Esteri

Come gli Usa si difendono dai missili della Corea del Nord

Prove generali di guerra: l'ultima linea difensiva di Washington contro le minacce di Pyongyang

Mappa

Chiara Degl'Innocenti

-

Se la Corea del Nord sparasse un missile balistico intercontinentale sugli Stati Uniti, la sua traiettoria più probabile sarebbe sul Polo Nord. Mentre un tentativo americano di abbattere quel missile avrebbe luogo, verosimilmente, nello spazio radar russo. O forse, avverrebbe addirittura sulla Russia stessa.

Ipotesi, tattiche, speculazioni pericolose o prove generali di guerra? Comunque la si voglia chiamare questa realtà sembra sempre più vicina e pericolosa.

La strategia americana

Il presidente Trump è a capo di uno dei più avanzati sistemi di difesa antimissile strutturato su una rete globale di sensori per individuare e tracciare qualsiasi lancio contro obiettivi americani. La copertura si basa su diversi siti: dalle costellazioni del Defense Support Program e Space Based Infrared System ai radar SBX-1 a banda X rischierati a Pearl Harbor, nelle Hawaii. Più i radar collocati in Alaska, Groenlandia, Gran Bretagna, Qatar, Taiwan e Giappone.

I missili intercettori Usa

Secondo l’autorevole sito di news Defense One, entro la fine del 2017 gli Stati Uniti metteranno a punto altri 44 missili intercettori terrestri o GBI che serviranno solo da deterrente: 40 a Fort Greeley, Alaska, e quattro a Vandenberg Air Force Base, in California.

L’ultima linea difensiva

Questi intercettori sono l'ultima linea difensiva contro i nordcoreani. Ogni missile balistico intercontinentale di Kim Jong-un può essere intercettato da 4 o più GBI.

I missili nordcoreani sono considerati da Washington una minaccia tripla perché possono trasportare una testata nucleare, chimica o batteriologica considerate efficaci indipendentemente dalla precisione del missile che le trasporta.

Colpire per primi

Un consulente della Difesa, il ricercatore della Middlebury International di Monterey Joshua Pollack, durante la conferenza annuale dell'Air Force Association, ha riferito che il percorso di intercettazione più probabile dei GBI americani è quello verso la Russia. Per Pollack se gli Usa vogliono avere la possibilità di sparare una seconda volta, in caso di fallimento del primo colpo, devono intercettare il razzo partito Pyongyang il prima possibile.

Di parere diverso è il ricercatore della Cornell University George Nelson che, intervistato da Defense One, sostiene quanto l’efficacia della difesa Usa non consista nella velocità dei radar e nel luogo in cui verrebbero intercettati i missili nemici (se in fase di lancio in Corea del Nord o di volo sulla Russia), ma nell’abbattere quei razzi in fase di discesa.

Radar e sensori americani

Gli Stati Uniti utilizzano diversi sensori per capire se i nordcoreani sono in fase di lancio o meno. In una prova del sistema GBI avvenuta a maggio, l'Agenzia per la Difesa Americana ha utilizzato satelliti a raggi infrarossi per individuare la scia di lancio del missile di prova di Kim III, per poi seguirlo in volo con dei radar basati sul mare, SBX, che a terra, TPY-2.

Il pericolo Russia

Ma tra i problemi di Trump non c’è solo Kim Jong-un che dal 2011 ha testato il 30 per cento di armi nucleari in più rispetto a suo padre e nonno messi insieme. Anche Putin è una fonte di pensieri per il presidente americano. La possibilità di penetrare lo spazio russo per difendersi da un probabile attacco nordcoreano aggiunge una complicazione extra alla questione di come difendere gli Usa.

Secondo la Russia, infatti, ci sono forti dubbi sulla veridicità del missile Hwasong-14 che la Corea del Nord ha lanciato nel mese di luglio.

Questo suggerisce che se Washington avesse reagito al lancio di Pyongyang, Mosca avrebbe potuto affermare che gli Stati Uniti non stavano agendo per autodifesa, pur sapendo invece con certezza che i GBI sono missili che non portano testate esplosive.

© Riproduzione Riservata

Commenti