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Iran - Arabia Saudita, anche la Somalia rompe le relazioni con Teheran

Si definiscono gli schieramenti nella guerra diplomatica in Medio Oriente. E il governo iraniano accusa Riad di aver bombardato l'ambasciata in Yemen

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Redazione

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7 gennaio

Dopo l'Arabia Saudita e altri Paesi alleati della monarchia del Golfo, anche la Somalia ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche con l'Iran, accusandolo di voler destabilizzare la sicurezza e l'unità del Paese. Questa mattina l'Iran ha accusato l'Arabia Saudita di aver bombardato la sua ambasciata in Yemen, ma diverse fonti hanno smentito qualsiasi tipo di danno alla struttura.

Si fa comunque sempre più alta la tensione tra i due paesi, dopo che Riad ha annunciato l'esecuzione di 47 persone indicate come "terroristi", tra i quali uno Sheikh sciita, Nimr al Nimr

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Dalla parte dell'Arabia Saudita

Nella controversia  si sono schierati con Riad altri quattro dei cinque Paesi che compongono con i sauditi il Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg). Cioé Kuwait, Emirati arabi uniti, Qatar e Bahrein. Quest'ultimo ha rotto formalmente le relazioni diplomatiche con l'Iran, come ha fatto l'Arabia Saudita. Gli altri tre hanno richiamato gli ambasciatori, mantenendo le relazioni a livelli inferiori. Il sesto Paese membro del Ccg, l'Oman, ha criticato aspramente l'assalto all'ambasciata saudita a Teheran, ma non ha seguito gli altri Paesi del Golfo. Anche Sudan e Gibuti si sono schierati decisamente con l'Arabia Saudita rompendo le relazioni diplomatiche con l'Iran. Decisamente sul fronte saudita è anche il governo dello Yemen, guidato dal presidente Abd Rabbo Mansur Hadi che per molti mesi lo scorso anno è stato in esilio a Riad. Sebbene mantenendo un atteggiamento meno apertamente ostile, anche la Turchia ha fatto capire di stare dalla parte saudita. Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha infatti detto che l'esecuzione da parte di Riad dello Sheikh sciita Nimr al Nimr, che ha scatenato la disputa, è un affare interno dell'Arabia Saudita.



Dalla parte dell'Iran

Dalla parte dell'Iran sta il governo siriano del presidente Bashar al Assad, appartenente alla setta sciita degli alawiti. Anche l'Iraq, con il governo sciita di Haidar al Abadi, è in linea di massima schierato con Teheran, ma mantiene un atteggiamento più prudente, avendo deciso solo recentemente di riaprire l'ambasciata saudita a Baghdad dopo 25 anni. Con l'Iran sono anche i ribelli sciiti Houthi dello Yemen e, in Bahrein, la maggioranza della popolazione, che è sciita, mentre la dinastia al potere e' sunnita. Il Libano, infine, è diviso tra uno schieramento a guida sciita, con il movimento Hezbollah, che sta con l'Iran, e l'altro sunnita dalla parte dell'Arabia Saudita.

5 gennaio

La crisi per ora solo diplomatica tra Iran e Arabia Saudita è riassunta nelle due lettere che le missioni diplomatiche dei due paesi hanno inviato all'ONU, al Consiglio di Sicurezza e al segretario generale Ban Ki-moon in relazione agli incidenti avvenuti
nell'ambasciata di Riad a Teheran e al consolato di Mashad. Il loro contenuto non è stato ancora rivelato.

Intanto, le autorità iraniane hanno deciso di sospendere il pellegrinaggio minore alla Mecca ("Umra") finché Riad non garantirà migliori condizioni di sicurezza rispetto al tragico incidente del settembre scorso alla Mecca, quando in una calca incontrollata morirono migliaia di pellegrini. Lo ha annunciato oggi il portavoce del governo Mohammad Bagher Nobakht.


