Esteri

Afghanistan: ora cosa succede?

In vista dei prossimi colloqui di pace fra talebani e Stati Uniti, vi presentiamo tutti gli scenari possibili

Provincia di Nangarhar, Afghanistan

Redazione Panorama

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A fine aprile dovrebbe riprendere, a Doha, il sesto ciclo di colloqui di pace per l'Afghanistan fra talebani e Stati Uniti. L'ultimo round si è tenuto sempre in Qatar: durato 16 giorni, è finito a marzo. I negoziatori di entrambe le parti hanno riconosciuto che sono stati fatti progressi, ma che non si è trovato un accordo sulla data del ritiro dei soldati. L'essenza dell'accordo, come ha sintetizzato il settimanale britannico The Economist, è che «l'America ritiri le truppe in cambio dell'assicurazione che l'Afghanistan non diventi più un rifugio per terroristi internazionali».     

Per la prima volta da più di 17 anni a questa parte, Washington sta seriamente considerando il ritiro di gran parte dei suoi circa 10 mila soldati presenti in Afghanistan. Quella che è stata la più lunga guerra della storia statunitense è costata la vita di decine di migliaia di civili e di oltre 100 mila combattenti. Per non parlare dei soldati stranieri: più di 2.400 caduti statunitensi e oltre 1.000 di altri contingenti nazionali. Ma il conflitto è costato anche in termini economici. Secondo fonti statunitensi, la spesa supera i 40 miliardi di euro l'anno.

Attraverso i colloqui di pace, gli Stati Uniti cercano di raggiungere l'obiettivo che si erano prefissati dopo l'11 settembre: la prevenzione di altri attacchi terroristici. Peccato che, fra i negoziatori afghani di Doha, fossero presenti anche i cosiddetti «Taliban five», ossia i cinque alti papaveri del regime talebano che aveva dato rifugio a Osama bin Laden, che viveva proprio in Afghanistan quando organizzò gli attentati dell'11 settembre. Dopo l'invasione del Paese nel 2011, i cinque talebani avevano trascorso lunghi anni nel carcere di Guantanamo fino a quando, nel 2014, erano stati scambiati con il sergente Bowe Bergdahl.

Ma i colloqui fra i talebani e i negoziatori di Washington rappresentano solo la prima fase di un processo dall'esito estremamente incerto, come ha di recente osservato il network britannico Bbc in uno speciale dedicato al futuro dell'Afghanistan. Se le trattative porteranno l'agognata pace o faranno sprofondare ancor di più il Paese dell'Asia centrale nel caos, è ancora tutto da vedere. La partita è ancora tutta aperta, come dimostra il quadro degli scenari ipotizzabili. Ecco i principali, con tutte le opzioni possibili.

ELEZIONI SI, ELEZIONI NO

La prima decisione che i negoziatori dovranno prendere sarà stabilire se le elezioni presidenziali, già posticipate alla fine di settembre, si terranno come previsto. Se si andrà al voto, e se l'accordo di pace nel frattempo non sarà ancora stato sottoscritto, il potere dovrà essere in seguito diviso con i talebani, il cui controllo del territorio in Afghanistan, dal 2001 a oggi, non è mai stato così esteso. Resta però da vedere in che modo, ossia se l'eventuale nuovo governo afghano sarà ad interim o se riceverà un mandato pieno.

NUOVO ESECUTIVO: TECNICO O DI COALIZIONE

Una volta decisa la formazione di un nuovo esecutivo, occorrerà anche capire se sarà tecnico o di coalizione. A quel punto, l'opzione che si aprirà sarà la presenza o meno dei talebani nel nuovo esecutivo. Sarebbe un passo avanti, visto che attualmente gli integralisti islamici si rifiutano di parlare con un governo che non riconoscono.

TALEBANI AL GOVERNO...

Nel caso di un governo di coalizione, la presenza dei talebani aprirebbe parecchi interrogativi. A partire dall'attuale Costituzione, che il gruppo integralista non accetta. Ma il pericolo che più preoccupa la popolazione è, come ha scritto il sito del network Al Jazeera, «è che la pace con i talebani possa preannunciare il ritorno della loro ferrea interpretazione della legge islamica».  

… O AL POTERE?

Ma c'è anche l'ipotesi che i negoziatori non riescano a firmare un accordo di pace. Anche perché le trattative, come si legge sul New York Times, «sono permeate da un clima di sfiducia, in cui ogni parte crede che l'altra possa usare i negoziati come distrazione per guadagnare vantaggio sul terreno di battaglia». In tal caso, i talebani potrebbero decidere di prendere di nuovo il potere, come già fecero nel 1996. In tal caso, le preoccupazioni di un ritorno all'oscurantismo islamico crescerebbero a dismisura.     

RISCHIO GUERRA CIVILE

Ma le cose potrebbero anche andare peggio. Come ha scritto il New York Times, «la mancanza di un passo avanti nei colloqui proprio prima della primavera, quando i combattimenti di solito si intensificano, fa crescere la preoccupazione sull'avvento di un altro anno di sangue». In pratica, il vuoto di potere, e il conseguente vuoto di sicurezza, potrebbe far scoppiare di nuovo il caos. A quel punto aumenterebbe, come ha previsto la Bbc, «la produzione di droga ed esploderebbe il numero dei rifugiati, ponendo serie sfide non solo all'Afghanistan ma all'intera regione e al resto del mondo».



 


  

   

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