4 aprile 2017 - Contrariamente a quanto ipotizzato ieri dalla Croce Rossa locale, nessun italiano risulta disperso in Colombia dopo la valanga di fango che si è abbattuta su Mocoa. È quanto si apprende da fonti della Farnesina, secondo cui "l'unità di crisi, in stretto raccordo con l'Ambasciata italiana a Bogotà, si è messa in contatto con tutti i connazionali che nei giorni scorsi erano stati segnalati in prossimità di Mocoa all'ambasciata".

È intanto salito a 273 morti e 262 feriti il bilancio delle vittime della colata di acqua e detriti che ha travolto la cittadina nel sud del Paese. Lo ha riferito il presidente colombiano, Juan Manuel Santos, in visita nella città. Santos ha aggiunto che ad oggi sono state identificate 60 persone e 100 corpi sono stati riconsegnati alle famiglie. Sono oltre 45mila le persone coinvolte, avendo perso la propria abitazione o avendo subito danni di qualche tipo. 

Di certo la tragedia di Mocoa non sorprende. Molte sono le cause: l'abbandono, la povertà, la mancanza di infrastrutture, oltre a ragioni ambientali e di assetto idrico. Il dipartimento di Putumayo, il cui capoluogo è Mocoa, è lontana da Bogotà e dagli altri centri importanti. Molti abitanti di questa città-enclave in mezzo alla foresta, al confine con l'Ecuador, avevano allertato sui rischi del fiume dall'omonimo nome, a ridosso delle cui sponde sono state costruite numerose abitazioni. A straripare per le forti piogge sabato notte sono stati però anche altri due corsi d'acqua. Santos ha intanto annunciato un piano di ricostruzione, mentre sono già scattati gli aiuti delle autorità. Al di là delle promesse resta il dramma di un Paese in cui 12 milioni di colombiani sono a rischio inondazioni.

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3 aprile 2017 - Secondo la Croce Rossa della Colombia potrebbero esserci due italiani tra le vittime dell'enorme valanga di fango, acqua e detriti che nella notte tra sabato e domenica ha travolto la cittadina di Mocoa, situata nel dipartimento di Putumayo, 500 km a sud di Bogotà, causando almeno 254 morti, tra cui 62 minori. A oltre 48 ore dalla tragedia è ancora corsa contro il tempo nel disperato tentativo di salvare il maggior numero di persone disperse.

"Secondo le prime informazioni in nostro possesso ci sono quattro o cinque stranieri, tra i quali due italiani e due israeliani, che si trovavano nella zona di Mocoa colpita dalla valanga di fango, che non hanno ancora dato loro notizie alle rispettive famiglie". A parlare, contattato dall'ANSA, è Cesar Uruena, responsabile delle operazioni di soccorso della Croce Rossa colombiana. L'Unità di crisi della Farnesina è in contatto con le autorità colombiane per verificare l'eventuale presenza di italiani. Fonti locali riferiscono che gli stranieri erano ospiti di un ostello sulla strada colpita dalla micidiale massa di fango e detriti.

Stando alle forze di sicurezza locali, citate dalla Bbc, i feriti sarebbero oltre 400, mentre i dispersi sarebbero almeno 200, ma non ci sono conferme sulle cifre. Non si esclude che il bilancio possa continuare drammaticamente a salire. Si scava tra pile di sassi e assi di legno che hanno sotterrato le case, con le vittime sorprese nel sonno. 

Le strade sono coperte da una spessa fanghiglia di sabbia e alberi, trasportata dal fiume Mocoa e dai suoi affluenti Sangoyaco e Mulatos, che hanno rotto gli argini per le forti piogge dei giorni scorsi. Scarseggia l'acqua potabile, e manca la corrente elettrica. Le autorità e gli abitanti della cittadina di 45 mila persone - stretta tra le alture del sudovest del Paese - hanno trascorso la notte nelle tende, o in rifugi di fortuna dopo che la valanga ha raso al suolo le loro abitazioni. 

Il presidente colombiano Juan Manuel Santos, giunto ieri sul luogo del disastro, ha proclamato lo stato di calamità, mentre il procuratore generale Nestor Humberto Martinez ha annunciato di aver aperto un'inchiesta. L'istituto di medicina legale ha invece inviato 15 esperti per identificare i cadaveri ed eseguire le autopsie. La tragedia che si è abbattuta su Mocoa è tra i disastri più gravi nella storia della Colombia, scrive El Pais. Nel maggio del 2015 un'altra valanga aveva lasciato il segno a Salgar, nel dipartimento di Antioquia, con un bilancio di 104 morti.

Nella serata di sabato, a causa della mancanza di elettricità, le ricerche sono state sospese ma sono riprese all'alba di domenica, con circa 400 soccorritori impegnati a perlustrare il territorio per riuscire a salvare vite umane o per recuperare i corpi e consegnarli alle famiglie. Non aiutano le operazioni di soccorso la posizione stessa della città, nella regione amazzonica, al confine con l'Ecuador, e le difficoltà delle vie di accesso: a Mocoa si arriva infatti o per via aerea o per strade dissestate che la collegano con le città di Neiva e Pasto.

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