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Assange e Wikileaks inconsapevoli (?) agenti della Russia

Il New York Times attacca: favoriscono di fatto Putin. Anche se non ci sono legami diretti con i servizi segreti del Cremlino, Mosca li usa abilmente

Julian Assange e Wikilieaks fanno gli interessi della Russia, anche se, molto probabilmente, non hanno legami diretti con i servizi segreti di Vladimir Putin.

È il New York Times a dirlo, in un lungo servizio pubblicato il 31 agosto sul sito web del quotidiano, e il primo settembre in prima pagina sul giornale.

Il titolo e il sommario del pezzo, firamto da Jo Becker, Steven Erlanger e Eric Schmitt, sintetizzano perfettamente il senso:
"How Russia Often Benefits When Julian Assange Reveals the West’s Secrets"
American officials say Mr. Assange and WikiLeaks probably have no direct ties to Russian intelligence services. But the agendas of WikiLeaks and the Kremlin have often dovetailed.

Insomma, senza esporsi sul fatto che sia per "convinzione, convenienza o coincidenza", il Nyt dice che l'attenta analisi delle attività di Wikileaks durante questi quattro anni di esilio forzato di Assange nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra, ha evidenziato che i documenti pubblicati da Wikileaks e le varie dichiarazioni di Assange stesso, hanno spesso giovato alla Russia e danneggiato l'Occidente.

In sostanza, pur non avendo probabilmente legami diretti con i servizi segreti russi, da questi Assange viene probabilmente "usato". Soprattutto sul piano propagandistico e ideologico.
Assange si riempie spesso la bocca di retorica contro la politica "imperiale" degli Stati Uniti, accusati di proclamarsi difensori della democrazia e dei diritti umani, ma che poi userebbero, sempre secondo il boss di Wikileaks, la forza delle armi e dell'intelligence per dominare i paesi più deboli e spingerli a operare in accordo degli interessi dell'impero.
Assange ha sintetizzato questa visione del mondo nell'ultimo libro The Wikileaks Files: The World According to Us Empire.

Peccato che, dicono al Nyt, dal ragionare di Assange manchi completamente ogni senso critico per quanto riguarda la Russia di Vladimir Putin. Dove qualsiasi dissenso viene fatto tacere attraverso sistematiche azioni di intimidazione, spionaggio e diffusione di informazioni diffamatorie - a volte anche a prezzo della vita degli oppositori e dei giornalisti.
Russia che, peraltro, aggiungiamo noi, sta sgomitando per scrollarsi di dosso le umiliazioni subite dalla fine dell'Unione Sovietica e gioca a fare la grande potenza, occupando territori di paesi confinanti, come dimostra l'annessione della Crimea; e come dimostra la partita in Siria, dove più che attaccare l'Isis, in questi mesi ha puntellato il governo di Assad e bombardato gli oppositori e molti civili.

Il comportamento di Assange arriva a essere inconsapevolmente comico, quando si trova a denunciare il tentativo di censura ai suoi danni operato dagli americani in un'intervista a Russia Today, che è il modello migliore di un media (tv e web in lingua inglese) completamente asservito alla propaganda di Putin.

Fra gli ultimi colpi di Wikileaks, va ricordato, ci sono le rivelazioni dei messaggi email del Comitato nazionale del Partito democratico, nei quali si leggevano informazioni su come il partito stesse favorendo Hillary Clinton a scapito del suo rivale Bernie Sanders. Rivelazioni che sono state prontamente usate da Donald Trump, il candidato repubblicano alla presidenza che Vladimir Putin vorrebbe vedere arrivare alla Casa Bianca in novembre.

Naturalmente, Wikileaks ha risposto alle accuse del Nyt, provando a smontare gli addebiti. In particolare si sottolinea come Wikileaks abbia pubblicato oltre 650mila documenti sulla Russia e su Putin, la maggior parte dei quali critici del loro operato.
Wikileaks - si dice - ha denunciato pubblicamente casi di corruzione in Russia, ha difeso ripetutamente le Pussy Riot e ha pubblicato oltre due milioni di documenti su Assad e la Siria.
È falso, infine, che Wikileaks e Assange non hanno pubblicamente criticato gli abusi di Assad e delle forze russe impegnate nella guerra in Siria.

[Il servizio del New York Times su Assange, la risposta di Wikileaks]

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