dal parlamento, completando la prima procedura del genere nella giovane storia democratica del Paese. "La speranza è che la sentenza chiuda le divisioni nazionali - ha introdotto leggendo il dispositivo di "condanna" in diretta tv, la presidente della Corte Lee Jung-mi, altra donna salita ai vertici in una nazione dalla solida tradizione maschilista e il cui mandato è in scadenza il 13 marzo -.

Gli effetti negativi delle azioni presidenziali e le loro ripercussioni sono gravi, e i benefici della difesa della Costituzione con la sua rimozione dalla carica sono enormemente ampi".

Nonostante l'invito, nelle manifestazioni a Seul, dove la tensione è alta, si è registrata la morte di due sostenitori pro Park, ha riferito l'agenzia Yonhap.

La Corte ha certificato il ruolo nefasto della "sciamana" e confidente, Choi Soon-sil, che si è "immischiata in affari di Stato" per colpa di Park, responsabile della ripetuta e continua "fuga di molti documenti riservati".

Non solo, ha riconosciuto anche il ruolo coordinato nel premere sulle imprese sudcoreane per l'erogazione di fondi a due dubbie fondazioni promosse da Choi che avrebbero incassato decine di milioni di dollari.

Nel suo giudizio di legittimità e di merito, la Corte ha ravveduto anche alla scrematura del corposo dossier parlamentare rigettando, ad esempio, le accuse di abuso di potere nella nomina di funzionari di governo e le pressioni sulla stampa (in entrambi i casi "per mancanza di prove") o la cosiddetta "fuga dalle responsabilita'", come nella tragedia dell'affondamento di aprile 2014 del traghetto Seawol (costato la vita a oltre 300 persone, quasi tutti studenti di liceo), non di "competenza" della Corte.

La parentesi di crisi istituzionale di 92 giorni in cui il premier Hwang Kyo-ahn e stato presidente reggente: secondo la costituzione, nuove elezioni si terranno entro 60 giorni, con ogni probabilità il 9 maggio.

L'ex capo delle opposizioni Moon Jae-in, sconfitto da Park nel 2012, è dato da tutti i sondaggi come il favorito, con un gradimento ampiamente superiore al 30%.

principessa caduta in disgrazia

Lo scandalo

Lo scandalo è scoppiato ad inizio estate ed è andato via via montando fino al voto di oggi. Il 26 giugno un'emittente locale, la Chosun, rivelò che l'ufficio della presidenza aveva spinto alcune grandi aziende a donare quasi 80 milioni di dollari alla Mir Foundation, un ong nata da poco per promuovere la cultura coreana nel mondo. Due mesi più tardi il quotidiano Hankyoreh rivelò che la fondazione era stata creata dall'amica di sempre della presidente, Choi Soon-sil. Da quel momento comincia ad emergere la stretta, a tratti inspiegabile relazione tra la Park e la sua confidente, Choi Soon-sil, figlia di quello che era stato un tempo il suo mentore, Choi Tae-min, tanto nella vita pubblica che privata.

Nelle sue prime scuse, la presidente ha ammesso di aver cercato i consigli della Choi, che non ha alcun incarico pubblico né esperienza politica. Via via che passavano le settimane è emerso che l'influenza della Choi era straripante: dal guardaroba della Park, ai suoi discorsi (le bozze sono state trovate nel portatile della Choi) fino ad arrivare alle scelte nelle politiche di governo e le nomine. Al centro delle scandalo ci sono due fondazioni, Mir Foundation e K-Sports, create e controllate dalla Choi. Park è sospettata di collusione con la Choi nell'estorcere donazioni alle grandi aziende sudcoreane, tra cui Samsung ed LG

Chi è Park Geun-Hye

Primo presidente donna della Corea del Sud, Park Geun-Hye è la figlia primogenita dell'ex dittatore, Park Chung-Hee, che governò con il pugno di ferro il Paese per 18 anni fino al suo assassinio nel 1979: ha trascorso un'infanzia dorata nella Casa Blu, la presidenza sud-coreana, mentre il padre guidava la metamorfosi economica della Corea del Sud e l'intera famiglia Park veniva considerata alla stregua di una stirpe reale. La morte di entrambi i genitori, negli anni '70, le avvicinò ancora di più le simpatie del connazionali. La madre fu uccisa cinque ani prima del padre, assassinato nel 1979 dal responsabile dei suoi servizi segreti; e fu negli anni successivi alla morte della madre, che la Park si lasciò avvicinare da quello che fu per anni il suo mentore, Choi Tae-Min.

