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Brexit, gli ultimi dinosauri di Bruxelles

Nel caos pre-Brexit, un punto è chiaro: gli eurocrati britannici sono una specie in via di estinzione

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Il peggiore degli incubi si sta materializzando: il no-deal, ossia la Brexit senza accordo con l'Ue, appare come uno scenario sempre più probabile. Ma anziché il 29 marzo, data fissata per l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, la hard Brexit potrebbe verificarsi a fine giugno (o al massimo a marzo 2020), attraverso l'estensione dell'articolo 50. Tuttavia, anche gli altri scenari restano aperti. I più gettonati al momento sono: il modello norvegese che prevede una Brexit estremamente morbida, un secondo referendum sull'uscita dall'Ue o una consultazione popolare sul risultato dei negoziati.

In tanto caos, un solo aspetto sembra certo: gli eurocrati britannici, cioè i cittadini di Sua Maestà che lavorano per l'Unione europea, sono diventati una specie in via di estinzione. A dire il vero, a Bruxelles i britannici non sono mai stati numerosi. Oggi rappresentano solo il 2,8 per cento del personale della Commissione e il 2,4 per cento di quello del Consiglio europeo, nonostante siano il 12,9 per cento della popolazione dell'Unione. «Assieme ai rappresentanti britannici eletti e nominati» scrive il settimanale britannico The Economist, «questo piccolo gruppo è l'ultimo del suo genere».

Diverse le sorti che si prospettano per la piccola pattuglia britannica. Per quanto riguarda i politici, il giorno della Brexit, il fatidico 29 marzo (o al massimo il 18 aprile, durante l'ultima sessione del Parlamento uscente), il rappresentante britannico alla Commissione Sir Julian King dovrebbe trasferire le sue responsabilità a un collega europeo e i 73 eurodeputati britannici dovrebbero chiudere gli uffici e mandare a casa i loro assistenti.

Migliore la prospettiva per i funzionari, vale a dire quei 1.262 britannici che lavorano nelle istituzioni europee. «Il 70 per cento è impiegato dalla Commissione europea, un quarto dal Parlamento europeo e il resto dal Consiglio» spiega il sito Politico.eu. Sebbene le regole dicano che il personale Ue debba avere la cittadinanza di uno Stato membro, sono previste alcune eccezioni. Anche perché, per l'Ue, i cittadini britannici non possono essere puniti a causa della Brexit. A gennaio la Commissione ha reiterato le rassicurazioni sul futuro professionale dei suoi 917 dipendenti con un contratto fisso.

Quelli con un contratto a termine, invece, dovrebbero poter restare al lavoro finché il contratto non scade. Ma secondo l'Economist la realtà potrebbe essere meno rosea. «Tutti sono convinti che i britannici avranno meno opportunità di promozione dopo l'uscita del loro Paese» osserva il settimanale. «Saranno tenuti lontani da aree sensibili, dove potrebbero esserci conflitti di interesse, come la concorrenza, il commercio, l'agricoltura e il bilancio».

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