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Brexit: per l'uscita dall'Europa serve l'ok del Parlamento

La decisione è stata presa dall'Alta corte di Londra che però riesaminerà il caso entro l'8 dicembre. Ecco, quindi, cosa potrà accadere dopo il verdetto

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Chiara Degl'Innocenti

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Per il momento il Parlamento britannico deve essere consultato prima che venga avviato l'iter della Brexit, l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea. Lo ha deciso l'Alta corte di Londra che oggi ha accolto il ricorso di un gruppo di attivisti pro Ue che aveva fatto richiesta del voto da parte di Westminster per poter dare inizio alla procedura di divorzio con l'UE. Uno a zero per Gina Miller, la donna d'affari e attivista che ha organizzato e guidato la campagna anti-Brexit.

Il giudice così per ora ha dato torto al governo di Theresa May che rivendicava il pieno diritto d'invocare l'articolo 50 del Trattato di Lisbona. Per ora perché ovviamente questa decisione non è piaciuta al primo ministro inglese che ha chiesto e ottenuto il ricorso. La premier, infatti, intende avviare la procedura di uscita dal blocco europeo prima della fine del marzo 2017 sostenendo le "prerogative storiche" del suo governo e la volontà popolare espressa nel referendum del 23 giugno votato dal 52% degli elettori proprio in favore della Brexit.

E adesso, che cosa ci si deve aspettare nell'immediato? Innanzitutto, la palla è passata alla Corte Suprema, il tribunale britannico di ultima istanza. In questo caso i suoi undici giudici - sarebbero 12, ma un posto è vacante - sono chiamati a risolvere i rapporti tra i diversi poteri dello Stato e il loro diritto di precedenza nell'attivare un articolo di un trattato internazionale, il numero 50 di Lisbona, tanto menzionato.

Per questo la Corte si dice pronta a una prima udienza, in base al calendario del tribunale, il 7 o l'8 dicembre. In quei giorni i giudici dovranno riesaminare il verdetto dell'Alta corte e in particolare valutare se la decisione precedente sia stata viziata da qualche influenza politica o anche solo dalla pressione dell'opinione pubblica. I tempi per arrivare a un verdetto sulla questione non dovrebbero poi essere troppo lunghi in modo da permettere eventuali altri passaggi istituzionali successivi.

E dopo che cosa accadrà? Con un ribaltamento del verdetto, il governo May dovrebbe rispettare la sua tabella di marcia fissata per il prossimo marzo. In caso contrario, sarebbe il Parlamento a doversi esprimere, molto probabilmente con l'introduzione di una legge ad hoc, che verrebbe poi sottoposta al voto. Fra le possibilità c'è anche quella che una delle parti, in caso di sconfitta nei tribunali britannici, si possa rivolgere alla Corte di giustizia dell'Unione europea con sede in Lussemburgo. Un'opzione in più che farebbe slittare la Brexit.

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