Olivia Wicki

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Il premier britannico David Cameron ha annunciato le sue dimissioni dopo il voto dei britannici per la Brexit. Parlando dinanzi a Downing Street, nella sua prima uscita pubblica dopo il risultato, il premier ha detto che rispetterà "la volontà del popolo britannico". E ha aggiunto che ci deve essere un nuovo leader per condurre i negoziati con l'Ue.

"Io non credo che sia necessario definire una tabella di marcia ma ritengo che dobbiamo avere un nuovo primo ministro in tempo per la conferenza del Partito Conservatore a ottobre". Subito dopo Cameron, a Buckingham Palace, ha comunicato la sua decisione alla Regina Elisabetta.

"Io farò il possibile, come primo ministro, per pilotare la nave nei prossimi settimane e mesi. Ma non penso che sia giusto per me cercare di essere il capitano che guida il nostro paese verso la sua prossima destinazione", ha detto Cameron. "Non è una decisione che ho preso alla leggera. Ma credo che sia nell'interesse nazionale avere un periodo di stabilità e poi la nuova leadership richiesta", ha aggiunto il premier, che parteciperà al Consiglio europeo della prossima settimana a Bruxelles.

Pochi giorni fa gli analisti del The New York Times parlando davanti al suo ufficio al numero 10 di Downing Street, aveva chiesto ai votanti di considerare soprattutto l'economia Britannica nelle loro decisioni di voto. Nel breve periodo, la Brexit comporterebbe un rallentamento della crescita economica e indebolirebbe la stabilità della Gran Bretagna.

Martin Wolf, editorialista economico del Financial Times ha scritto che "questo referendum è forse l'atto più irresponsabile mai fatto da un governo britannico" (the most irresponsable act by a British government in his lifetime). Cameron sostiene che questo voto sia simbolo di una “grande festa della democrazia”.

Ma è chiaro il sentimento xenofobo e anti immigrati ha animato la campagna per lasciare l'Europa fin dall'inizio. Cameron stesso era un sostenitore della riforma dell'immigrazione. Resta da chiedersi, scrive il NYT, perchè se Cameron sostiene fermamente la Gran Bretagna debba restare nell'Unione europea, sia poi così critico sulle politiche nei confronti dell'immigrazione.

Tim Bale, docente di politica alla Università di Queen Mary di Londra, nell'articolo del The New York Times prevedeva che, se la campagna per rimanere nella Ue fosse uscita sconfitta dalle urne, Cameron avrebbe lasciato rapidamente la politica. Mentre alcuni sostengono che David Cameron non abbia avuto altro scelta che sostenere il referendum, altri dicono che avrebbe potuto decidere diversamente. E, in definitiva, Cameron avrebbe portato le dispute interne del suo partito sulla scena pubblica del Paese.

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