La crisi diplomatica

Dopo Bahrain, Sudan ed Emirati Arabi Uniti anche il Kuwait si è unito all'Arabia Saudita richiamando il proprio ambasciatore in Iran. Lo riferisce l'agenzia di notizie del Kuwait, senza però precisare al momento quali conseguenze questa misura avrà sulle relazioni diplomatiche con la Repubblica islamica. Dopo la decisione saudita di rompere i rapporti diplomatici, anche il Bahrain ha rotto le relazioni mentre il Sudan ha espulso i diplomatici iraniani da Khartum e gli Emirati Arabi Uniti hanno mantenuto solo i rapporti commerciali con Teheran.

L'Arabia saudita "non può coprire il suo crimine", cioé l'aver messo a morte l'imam sciita Nimr al-Nimr, tagliando i rapporti diplomatici con l'Iran. Lo scrive il presidente iraniano Hassan Rohani sul suo sito. Riad, prosegue, ha fatto una "strana azione" e tagliato le relazioni con la Repubblica islamica per coprire il suo "grande crimine".

- LEGGI ANCHE: Chi è Nimr al Nimr4 gennaio - IL PUNTO

Alle stelle la tensione tra Arabia saudita ed Iran dopo che l'Arabia Saudita, bastione dell'Islam sunnita, ha annunciato tre giorni fa l'esecuzione di 47 persone indicate come "terroristi", tra i quali uno Sheikh sciita, Nimr al Nimr: nella tarda serata di ieri Riad ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche tra i due paesi. Ha inoltre anche sospeso tutti i voli da e verso l'Iran e le relazioni commerciali.

A seguire anche il Bahrein e il Sudan hanno annunciato di aver interrotto le relazioni diplomatiche con l'Iran.

Sono così iniziate le telefonate ai livelli più alti della diplomazia internazionale. Già ieri Federica Mogherini, alto rappresentante dell'Unione Europea per gli affari esteri, aveva parlato con i ministri degli esteri di entrambi i paesi chiedendo di frenare l'escalation in corso. Oggi, invece, un funzionario degli esteri di Mosca ha dichiarato a Interfax che la Russia si candida a fare da intermediaria per sciogliere le tensioni, mentre la Germania ha chiesto alle parti di dialogare per trovare una soluzione comune come Parigi e Roma.

In serata l'inviato dell'Onu per la Siria Staffan de Mistura ha detto che si recherà a Riad e poi a Teheran per disinnescare la tensione tra le due capitali mentre il segretario di Stato americano, John Kerry, ha parlato tra ieri e oggi con i ministri degli Esteri iraniano e saudita per tentare di riportare la calma e dovrebbe completare il giro di telefonate oggi, chiamando i capi della diplomazia di altri Paesi dell'area del Golfo, tra cui Bahrein, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Oman.

Le minacce iraniane
Già nella serata di ieri erano state della guida suprema iraniana Ali Khamenei le parole più forti - "la vendetta divina si abbatterà sui politici sauditi" - e sua anche l'immagine più eloquente: un boia bifronte, una parte vestita con l'abito bianco saudita e l'altro con quello nero di Jihadi John, l'impietoso tagliatore di teste dell'Isis.

E oggi alla tv di Stato, il viceministro degli esteri iraniano Hossein Amir Abdollahian, ha detto: "La decisione dell'Arabia Saudita di interrompere le relazioni diplomatiche con l'Iran non puo' coprire lo "sbaglio strategico" di Riad commesso con l'esecuzione dell'imam sciita Nimr al-Nimr", accusando inoltre l'Arabia Saudita di promuovere il terrorismo e l'estremismo nel Medio Oriente.

 

È stato proprio Khamenei a dare la versione ufficiale della condanna iraniana all'esecuzione dell'imam Nimr al-Nimr, nel secondo giorno dell'ira sciita contro la monarchia saudita.

La risposta di Riad non si è lasciata attendere. In serata il ministro degli esteri saudita Adel al-Jubeir ha annunciato in televisione la rottura delle relazioni diplomatiche con Teheran, lasciando 48 ore di tempo ai diplomatici iraniani espulsi per lasciare il paese.

"Dio onnipotente non rimarrà indifferente - è stato poco prima il monito di Khamenei sul suo sito ufficiale - al sangue innocente, e questo sangue sparso in modo ingiusto affliggerà rapidamente" i nuovi governanti di Riad, quelli guidati da re Salman.

