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Alfie Evans: la storia del nuovo caso Charlie Gard

Dall'Italia arriva la cittadinanza per salvare il piccolo, ma dal Regno Unito i giudici decidono di staccare i macchinari per la ventilazione

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Chiara Degl'Innocenti

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Il Regno Unito è tornato a vivere, per la terza volta, una vicenda che ha scosso le coscienze di tanti. Dopo i casi di Charlie Gard, il piccolo affetto da una rarissima malattia genetica degenerativa, e di Isaiah Haastrup, il bambino con gravi lesioni cerebrali, il tribunale inglese ha autorizzato i medici a interrompere i trattamenti anche ad Alfie Evans, 21 mesi, malato di una patologia sconosciuta.

Con Alfie però i suoi genitori hanno tentato l'ultima carta. In extremis hanno provato a fermare i medici grazie all'intervento del governo italiano che ha concesso la cittadinanza al bambino. Un atto che darebbe il modo alla coppia di trasferire Alfie all’ospedale vaticano del Bambino Gesù, per proseguire le cure palliative. Nonostante questo, il magistrato britannico che segue il caso avrebbe dato il via libera definitivo al distacco dei macchinari che tengono in vita il piccolo che però, secondo fonti riportate dall'agenzia Ansa, sarebbe ancora vivo nove ore dopo il distacco dalla macchina per la ventilazione respiratoria mantenendo solo le cannule per l'ossigeno.

La decisione dei medici

Secondo i medici dell’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool, l’ospedale che ha in cura il bimbo, continuare il trattamento è “scorretto e inumano” poiché da maggio del 2016, anno in cui è nato, il bambino vive in uno "stato semi-vegetativo" e soffre di condizioni neurologiche degenerative. Per questo i sanitari hanno chiesto l’intervento dei giudici dell'Alta Corte di Giustizia di Fleet Street nel decidere contro la volontà dei genitori di interrompere le cure del piccolo Alfie che vive con il sostegno assistito delle macchine che lo aiutano a respirare e alimentarsi. L’ospedale inglese ha programmato l’interruzione dei trattamenti per il 23 febbraio.

Il volere dei genitori

Contro l’opinione dei medici e dei giudici sono i genitori di Alfie, Kate e Tom, entrambi ventenni, che vorrebbero invece sottoporre il loro bambino a un nuovo trattamento all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Dopo la sentenza, il padre di Alfie, ha dichiarato: “Ho bisogno di tempo per pensarci. Non mi arrenderò”. Ma dovrà farlo perché il giudice ha già preso la sua decisione.

La decisione del giudice

Niente cure in Italia. Il giudice dell’Alta Corte inglese ha stabilito un verdetto secondo cui  ogni ulteriore trattamento sembra inutile: “Ora Alfie ha bisogno di ricevere cure palliative di buona qualità” le sue condizioni sono “troppo danneggiate” per poter vivere in questo modo. Questo accadeva il 23 febbraio e questo è stato ribadito il 23 aprile.

Parole dure che riecheggiano nei sentimenti dei coniugi Evans, ma che non scalfiscono le convinzioni, né il senso pratico dei medici né della legge. Oltre che di quegli esperti di bioetica i quali insistono a ripetere come vi siano casi in cui il coinvolgimento emotivo dei genitori "non può avere l'ultima parola".

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