Rita Fenini

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E' stato il precipitare degli eventi nelle ultime settimane e il risultato del referendum di domenica, a convincere gli Unionisti di Barcellona a scendere in piazza

Ieri, sono stati 350mila (per la polizia), 950mila (per gli organizzatori), i manifestanti che hanno invaso il centro di Barcellona per opporsi al presidente catalano Carles Puigdemont, deciso a proclamare, forse già domani, l'indipendenza della Catalogna dalla Spagna

Fra i partecipanti alla marcia unionista, anche lo scrittore peruviano (naturalizzato spagnolo) e Nobel per la Letteratura Mario Vargas Llosa, che ha definito il referendum catalano “un golpe politico”, aggiungendo che "la passione può essere distruttiva quando è fanatismo e razzismo”

A fargli eco con un tweet il premier spagnolo Mariano Rajoy, che ha dichiarato: "In difesa della democrazia, della Costituzione e della libertà. Preserveremo l'unità della Spagna. Non siete soli"

Contrari al distacco da Madrid e fedeli alla Costituzione spagnola, gli unionisti lamentano che in questo difficile periodo nessun politico ha fatto campagna per il “No” e accusano gli indipendentisti di essere ancorati al passato più che al futuro, attaccati a quell'11 settembre del 1714 quando Barcellona cadde nelle mani delle truppe borboniche e la Catalogna perse la sua indipendenza

Apparentemente in minoranza, sino a qualche giorno fa ai margini di scioperi e proteste irredentiste, gli unionisti hanno iniziato a farsi sentire lo scorso 4 ottobre, quando, durante il discorso tv del presidente catalano Carles Puigdemont, hanno organizzato una rumorosissima, pacifica "pentolata", seguita da altre altrettanto pacifiche (e meno rumorose) manifestazioni di strada

 



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