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Armi nucleari: tra Putin e Trump dichiarazioni da Guerra Fredda

Il presidente russo annuncia di aver ordinato di rafforzare l'arsenale e il futuro inquilino della Casa Bianca invita gli Usa a fare altrettanto

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Redazione

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Tutta la devastante potenza delle armi nucleari... anche se per fortuna a livello verbale: in attesa dell'insediamento di Donald Trump il prossimo 20 gennaio, tra Russia e Stati Uniti salgono infatti i toni in merito agli armamenti. Il primo a rompere gli indugi è stato Vladimir Putin parlando con i media nazionali: "Abbiamo bisogno di rafforzare il potenziale militare delle nostre forze nucleari strategiche", ha affermato, "in particolare con complessi missilistici che possano penetrare affidabilmente ogni sistema antimissilistico presente e futuro".

Parole quindi votate a un'azione offensiva oltre che difensiva e non a caso fatte seguire da parole di elogio rispetto all'operazione militare in Siria: "L'esercito siriano ha ricevuto un sostegno considerevole e grazie a questo ha potuto portare a termine una serie di operazioni efficaci contro i miliziani antigovernativi". Con il ministro della Difesa Sergei Shoigu, anch'egli presente all'incontro con i media, che ha poi voluto sottolineare come l'apparato militare nazionale abbia "sperimentato 162 tipi di armamenti moderni nel corso della campagna siriana, tutti dimostratisi ad alta affidabilità: tra questi, aerei Sukhoi e Mig, oltre a elicotteri del tipo Kamov

La reazione di Trump
Immediata, e non meno "muscolare", la replica di Donald Trump: "Gli Stati Uniti devono rinvigorire ed espandere notevolmente le proprie capacità nucleari", ha dichiarato via social il futuro inquilino della Casa Bianca poche ore dopo le dichiarazioni giunte da Mosca, almeno fino a quando... "il mondo non ricomincerà a ragionare per quanto riguarda l'atomica".

Dichiarazioni da Guerra Fredda, che sul fronte americano si è poi almeno parzialmente cercato di smussare: "Il presidente eletto", ha infatti commentato Jason Miller, portavoce del tycoon, "si riferiva alla minaccia di una proliferazione nucleare e al bisogno fondamentale di prevenirla, particolarmente tra le organizzazioni terroristiche e tra i Paesi instabili e gli stati canaglia". Nessun riferimento diretto alla Russia, dunque, anche se viene difficile pensarlo. Di certo va registrato un netto cambio di registro rispetto alla politica internazionale di Barack Obama, che già nel 2009 aveva invocato da Praga la totale eliminazione degli arsenali atomici.

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