“The edge is where the magic is found”. “È al limite che si trova la magia”. Questo è il titolo di uno dei brani contenti nel nuovo album di Sarah Jane Morris, dedicato a una serie di donne meravigliose che hanno contribuito alla storia della musica. La canzone nello specifico è dedicata a Amy Winehouse, una delle sue artiste preferite, alla sua vita breve ma esageratamente intensa, accennando con delicatezza alla tragedia della sua caduta. La magia di queste musiciste, spesso è nata da vite al limite, situazioni difficili di cui si sono rese paladine grazie alle loro canzoni. L’album, presentato lo scorso 8 marzo a Londra in occasione della Giornata Internazionale della Donna si intitola “The Sisterhood 2”, realizzato con Tony Rémy uno dei chitarristi più importanti e versatili al mondo.
A due anni da “Sisterhood”, dove omaggiava artiste dal calibro di Bessie Smith, Nina Simone, Miriam Makeba, Aretha Franklin, Janis Joplin, Annie Lennox, “Sisterhood 2” contiene undici nuovi brani originali che celebrano alcune delle più influenti cantautrici del nostro tempo.
Undici capolavori che raccontano la grandezza di Patti Smith, Sinéad O’Connor, Peggy Seeger, Etta James, Joan Baez, Dolly Parton, Bonnie Raitt, Joan Armatrading, Janis Ian, Tracy Chapman e Amy Winehouse.
Donne che hanno affrontato battaglie e se ne sono rese portavoce, regalando un notevole tributo sociale.
Toccante la canzone dedicata a Sinéad O’Connor “Oh Mother My Mother”, incentrata sulla metamorfosi e sul perdono donato alla madre dopo un’infanzia travagliata e difficile. Come se, dopo la morte, si trasformassero in due uccelli che si incontrano serenamente sulle rive di un lago.
Alcune straordinarie interpreti della musica mondiale non sono nell’album, perché uno dei requisiti fondamentali di questo progetto è che le interpreti fossero anche autrici dei testi.
La strepitosa voce di Sarah, con il suo inconfondibile timbro, fa il resto.
Com’è nato il progetto “Sisterhood”?
“È iniziato tutto durante il Covid quando ordinavo su Amazon le autobiografie delle artiste che hanno plasmato la mia carriera: volevo scoprire tutto su di loro, che sono state potente fonte d’ispirazione. Ne ho ordinate e lette più di cinquanta! Leggendo quelle autobiografie, mi sono innamorata delle loro vite, delle loro esperienze e ho pensato che ne sarebbe potuto nascere un progetto discografico. Come il passaggio di una torcia di generazione in generazione, iniziando con Bessie Smith per finire con Kate Bush che è una delle più “grandi” di me. Lei passava simbolicamente la torcia a me, come io l’avrei passata poi ad altre cantautrici.”
E con Tony Rémy, amico e tuo miglior collaboratore, hai trovato il partner creativo ideale
“Ho chiesto a Tony di iniziare il progetto non appena le restrizioni del lockdown l’avessero permesso: gli ho letto i miei testi e abbiamo subito deciso che avremmo elaborato ogni canzone nel genere musicale dell’artista di cui avevo scritto. Questo ha reso il progetto estremamente intenso per noi: ha richiesto tutto ciò che avevamo imparato in ambito musicale.”
Dopo il live a Roma il 23 aprile, sarai a Milano al Blue Note l’8 e 9 maggio e il 22 maggio a Pesaro. Hai un rapporto molto intimo con l’Italia, che è diventata la tua seconda casa
“Amo l’Italia e il pubblico italiano perché mi permette di essere quello che sono. Oggi come tanti anni fa.”
Cioè?
“Nel 1989 sono venuta in Italia come supporter dei Simpy Red e nessuno come gli italiani mi ha trattata come un’artista di loro pari livello. Nello stesso anno la mia canzone “Me&Mrs. Jones” fu bannata nel Regno Unito. Mi avevano chiesto di cambiare il titolo in “Me&Mr. Jones” perché l’Inghilterra era terrorizzata che fossi omossessuale, anche se non lo ero. Rifiutai e il mio album venne boicottato. Quattro anni più tardi, sempre nel Regno Unito, Kate Lang face coming out, e l’Inghilterra a quel punto mi voleva lesbica, ma io non lo ero e non volevo mentire. Fu la fine della mia carriera. In Italia, invece, Me&Mrs. Jones arrivò al numero uno! Andai sulle copertine di diverse riviste, molti stilisti volevano vestirmi e collaborai con Riccardo Cocciante alla canzone che poi vinse Sanremo. L’Italia è il mio posto libero. È il mio posto d’amore. È la mia seconda casa, e se non ci fosse stata la Brexit, vivrei già qui!”
C’è già in cantiere un Volume 3?
“Assolutamente. Stiamo pensando già a Sisterhood 3, perché ci sono troppe donne interessanti di cui cantare!”