Una condanna ed un rinvio ad una punizione futura che più autorevoli (e minacciosi) non potevano essere, e che si accompagnano a quelle che giungono dalle diverse voci del governo di Hassan Rohani. Le quali hanno anche ammonito i manifestanti a non deragliare dai binari della legalità, come accaduto ieri notte all'ambasciata saudita, devastata e messa a fuoco nonostante i cordoni ed i rinforzi di polizia pur preventivamente ordinati.

Ma i protagonisti dell'assalto - studenti e basiji, i volontari dei Pasdaran, sono spesso protagonisti di simili deragliamenti - evidentemente ben conoscevano la prassi degli attacchi alle ambasciate e anche i confini della semi-illegalità in cui potersi muovere.

Tanto che, nonostante il divieto di tornare di fronte alla sede diplomatica di Riad - dove manca da circa un anno il titolare, solo pochi giorni fa si era annunciato l'arrivo del nuovo ambasciatore, che ora dovrà rinunciare - e nonostante i circa 50 arresti annunciati dalla magistratura, altre proteste si sono ripetute ieri nello stesso luogo, con scontri e qualche agente ferito.

Proteste concluse con un atto simbolico da parte dei manifestanti: una targa nuova, con il nome dello Sheikh Nimr, al posto di quella che indicava Boustan street.

La manifestazione ufficiale intanto si svolgeva a Felestin Square, nel centro della capitale, con un vecchio e nuovo repertorio di slogan contro i sauditi, "mercenari degli Usa", e il grande e storico nemico, Israele.

Il ministro degli Esteri Javad Zarif ritesseva nel frattempo la sua rete diplomatica, accusando Riad di violazione dei diritti umani e di sostegno al terrorismo in telefonate con la rappresentante  della politica estera Ue Federica Mogherini - che ha cercato di "disinnescare le tensioni" e fermare l'escalation - e il segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon, il cui commissario per i diritti umani ha definito "inquietanti" le esecuzioni saudite.

Diritti che per il presidente Rohani sono stati violati da Riad insieme ai valori islamici, mentre le Guardie della rivoluzione insistevano sulle responsabilità del wahabismo e salafismo sunnita di marca saudita nel generare i mostri del terrorismo e dell'Isis.

Ma da Riad la risposta era stata pronta: "Il regime iraniano è l'ultimo al mondo che puo' accusare gli altri di sostenere il terrorismo", ha detto un funzionario del ministero saudita, visto che "sponsorizza il terrore ed è condannato dalle Nazioni Unite e da molti Paesi". Fra i quali gli Usa, che usano ancora il termine per indicare il suo sostegno a gruppi palestinesi di Gaza e a Hezbollah in Libano.

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3 gennaio

Tensione alle stelle tra sunniti e sciiti dopo che l'Arabia Saudita, bastione dell'Islam sunnita, ha annunciato ieri l'esecuzione di 47 persone indicate come "terroristi", tra i quali uno Sheikh sciita, Nimr al Nimr.

Immediata la condanna degli sciiti, e in Iran la risposta è stata subito violenta, con l'ambasciata saudita a Teheran presa d'assalto da decine di manifestanti, che hanno lanciato bombe incendiare contro la rappresentanza diplomatica e l'hanno saccheggiata, prima di essere dispersi dalla polizia.

Le proteste spaziano dall'Iraq al Libano allo Yemen, dove tra l'altro la Coalizione araba a guida saudita che combatte i ribelli sciiti Houthi ha annunciato oggi la fine di una tregua cominciata il 15 dicembre per l'avvio di negoziati.

La minaccia iraniana
L'Iran, potenza rivale di Riad nella regione, ha detto che l'Arabia Saudita pagherà "a caro prezzo" l'esecuzione di Al Nimr. E la Guida Suprema Ali Khamenei ha ricordato il religioso in un tweet con la sua foto sotto il monito "Il risveglio non si può sopprimere"

Prima dell'assalto all'ambasciata si era avuto notizia di un primo attacco al consolato saudita a Mashaad, nel nord dell'Iran: su twitter sono rimbalzati foto e filmati in cui si vedono alcuni dimostranti scalare la recinzione che protegge il consolato ed impossessarsi della bandiera saudita. Nelle immagini si vedono anche divampare delle fiamme.

