Esteri

Argentina: chi e perché ha votato no all'aborto

Il Senato ha respinto la legalizzazione dell'interruzione volontaria di gravidanza. Ogni anno nel Paese vengono praticati 350.000 aborti illegali

No all'aborto legale e gratuito in Argentina. La delusione degli attivisti

Barbara Massaro

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Hanno vinto le ragioni del no. Ha vinto il veto della Chiesa Cattolica e del Vaticano; ha vinto la paura e ha vinto l'Argentina rurale ben rappresentata in Senato da tre esponenti per ogni Regione.

Perché ha vinto il no

E così ancora una volta le donne del paese latino si sono viste negare il diritto a interrompere una gravidanza indesiderata in maniera legale, sicura e gratuita.

 

La campagna dei fazzoletti verdi (la corrente pro aborto che dal 2005 combatte per introdurlolegalemente in Argentina) si lecca oggi le ferite dopo che, al termine di una lunga discussione, 38 senatori (contro i 31 favorevoli) hanno respinto la proposta di legge già approvata dalla Camera. 

Ma alla Camera la maggioranza proporzionale aveva ben rappresentato la realtà urbana delle grandi città, Buenos Aires in primis, fuori dalla logica campesina e rurale dei piccoli centri. Al Senato, però, funziona in maniera diversa, e così ogni Regione, dalla più piccola alla più grande, è rappresentata da tre senatori ciascuna e il nord argentino delle campagne ha avuto la meglio sul cosmopolitismo urbano più progressista.

Il cammino degli attivisti

E dire che di fatica, gli attivisti, ne avevano fatta tanta. Erano arrivati a convincere l'antiabortista Presidente Mauricio Macrì, a non porre il veto a un eventuale sì del Congresso (e lui in fondo aveva accettato per distogliere l'attenzione da ben altre e più gravi falle nel sistema democratico del Paese) e il sì della Camera aveva lasciato ben sperare.

Invece l'Argentina conferma la tendenza antiabortista dell'America Latina. Solo a Cuba e in Uruguay, infatti, l'aborto è legale, mentre in tutti gli altri Stati, con differenze da Paese a Paese, non è concesso se non in caso di stupro, di gravi malformazioni fetali o di rischi per la vita della madre. 

La piaga degli aborti clandestini

Il problema è che questa legge favorisce il proliferare della pratica dell'aborto clandestino con 350.000 interruzioni di gravidanza praticate in maniera illegale. Ogni anno 47.000 donne vengono ricoverate per complicazioni post aborto e almeno 50 donne l'anno muoiono per le conseguenze di interventi praticati senza tenere in conto delle più elementari norme igieniche e sanitarie. 

La nuova legge avrebbe reso l'interruzione volontaria di gravidanza un diritto fino alla quattordicesima settimana e oltre il terzo mese sarebbe stato concesso solo in caso di stupro, pericolo per la vita della donna e gravi malformazioni fetali. Avrebbe incluso l’aborto nel programma medico obbligatorio (PMO) e quindi sarebbe stata considerata una prestazione medica di base, essenziale e gratuita.

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