La condanna a morte di Saif, il secondogenito di Gheddafi

L'ex delfino del dittatore libico, detenuto nel carcere libico di Zintan dal 2011, era accusato di rapimento, saccheggio e appropriazione indebita

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Said Gheffafi, in una foto d'archivio del 2010 – Credits: ANSA FOTO

Il figlio secondogenito di Moammar Gheddafi, Seif al-Islam, è stato condannato a morte da un tribunale di Tripoli, assieme ad altri 8 imputati, per i crimini commessi durante la repressione delle rivolte in Libia nel 2011. Assieme a Seif al-Islam è stata inflitta la pena capitale anche all'ex capo dell'intelligence, Abdullah Senussi, e all'ultimo primo ministro dell'era Gheddafi, Al-Baghdadi al-Mahmudi. Il processo, avviato nell'aprile dello scorso anno, è  stato criticato da organizzazioni per i diritti umani per la totale di assenza di garanzie offerte agli imputati. Inoltre, è  ancora da risolvere una disputa con il Tribunale penale internazionale dell'Aja sulla giurisdizione del caso di Seif al-Islam.



Considerato il delfino di Gheddafi, Saif al-Islam ha vissuto per anni all'estero e ha studiato alla prestigiosa London School of Economics

Considerato il delfino di Gheddafi, Saif al-Islam ha vissuto per anni all'estero e ha studiato alla prestigiosa London School of Economics. Il 43enne è accusato dal Tribunale penale internazionale dell'Aja di aver fatto parte della "cerchia ristretta" del padre e di aver "concepito e orchestrato il piano per reprimere, in tutti i modi, le proteste civili" contro il regime di Gheddafi. Dal novembre del 2011 è detenuto nel carcere libico di Zintan, controllato dalle milizie fedeli al governo di Beida riconosciuto dalla comunita' internazionale. Più volte il tribunale dell'Aja ha chiesto alla Libia di consegnare Seif al-Islam al fine di processarlo. Le accuse per le quali è stato condannato Seif vanno dal rapimento, al saccheggio, dal sabotaggio all'appropriazione indebita di fondi pubblici.

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