Simona Santoni

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Sangue e terrore a Kabul. La capitale dell'Afghanistan è vittima di ripetuti attentati per mano dei talebani e dell'Isis. 

L'ultimo attacco risale al 29 gennaio: prima dell'alba, un commando dell'Isis si è scagliato contro un compound militare vicino all'Accademia militare Marshal Fahim. 11 i soldati uccisi, 16 i feriti. Morti anche quattro terroristi; un quinto membro della squadra suicida è stato invece arrestato. Lo Stato islamico ha rivendicato l'attentato.
Il 21 ottobre 2017 15 cadetti della stessa accademia furono uccisi da un kamikaze che si schiantò contro l'autobus su cui viaggiavano a Kabul. 

Una lunga scia di sangue: il 27 gennaio, un kamikaze si è fatto esplodere su un'ambulanza-bomba piena di tritolo nel centro di Kabul provocando 95 morti e 235 feriti. L'esplosione è avvenuta in un orario di punta nel quartiere dove si trovano le sedi di numerose istituzioni, tra cui il ministero dell'Interno e la sede dell'Unione europea. L'attacco, rivendicato dai talebani, ha suscitato la collera da parte dei cittadini, che hanno riversato sui social il loro malcontento nei confronti delle autorità afgane.

Il 20 gennaio un gruppo di assalitori talebani ha messo sotto assedio per 12 ore l'hotel Intercontinental a Kabul, causando ufficialmente 22 morti (ma 43 secondo fonti credibili ufficiose). Il commando armato, dopo essersi introdotto nello stabile, ha sparato contro i presenti nella sala da pranzo prima di entrare nelle stanze e prendere persone in ostaggio, in alcuni casi uccidendole dopo poco. Il commando ha anche appiccato un incendio al quarto piano, durato per gran parte della notte. Gli attentatori sono stati uccisi dalle forze di sicurezza afghane, con il sostegno della coalizione occidentale su mandato Onu. L'hotel è stato preso di mira perché "pieno di invasori americani e di altre nazionalità".

La violenza resta endemica in Afghanistan, sedici anni dopo l'arrivo degli occidentali nel 2001.


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