Luigi Gavazzi

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Ormai è certo che gli attentatori di Bruxelles del 22 marzo fossero parte della cellula terroristica di Salah Abdeslam

Gli indizi sono numerosi, e lo erano già martedì, immediatamente dopo gli attentati all’aeroposto e in metorpolitana nella capitale belga. Quindi suona quasi grottesco che giovedì mattina l’avvocato di Abdeslam, Sven Mary, se ne esca dicendo che il suo assistito non ne sapeva nulla. Però adesso pare accetti l’estradizione in Francia.

Come già anticipato martedì da varie fonti (questo post è stato pubblicato in origine il 22 marzo alle 16:00) è ormai evidente che l’esecuzione degli attentati di Bruxelles sia stata accelerata dall’arresto di Abdeslam, e — collegato a questo argomento — che il gruppo e la logistica dietro agli attentati di Parigi fosse ancora in azione e che sia intervenuto per timore che l’arresto li facesse scoprire.

Come hanno agito martedì 22 marzo a Bruxelles
Intanto vediamo come si sono probabilmente svolte le azioni martedì, in base alle ricostruzioni, ancora provvisorie e incomplete, con alcuni dubbi che emergono ogni ora.

Il commando che semina la morte all’aeroporto di Bruxelles Zaventem e nella metropolitana alla stazione di Maelbeek è composto di quattro persone, forse cinque.

I fratelli Khalid (27 anni) e Ibrahim El Bakraoui (29 anni), Najim Laachraoui (25 anni), l’artificiere degli attentati di Parigi in novembre 2015, e un quarto uomo, ancora senza nome, forse il famoso uomo con il cappello delle foto dell’aeroporto. (Lasciamo per ora il quinto nell’ordine delle ipotesi).

I tre con un nome sono noti alla polizia, e legati a Salah Abdeslam, che li ha anche reclutati nella cellula dell’Isis belga — guidata da Abdelhamid Abaoud — che ha compiuto gli attentati di Parigi. Sono delinquenti abituali, diventati terroristi, prima di supporto logistico, poi assassini-suicidi.

Trascorrono la notte prima degli attentati di Bruxelles del 22 marzo in un appartamento di Schaerbeek, al 4 di Rue Max Roos. Nell’appartamento hanno nascosto 15 chili di Tatp (l’esplosivo usato anche a Parigi), 150 litri di acetone, 30 di acqua ossigenata e varie valige con bulloni, chiodi, frammenti di vetri. 

Arriva il mattino di martedì, giorno della strage. Khalid El Bakraoui prende la metropolitana, linea 1, andrà a farsi esplodere, alle 9, assassinando 20 persone sul treno alla stazione di Maelbeek.

Ibrahim El Bakraoui, insieme a Najim Laachraoui e il misterioso uomo con il cappello prendono un taxi e chiedono un passaggio per l’aeroporto. 
Il Taxi è però piccolo per le loro cinque borse. Il taxista ne carica solo tre. Le altre due restano dunque nell’appartamento.
All’aeroporto, alle 7:58 e 28 secondi la prima esplosione alla fila 11 del check-in bagagli. Alle 7:58 e 37 secondi la seconda esplosione alla fila 2.
La terza valigia, pare quella con l’ordigno più potente, viene abbandonata senza che esploda, probabilmente dall’uomo con il cappello, che fugge. 
Sarà fatta esplodere dagli artificieri.

Uomini in fuga
Informazioni ulteriori sui legami fra il gruppo degli attentatori di Parigi e quelli di Bruxelles, dovrebbero arrivare dalla conferma che il terzo uomo si Zaventem sia proprio Najim Laachraoui — in precedenza individuato con il nome falso di Soufiane Kayal, anch’egli ritenuto un uomo della rete degli attentati del 13 novembre e probabile artificiere anche degli attentati del 22 marzo.
Contro Laachraoui la Procura belga aveva spiccato un mandato d’arresto nei giorni precedenti. Tracce del suo dna sono state trovate sia in due covi, sia soprattutto su almeno due cinture esplosive, una utilizzata al Bataclan, l’altra allo Stade de France.

Appartamenti
I fratelli Khalid e Ibrahim El Bakraoui. Khalid, e anche questo torna, sarebbe la persona che ha affittato l’appartamento di Forest in rue du Dries 60, proprio quello nel quale è stato ritrovato il dna si Salah Abdeslam durante il blitz di pochi giorni precedente la sua cattura.
Khalid aveva anche affittato l'appartamento di Rue de Fort a Charleroi, nel settembre del 2015, dove si rifugiarono per un po' i fratelli Abdeslam e Abdelhamid Abaoud, la cosiddetta "mente" degli attentati di Parigi.