Teheran e Riad hanno convocato i rispettivi ambasciatori per protestare.

Le altre proteste in Medio Oriente
Da Beirut il movimento sciita libanese Hezbollah, alleato di Teheran, ha affermato di ritenere "gli Usa e i suoi alleati responsabili" per le esecuzioni, perchè "coprono i crimini del Regno". Decine di sciiti hanno dato vita a una marcia di protesta nelle strade di Qatif, nell'Est dell'Arabia Saudita, dove viveva Al Nimr.

La televisione panaraba Al Jazira, che ha diffuso le immagini, non ha fatto cenno ad incidenti. Altre decine hanno manifestato nel vicino Bahrein e la polizia ha fatto ricorso a gas lacrimogeni per disperderli. Il Paese, dove la maggioranza della popolazione e' sciita, e' retto da una dinastia sunnita.

Bahrein e EAU con l'Arabia
I governi dello stesso Bahrein e quello degli Emirati Arabi Uniti hanno invece espresso approvazione per le esecuzioni, giudicandole parte della lotta al terrorismo. Dello stesso avviso uno studioso della università islamica Al Azhar del Cairo, Fawzi al Zafzaf, intervistato dalla televisione Al Arabiya.

Chi sono i giustiziati
Soltanto quattro dei 47 giustiziati erano sciiti. Tutti gli altri - tra cui un cittadino egiziano e uno del Ciad - erano sunniti. Tra di loro, Fares al Shuwail, considerato il leader di Al Qaida nel Regno, in carcere dal 2004. Secondo il ministero dell'Interno di Riad, la maggior parte dei giustiziati era stata condannata per attentati compiuti dalla stessa Al Qaida tra il 2003 e il 2006 in cui erano rimasti uccisi numerosi sauditi e stranieri.

Il portavoce del ministero della Giustizia, Mansur al Qufari, ha negato ogni discriminazione confessionale, affermando che i processi sono stati regolari e hanno visto "garantiti i diritti della difesa". Il portavoce del ministero dell'Interno, generale Mansur al Turki, ha detto che alcuni dei condannati sono stati decapitati e altri fucilati.

Le esecuzioni sono avvenute a Riad e in altre 12 città. Lo Sheikh Al Nimr, che nel 2009 aveva fatto appello alla secessione delle province orientali, ricche di petrolio e dove vive la maggioranza dei due milioni di sciiti del Regno, era stato condannato lo scorso anno da una Corte speciale a Riad per "sedizione" e per avere posseduto armi.

Il leader sciita aveva respinto quest'ultima accusa e aveva detto di non aver mai incitato alla violenza. Suo fratello, Mohammad al Nimr, ha riferito che la famiglia è rimasta "scioccata" dalla notizia delle esecuzioni, ma ha fatto appello alla popolazione sciita perchè ogni protesta "sia pacifica".    

Mohammad al Nimr è il padre di Ali, il giovane anch'egli condannato a morte e per il quale la comunità internazionale si è mobilitata negli ultimi mesi, ma che non compare nella lista dei giustiziati oggi. Amnesty International ha riferito che Ali al Nimr èstato arrestato nel febbraio del 2012, quando aveva 17 anni, ed è stato condannato a morte per rapina a mano armata e per aver attaccato le forze di sicurezza.

Quella di ieri è stata la piu' grande esecuzione di massa in Arabia Saudita dal 1980, quando vennero messi a morte 63 militanti fondamentalisti per un assalto alla Grande Moschea della Mecca l'anno precedente. Nel 2015 invece, secondo varie organizzazioni per i diritti umani, le esecuzioni nel Regno sono state almeno 157, il numero più alto negli ultimi 20 anni 

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2 gennaio

Ore 18:00 - Sale la tensione fra il mondo musulmano sciita e l'Arabia Saudita dopo l'esecuzione dello Sceicco Nimr al-Nimr, il leader sciita, esponente dell'opposizione pro-democrazia nella monarchia. Nimr al-Nimr è diventato noto anche all'estero per il suo ruolo nelle proteste, ispirate dalla Primavera araba, del 2011 nelle province orientali dell'Arabia Saudita.
Nella zona gli sciiti sono in maggioranza ma ritengono di essere marginalizzati e discriminati.