Un personaggio ambiguo

Monaco buddista convertito al cattolicesimo, sei matrimoni alle spalle, ex agente di polizia, Choi Tae-Min, morto nel 1994 a 82 anni, aveva fondato un movimento religioso battezzato Chiesa della Vita Eterna, frutto del sincretismo tra buddismo, cristianesimo e un culto sciamanico locale. Choi Tae-Min riuscì a intrufolarsi nella vita di Park Geun-Hye nel 1974, quando lei era traumatizzata dall'assassinio della madre. "Ogni volta desideri ascoltare la voce di tua madre, la potrai sentire attraverso di me", le scrisse in una lettera. "Tua madre mi è apparsa in sogno e mi ha detto 'Diglielo'". Nel marzo del 1975 Park Geun-Hye accetto' di incontrarlo e il legame era creato. Da quel momento cominciò l'ascesa di Park: la donna, con l'aiuto di Choi Tae-min, riuscì a scalare i vertici del 'Movimento per la nuova mente', un gruppo filo-governativo. Le voci di un legame, fatto anche di intimità fisica tra i due, forse addirittura di figli, intanto si susseguivano. "Choi ha avuto il completo controllo sul corpo e la mente di Park negli anni della sua formazione e in questo modo i suoi figli hanno accumulato un'enorme fortuna", scriveva di recente l'ambasciatore Usa in un cablogramma a Washington, reso pubblico da Wikileaks.

L'ira del padre

Alla fine lo stretto, ambiguo legame tra i due, scatenò le ire del padre, l'allora presidente sudcoreano salito al potere nel 1962 con un golpe militare, che ordinò ai servizi segreti di allontanare Choi, forse "castrarlo" perché "non fosse più visto alla Casa Blu", la presidenza sudcoreana. La figlia pianse e supplicò, ma non molto tempo dopo lo stesso Park fu assassinato dal capo dei servizi segreti, Kim Jae-gyu; e questi, durante il processo, sostenne di averlo fatto perché il presidente non riusciva ad arginare gli affari corrotti di Choi Tae-min e il misterioso legame con la figlia.

Choi morì alla fine del 1994 e le sue vesti di mentore passarono alla figlia, Choi Soon-Sil, che sostiene di aver ereditato dal padre i poteri spirituali e l'abilità nella cartomanzia. Il marito di Choi, Jung Yoon-Hoi, diventò il braccio destro della Park, ne favorì il ritorno sulla scena politica e aprì la strada al suo successo nella corsa alla presidenza, una vittoria di un soffio. Choi è ora in carcere, perché sospettata di aver utilizzato la sua amicizia con la Park, per estorcere a diverse aziende un totale di 69 milioni di dollari, sotto forma di donazioni a due fondazioni di cui è a capo. Lo scandalo è andato via via crescendo e ha coinvolto grandi gruppi industriali sudcoreani come la Samsung. Il voto di impeachment del Parlamento sudcoreano è il primo passo verso l'allontanamento definitivo dal potere della Park.

L'iter dopo l'impeachment

L'impeachment di Park Geun-hye, avviato con il voto del Parlamento, rischia di non risolvere la grave crisi politica della Corea del Sud. Almeno nel breve termine, la grave incertezza politica nel Paese asiatico sembra destinata a prolungarsi: ci potrebbero volere ancora mesi infatti prima che la Park sia definitivamente rimossa dall'incarico e, almeno sulla carta, non si può escludere che rimanga al suo posto. 

I poteri esecutivi del capo di Stato ora vengono trasferiti al premier; ma Park Geun-hye mantiene il titolo e rimarrà anche alla Blue House, il palazzo presidenziale, fino a quando la Corte Costituzionale, entro i prossimi 180 giorni, non avrà deciso se confermare l'impechment (è necessario il "sì" di 6 dei 9 giudici). Sulla carta la Corte potrebbe decidere a favore della Park, visto che tutti i 9 giudici sono stati scelti dalla presidente o dal suo precedessore. Ma l'opinione pubblica è largamente contraria alla presidente e quindi la Corte Costituzionale subirà una forte pressione perché si allinei con la decisione del Parlamento, anche in considerazione del fatto che un numero significativo dei deputati dello stesso partito della Park, Saenuri, le hanno votato contro. 

Nel frattempo poteri al premier

La Corte ha 180 giorni di tempo per decidere ma probabilmente lo farà prima. Nell'interim i poteri presidenziali della Park passano al premier, Hwang Kyo-Ahn, un uomo della "macchina amministrativa", non eletto, nominato dalla Park nel maggio 2015. Hwan non è affatto popolare e non è neppure sostenuto dall'opposizione che controlla il Parlamento e che presumibilmente bloccherà qualsiasi suo tentativo di estendere la sua azione oltre l'ordinaria amministrazione. È probabile che il Paese affronti un prolungamento della paralisi attuale, in una fase tra l'altro di rallentamento della crescita economica, aumento della disoccupazione e minacce costanti da parte dei vicini nordcoreani.

Se la Corte votasse a favore dell'impeachment, si dovranno tenere nuove elezioni presidenziali, entro 60 giorni. In questo caso i sondaggi danno in testa Moon Jae-in della principale forza di opposizione, il Partito Democratico; ma la sua posizione appare insidiata da Lee Jae-Myung, il sindaco di Seongnam che ha cavalcato l'ondata populista contro la presidente Park. Un altro candidato probabile sara' il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, che ha già manifestato l'intenzione di tornare alla politica in patria una volta che, a fine anno, scadrà il suo mandato. 

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