Inoltre, va ricordato che nel blitz a Forest il 16 marzo, è rimasto ucciso Mohamed Belkaid, algerino di 35 anni. Considerato uomo importante della diramazione Isis in Belgio e Francia, e una delle menti dell’organizzazione degli attentati di Parigi di novembre. Sotto il falso nome di Samir Bouzid, era stato controllato in Belgio, nel settembre del 2015, insieme a Salah Abdeslam. Un’impronta digitale di Belkaid era sul telefono cellulare lasciato in un cestino della spazzatura davanti al Bataclan.

Chiarimenti ulteriori arriverebbero se venisse arrestato anche Mohamed Abrini — belga di origini marocchine di 31 anni, ritenuto uno dei principali nodi della rete logistica degli attentati di Parigi, anch’egli vicino a Salah, e il cui ruolo nelle azioni di Bruxelles non è ancora chiaro.

Nel tardo pomeriggio di martedì l’Ansa aveva addirittura specificato che fonti dell’intelligence irachena sostengono inoltre che gli attacchi “sono stati pianificati due mesi fa a Raqqa, in Siria” e che in un primo momento Bruxelles non era fra gli obiettivi indicati, ma è diventata il primo bersaglio scelto “a causa dell’arresto di Salah Abdeslam”.

Politico.eu invece riportava una dichiarazione di un non meglio identificato funzionario belga di alto rango che ha addirittura sostenuto martedì pomeriggio che Salah avrebbe dovuto partecipare alle azioni del 22 marzo se non fosse stato arrestato venerdì 18.

Sempre secondo Politico.eu, il ministro degli esteri belga, Didier Reynders, aveva detto sabato scorso che Abdeslam stava preparando altri attacchi, insieme a una rete di individui che tramavano con lui.

Anche il Procuratore capo di Trieste, Carlo Mastelloni, esperto di terrorismo internazionale e di Medio Oriente, aveva sottolineato il probabile legame fra gli attentati di Bruxelles e Salah Abdeslam.
Era a conoscenza dell’azione ed è stata condotta subito prima che quest’ultimo potesse rivelarla” agli investigatori che lo stanno interrogando.
Ma per Mastelloni l’azione potrebbe essere interpretata come “segno di debolezza, perché è evidente che l’Isis non è sicura della tenuta dei propri militanti”. 
Oggi “l’Isis -dice Mastelloni- ha voluto dimostrare una grossa capacita’ organizzativa e militare in siti tradizionalmente oggetto di piani preventivi di difesa, come aeroporti e metropolitane. Tra l’altro, il fatto che uno degli attacchi sia stato sferrato a cento metri dalla sede del Parlamento europeo, la dice lunga anche sulla sua valenza simbolica”.

Vediamo alcuni punti che possiamo ricavare dalle analisi su quanto è avvenuto martedì 22 marzo e nei giorni e settimane precedenti.

Rete terroristica ancora efficiente
In primo luogo, la rete terroristica della Jihad — ascrivibile all’Isis o al Qaeda — è abbastanza articolata e complessa da non risentire eccessivamente, almeno nei primissimi giorni, dell’arresto di un suo nodo. Per la polizia belga — e quella francese — gli attentati di oggi finiscono per ridimensionare il “successo” di venerdì 18 marzo.

Colpire d’anticipo
In secondo luogo, i terroristi potrebbero aver deciso di anticipare i colpi a Bruxelles, per scongiurare il possibile intervento delle forze di sicurezza, che dopo Salah — e magari grazie anche alla sua collaborazione — potrebbero aver avuto a portata gli altri componenti della cellula, o della rete di cellule.

Le informazioni date da Salah
Anche perché di Salah probabilmente non tutti i suoi ex compagni si fidano più. Come di lui non si fida più “l’organizzazione Isis” qualsiasi cosa significhi. Sia perché decise di non farsi saltare a Parigi il 13 novembre, sia perché dopo l’arresto, da quanto emerge, avrebbe cominciato a collaborare.

I terroristi della Jihad: “Siamo ancora attivi”
Con questa mossa, i terroristi avrebbero raggiunto — oltre che rinnovare il terrore in tutta Europa — anche l’obiettivo propagandistico di dimostrare che sono ancora attivi, efficaci, nonostante l’arresto di Salah e le conseguenze dirette sull’organizzazione che sicuramente si verificheranno.

I supporter che entrano in azione
La rete terroristica attorno a Bruxelles-Molenbeek è però particolarmente difficile da fermare completamente, perché può essere rinforzata da elementi che fino a oggi si sono limitati a complicità di copertura e supporto logistico, ma possono rapidamente trasformarsi in uomini d’azione diretta in circostanze di difficoltà, come gli arresti degli uomini più attivi.

Terrorismo locale
Sia Parigi in novembre che Bruxelles in marzo confermano comunque che la maggior parte degli attacchi in Europa viene portato da terroristi cresciuti localmente e che i legami con l’Isis o al-Qaeda sono ideologici, di emulazione e al massimo di addestramento di alcuni elementi che trascorrono qualche mese a combattere in Siria o in Iraq.

(The Guardian, Ansa, Reuters, Politico.eu, Bbc, La Repubblica)

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