Esteri

Angela Merkel e l'ipotesi "Giamaica"

Ovvero la possibile coalizione con i Liberali e i Verdi. Che, però, sottolineano le divergenze in materia di ambiente e di politiche sociali

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Luciano Lombardi

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Archiviate urne e schede elettorali, per Angela Merkel e la sua Cdu è arrivato il momento di passare alla fase successiva, quella dell'individuazione delle forze necessarie a creare un governo stabile.

Tuttavia, visto il deludente risultato elettorale, trovare una quadra, cioè un'alleanza che possa garantire nel Bundestag i numeri per governare, sarà un'impresa tutt'altro che facile.

La soluzione più semplice sarebbe stata quella di riproporre la Grosse Koalition, cioè l'intesa con l'Spd: il 53 per cento risultante dalla somma dei rispettivi esiti elettorali avrebbe, infatti, garantito la maggioranza. Ma il no, a quanto pare incontrovertibile del leader dei Socialdemocratici Martin Schulz, ha escluso l'eventualità, costringendo la Cancelliera a esplorare altre strade.

Con una sola certezza: non vi sarà alcun genere di intesa con l'Afd, il partito di estrema destra che ha rappresentato la vera rivelazione delle politiche tedesche.

Un'alternativa possibile

L'unica possibile alternativa resta dunque la cosiddetta opzione "Giamaica" il curioso nome risultante dai colori dei partiti che dovrebbero far parte della coalizione, cioè il nero della Cdu/Csu, il giallo dei Liberali della Fdp e il verde del Die Grunen, che sono poi gli stessi della bandiera dello Stato caraibico.

Inedita a livello federale, l'alleanza ha già avuto modo di esistere - con una certa efficacia - a livello locale, sia in Saarland che nello Schleswig-Holstein.

Sebbene i due potenziali alleati non hanno escluso di poter entrare a far parte di una tale intesa, quella si prospetta è una soluzione complessa, poiché si tratta di far convivere entità che si trovano politicamente agli antipodi.

Tuttavia, già all'indomani del voto, i leader dei due partiti si sono detti possibilisti, esprimendo le rispettive disponibilità a negoziare, ma ben consapevoli delle tante divergenze che potrebbero emergere e rendere assai difficile portare a termine l'obiettivo.

I fattori di rischio

Sia il leader del Fdp Christian Lindner che i due membri di vertice dei Verdi, cioè Katrin Göring-Eckardt e Cem Özdemir, hanno individuato - e dichiarato - alcune possibili divergenze, sia in materia di ambiente che di politiche sociali e fiscali.

Sul primo punto, per esempio, un conflitto "virtuale" esiste già, ed è quello tra i Verdi che puntano a ridurre sensibilmente l'incidenza dei combustibili fossili e i liberali che li considerano ancora irrinunciabili, come pure un altro possibile terreno di scontro è quello delle tasse, che per la Die Grunen devono essere proporzionali ai redditi, al contrario di quanto pensano i vertici dell'Fdp che prediligono un modello di prelievo "indifferenziato".

Altre possibili divergenze potrebbero riguardare poi l'immigrazione (al contrario dei Liberali, i Verdi sono favorevoli alle politiche di accoglienza senza limiti di sorta) e l'Europa, con l'Fdp che, da sempre, sostiene con forza l'uscita della Grecia dall'Eurozona.

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