Esteri

Le fobie del dittatore della Corea del Nord

La lunga lista di paranoie del leader Kim Jong-un: dalla paura di un attentato per mano di Seul e Washington al timore di non essere preso sul serio

Kim-Jong-un

Chiara Degl'Innocenti

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Kim Jong-un, il leader massimo della Corea del Nord, il giovane dittatore che minaccia il mondo con i suoi missili sempre più potenti, ha paura. Collezionista di fobie (oltre che di stranezze) sarebbe ossessionato per quella che è stata definita l’"operazione decapitazione", captata dallo spionaggio nordcoreano alle intelligence di Seul e Washington, e che consisterebbe non soltanto nel fargli perdere il potere, ma la vita.

Per questo dal 2016 proprio l'intelligence di Seul ha iniziato a dare conto di condotte al limite della paranoia del leader nordcoreano riguardo alla paura di un attentato. Con un atteggiamento sempre più avvolto dal mistero, Kim Jong-un ha deciso che le sue apparizioni in pubblico dovessero essere dratiscamente ridotte. Già da gennaio 2017 le sue uscite sono diminuite del 32 per cento rispetto all’anno precedente con un aumento invece di una fitta rete di spie mobilitata per intercettare eventuali progetti di attacchi contro la sua persona.

 

Tutte le fobie di Kim Jong-un

Gli ordini sono chiari: gli spostamenti del dittatore devono essere limitati, soprattutto quelli che avvengono all'aperto durante le ore prima del sorgere del sole. Tali movimenti sono tenuti in gran segreto fino all'ultimo istante e i programmi sono sottoposti a controlli rigidissimi come parte del fidato corpo di pretoriani ai funzionari di più alto rango, sia militari sia del Partito dei Lavoratori. Tutto per evitare di rendere Kim il meno vulnerabile possibile durante gli spostamenti.

La paura della divulgazione di notizie non approvate dal regime ha fatto sì che anche i media non fossero esenti alla rigidità dei controlli su strumenti ed equipaggiamenti, con smartphone e sistemi di trasmissione del tutto banditi.

E poi, in Corea del Nord non è più possibile fare dell'ironia da settembre 2016, perché il dittatore teme di non essere preso sul serio, almeno secondo quanto rivela l'Indipendent. Doppisensi e battute sarcastiche sono da un anno puniti dalle legge. In particolare a tutti i cittadini è stato vietato di pronunciare durante le conversazioni (quotidiane e ufficiali) la frase: "Tutta colpa dell'America". Questa sarebbe stata ripetuta molte volte, anche durante incontri e conferenze, per sottolineare l'inefficienza del regime che spesso scarica la colpa delle sue azioni su altri Paesi. Cosa inammissibile per Kim.

Perché Kim Jong-un ha paura

Ovviamente i timori sono quelli mai fugati di una sua defenestrazione per mano degli Stati Uniti. Una prova immediata di questa forte tensione sta nel presunto complotto sventato ad aprile in cui, “sostanze biochimiche, incluse quelle radioattive e velenose” che “dovevano essere fornite dalla Cia, mentre il servizio di intelligence sudcoreano forniva il supporto e i finanziamenti necessari” sarebbero dovute essere usate contro il giovane leader durante le celebrazioni dei 105 anni della nascita di Kim Il-sung, fondatore della Dprk, suo "presidente eterno" e nonno dell'attuale presidente della Corea del Nord.

Un esempio lampante riguarda proprio il giorno dei festeggiamenti in cui, come rilevato dall'Ansa, la sicurezza di Pyongyang fece spostare la parata militare facendola sfilare da un'altra ala del Palazzo della Cultura dove erano in corso i controlli i rappresentanti della nomenclatura, riapparsi poco dopo sulle gradinate d'onore in piazza Kim Il-Sung per l'ostentazione della "potenza delle forze armate nordcoreane".

Le dichiarazioni del segretario di Stato americano

Per calmare le tensioni rese sempre più tangibili dalle continue minacce, poi trasformate in veri e propri test missilistici, il segretario di Stato americano Rex Tillerson ad agosto 2017 aveva paventato la possibile apertura di un negoziato con Pyongyang con quattro punti di garanzia: nessun piano per destituire il leader, favorire il collasso del regime, accelerare le azioni di riunificazione della penisola coreana e l'invio di truppe Usa sopra il 38/mo parallelo.

I rapporti con la Cina

I sospetti di Pyongyang, secondo quanto spiegato da fonti di intelligence riportate dal Guardian, interessano da tempo pure la Cina, il tradizionale alleato e il principale partner commerciale che farebbe una sorta di doppio gioco facendo preoccupare non solo la Corea del Nord ma gli stessi Stati Uniti. “Sono molto deluso con la Cina” aveva infatti twittato Trump il 30 luglio. “I nostri sciocchi leader del passato statunitensi hanno permesso alla Cina di fare ogni anno centinaia di miliardi di dollari nel commercio bilaterale”.

Le mosse di Kim Jong-un per sentirsi più sicuro

La prima mossa Kim Jong-un, per agevolare la sua ascesa incontrastata e sentirsi sicuro, è stata la morte a febbraio di Kim Jong-nam, il fratellastro maggiore del giovane generale freddato con il gas nervino all'aeroporto di Kuala Lumpur. Di sicuro, come componente della famiglia seppur caduto in disgrazia, Kim Jong-nam era una carta spendibile per giustificare un cambio di leadership e rassicurare i militari nordcoreani.

L’altra mossa è quella che riguarda Jang Song-thaek, numero due del regime, tutore e zio del giovane dittatore dopo la sua ascesa al potere a dicembre 2011. L’uomo, giustiziato a fine 2013 per alto tradimento, era stato individuato dai servizi di Seul come possibile autore diretto della caduta del leader maximo grazie alla sua autonomia conquistata sfilando la gestione di settori strategici dalle mani dei militari e diventando un preoccupante riferimento per Pechino, col sospetto di un possibile ruolo in scenari imprevedibili.

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