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Brexit: i 4 punti della difficile trattativa tra UE e Gran Bretagna

Migranti, sovranità nazionale, indipendenza dall'eurozona e libertà commerciale: questi i principali ostacoli all'accordo

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Redazione

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"Dopo le consultazioni nelle ultime ore devo dichiarare con franchezza che non c'è ancora garanzia che raggiungeremo un accordo" per evitare la Brexit. Ad ammettere che l'imminente vertice metterà a dura prova le capacità diplomatiche all'interno della UE è lo stesso presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, nella lettera di invito formale ai 28 leader europei.

"Dissentiamo su alcune questioni politiche", si legge ancora nella missiva di Tusk, "e sono pienamente consapevole che sarà difficile superarle. Pertanto vi esorto a restare costruttivi". Detto, fatto. Ancora questa mattina era in corso un nuovo trilaterale tra il premier britannico David Cameron, Tusk e il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker.

Visto il ritardo preso dai negoziati per arrivare a un accordo, "avremo piuttosto un english lunch", un pranzo all'inglese, ha scherzato Cameron con i due leader Ue al suo arrivo nella sala dell'incontro secondo quanto hanno mostrato le telecamere a circuito chiuso. Tusk ieri sera aveva originariamente convocato un "english breakfast", una colazione all'inglese, con tutti i 28 alle 11. Ma la sessione di lavoro è slittata almeno sino alle 13,30 per dare spazio ai bilaterali e al proseguimento dei negoziati.

Migranti: l'ostacolo più alto

Quattro sono i punti su cui verterà la difficile trattativa, indicati in un'altra lettera dallo stesso leader britannico David Cameron. Il primo riguarda il tema dei migranti, rispetto al quale il Regno Unito chiede all'UE il via libera all'introduzione di una legge sul diritto d'asilo che renda possibile usufruire dei vantaggi del "welfare" (assegnazione di una casa popolare, bonus per i figli, sgravi fiscali) solo ai rifugiati che risiedano nel Paese da almeno quattro anni.

La richiesta si combina anche con un maggiore controllo sui ricongiungimenti familiari, anche e soprattutto per combattere il fenomeno dei "matrimoni combinati" in tal senso, e con quella - ancora più difficile da mediare - che riguarda i cittadini di eventuali nuovi Paesi della UE, per i quali i britannici vorrebbero una libertà di movimento non immediata, ma subordinata al fatto che l'economia della loro nazione sia "allineata" a quella degli altri Stati membri.

Liberi in politica e in economia

Altro tema di discussione è poi quello della sovranità nazionale, con il Regno Unito che pretende l'introduzione di una norma che permetta ai parlamenti dei singoli Paesi, coalizzandosi, di bloccare norme decise dal Parlamento europeo.

Dall'indipendenza politica a quella economica il passo è breve, ed ecco quindi che come terza richiesta di Cameron c'è anche l'introduzione di un meccanismo che vieti ai Paesi dell'eurozona di cambiare le regole anche per gli altri; in alternativa, è richiesto un sistema d'emergenza per il solo Regno Unito, che dovrebbe essere lasciato libero di prendere le sue decisioni indipendentemente da quelle della UE.

Al tavolo economico appartiene poi anche il quarto e ultimo dei punti più "caldi" espressi da Cameron, che chiede di rimuovere dai codici dell'UE i regolamenti che possono frenare lo sviluppo dell'economia dei singoli Paesi (a partire ovviamente dal regno Unito), rendendo più facile la circolazione di merci, capitali e servizi.

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