Già nelle scorse ore l'Iran aveva tuonato - per bocca del ministero degli Esteri - sostenendo che l'Arabia Saudita "pagherà caro" l'esecuzione.

Più tardi il movimento sciita libanese Hezbollah, alleato dell'Iran, ha detto di ritenere "gli Usa e i suoi alleati" come "responsabili" per le esecuzioni avvenute oggi in Arabia saudita perché "coprono i crimini del Regno contro il suo popolo e quelli della regione". "Chiediamo alla comunità internazionale di condannare il crimine commesso dall'Arabia Saudita", si aggiunge in una nota di Hezbollah citata dai media libanesi.

Manifestazioni di proteste si sono tenute in Bahrain, in India, a Londra e in alcuni centri delle province orientali dell'Arabia Saudita.

Nimr al-Nimr è stato ucciso insieme ad altre 46 persone in una macabra raffica di esecuzioni da parte delle autorità del Regno saudita.

Ore 12:00 

Quarantasette "terroristi" sono stati giustiziati in Arabia Saudita. Lo ha annunciato il ministero dell'interno saudita secondo quanto riferisce al Arabiya. Le persone messe a morte erano state condannate per aver progettato e compiuto attacchi terroristici contro civili.

Secondo il ministero la maggior parte di loro erano coinvolte in attacchi attribuiti ad al Qaida ed avvenuti tra il 2003 e il 2006 e provenivano da 12 regioni del paese.

Tra loro compare anche il religioso sciita Nimr al-Nimr, che era stato condannato a morte l'anno scorso per sedizione. Arrestato a luglio del 2012, era uno dei leader principali delle proteste sciite nella parte orientale del paese. L'esecuzione di Nimr al-Nimr potrebbe innescare nuovi disordini nella minoranza sciita del regno, in gran parte concentrata nell'est del paese, e in Bahrein, dove dal 2011 gli sciiti chiedono maggiori diritti.

La reazione in Iran
Intanto dall'Iran non è mancata la reazione: "L'Arabia Saudita pagherà a caro prezzo l'esecuzione del leader sciita Nimr al-Nimr" ha affermato il ministero degli esteri iraniano secondo media internazionali. "L'esecuzione di una personalità come lo sceicco al-Nimr, che non aveva altro mezzo oltre a quello della parola per perseguire i suoi obiettivi politici e religiosi dimostra solo il grado di imprudenza e irresponsabilità" dell'Arabia Saudita, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Hossein Jaberi Ansari, citato dall'iraniana Presstv.

"Il governo saudita appoggia i terroristi e gli estremisti takfiri (sunniti radicali, ndr), mentre parla ai suoi critici a casa con il linguaggio delle esecuzioni e della soppressione", ha aggiunto il portavoce. La responsabilità per le conseguenze di questa mossa "irresponsabile" e "incapace", ha sottolineato Jaberi Ansari, è del potere a Riad e la monarchia pagherà un "alto prezzo" per queste politiche.

Chi è Al-Nimr
Al-Nimr, 55 anni, è stato uno strenuo oppositore della monarchia sunnita del Bahrein che represse duramente le proteste del 2011. Riad mandò le sue truppe per aiutare a schiacciare la rivolta, temendo un contagio all'interno dei suoi confini.

Amnesty International aveva definito la condanna a morte del religioso sciita come parte di una campagna condotta dalle autorità saudite per "reprimere ogni dissenso". Prima del suo arresto nel 2012 al-Nimr aveva detto che la gente non vuole governanti che uccidono o compiono ingiustizie contro chi protesta. Il religioso non ha negato le accuse politiche contro di lui, ma ha sempre affermato di non aver mai portato armi o incitato a compiere atti violenti.

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