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Terrorismo: chi era l'imam dell'attentato di Barcellona

Il ruolo e gli obiettivi di Abdelbaki El Satty, la guida spirituale a capo della cellula jihadista che ha colpito sulla Rambla e a Cambrils

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Chiara Degl'Innocenti

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A nord di Barcellona, a una manciata di chilometri dalla Francia, mescolata ai 10 mila abitanti della cittadina di Ripoll in maggioranza catalani, da tempo vive una comunità di marocchini. Qui, l’imam Abdelbaki El Satty, saltato in aria all’interno del covo di Alcanar, aveva reclutato e radicalizzato alcuni giovani che poi hanno preso parte all’attentato di Barcellona.

Il documento ritrovato nel covo

Davanti al giudice Mohamed Houli Chemlal, uno dei quattro giovani detenuti dalla polizia spagnola che li ritiene gli unici sopravvissuti della cellula di Ripoll, ha parlato dell’imam più volte. Abdelbaki Es Satty, ad Alcanar, aveva pianificato l’attentato con lo scopo di colpire la Sagrada Familia. All’interno dell’abitazione devastata dall’esplosione è infatti stato trovato un documento dell'Isis, che spiega quali fossero il suoi obiettivi e i compiti della cellula jihadista.

Chi era l’imam

Secondo quel documento rinvenuto nell’abitazione di Alcanar, si comprende che l'imam di Ripoll era il leader spirituale del gruppo e, come tale il religioso voleva immolarsi nel grande attentato kamikaze che avevano pianificato. Aveva inoltre precedenti. Nel 2010 era stato arrestato quando tentava di introdurre in Spagna 12 chili di hashish proveniente da Ceuta. Condannato a 4 anni in cella aveva conosciuto Rachid Aglif che, a sua volta, doveva scontare 18 anni di carcere per aver partecipato all’attacco di Madrid l’11 marzo 2004, un vero massacro che era costato la vita a ben 192 persone e aveva fatto 2 mila feriti.

Tra le mura del carcere Es Satty, ormai radicalizzato, era poi diventato la guida spirituale dei detenuti musulmani. Uscito di galera aveva iniziato a sua volta l’arruolamento di giovani preferibilmente fratelli, ovvero di persone che grazie a quello stretto legame di sangue sono meno portati al tradimento dei membri del gruppo.

Non è un caso che sette dei 12 componenti della cellula terroristica che si sono macchiati degli attentati di Barcellona e Cambrils venissero da tre famiglie. E non è un caso che quattro delle persone della banda fossero a loro volta fratelli e cugini. Come gli Hichamy, Mohamed e Omar, che sono stati uccisi a Cambrils, imparentati appunto con i due fratelli Abouyaaqoub (Younes e Hussein).

 

Gli spostamenti dell’imam prima dell’attentato

Nel 2016 l'imam Es Satty era stato tre mesi a Vilvorde, vicino a Bruxelles, ritenuta una zona a forte penetrazione jihadista. Ma si conoscono anche altri spostamenti: in Marocco e a Zurigo, anche se non si sa ancora se lì l’imam avesse preso contatti con altri gruppi legati all'Isis.

La morte dell’imam

Poi poche ore prima dell'attacco sulla Rambla accade invece l’imprevisto. Il covo viene distrutto per un errore nella manipolazione della "madre di Satana", l'esplosivo artigianale dell'Isis che la banda doveva usare per imbottire, con anche 120 bombole di gas, tre furgoni da usare nel grande attentato. Qui, l’imam viene polverizzato con un altro terrorista. Si salva solo Chemlal, il giovane che adesso sta collaborando con la polizia, ma che quella sera viene raccolto dai fratelli jihadisti fra le macerie gravemente ferito.

La ricostruzione di uno degli attentatori

Chemlal adesso racconta. Secondo la sua confessione la banda di terroristi si riunisce la notte del 16 agosto a Ripoll e, senza capo e senza esplosivi, decide di attaccare comunque sulla Rambla e a Cambrils. L’opera più nota di Antoni Gaudì, il simbolo di Barcellona visitato ogni giorno da migliaia di turisti, la Sagrada Familia, era il primo obiettivo dei terroristi. Assieme ad altri monumenti simbolo della città. Ma con la provvidenziale esplosione i piani saltano. Dalle indagini è emerso infatti che i coltelli utilizzati per il secondo attacco erano stati comprati pochi minuti prima di agire.

L'ultimo jihadista della cellula di Ripoll

Younes Abouyaaqoub, 22 anni, è l'ultimo terrorista ucciso dalla polizia nei vigneti delle colline del Penedes a nord di Barcellona, dopo che si era lanciato con un furgone in mezzo alla folla sulla Rambla. Una donna lo aveva riconoscito dopo che poche ore prima era stato diffuso il suo identikit: alto 1,80, pelle scura, capelli corti, forse con la barba, "pericoloso e probabilmente armato".


Bilancio dell'attacco di Barcellona, 15 morti e 134 feriti. Ma senza la provvidenziale esplosione del covo, se fosse stata davvero attaccata la Sagrada Familia, la strage sarebbe potuta essere molto più drammatica.

Ora i 12 membri marocchini della cellula sono tutti morti o dietro le sbarre, tranne Mohamed Aalla, proprietario dell'Audi3 usata a Cambrils, rilasciato dopo essersi difeso davanti al giudice spiegando che l'auto era sua ma la usava il fratello Said, ucciso proprio a Cambrils.

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