Redazione

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Sul proprio mensile online Dabiq lo Stato Islamico pubblica una fotografia della bomba "rudimentale" che abbattè l'Airbus-321 russo precipitato nel deserto del Sinai il 31 ottobre scorso con 224 persone, confermando la matrice terroristica del disastro. Compaiono una lattina marca "Schweppes Gold" insieme a un detonatore e all'innesco su sfondo blu. In un'altra immagine si vedono passaporti presuntamente emessi in Russia e appartenenti ad alcune delle vittime dello schianto, che sarebbero stati "ottenuti dai mujaheddin" del gruppo.

L'ordigno, si precisa, fu portato sull'aereo approfittando delle falle nel dispositivo di sicurezza dell'aeroporto egiziano di partenza, a Sharm el-Sheikh. In origine, afferma ancora l'Isis, l'intenzione era di colpire un aereo occidentale. Si cambiò obiettivo dopo che Mosca intraprese la campagna di bombardamenti in Siria. In una precedente rivendicazione, i jihadisti affermavano che avrebbero scelto in piena autonomia quando e come divulgare i dettagli dell'attentato.

I servizi segreti di Mosca ieri avevano confermato l'ipotesi terroristica - già alimentata da una rivendicazione dell'Isis e da varie indiscrezioni e considerazioni e analisi dell'intelligence britanniche e americane - per l'esplosione dell'Airbus 321 nei cieli del Sinai.

Nessun momento più propizio per rivelare una verità scomoda, quasi intollerabile per il Cremlino: dopo gli attacchi a Parigi, la tragedia in Egitto diventa più accettabile nel quadro di una offensiva terroristica che minaccia non più solo Mosca ma tutti gli avversari dell'Isis, mettendo la Russia sullo stesso piano della Francia.

 

Tremenda punizione
La reazione di Putin è infatti analoga a quella di Francois Hollande, con cui ha già concordato oggi la cooperazione navale e il coordinamento tra le intelligence in attesa di riceverlo il 26 al Cremlino: un rafforzamento dell'offensiva militare, usando per la prima volta i cacciabombardieri strategici, e la promessa di dare la caccia ai responsabili degli attentati, anche con una taglia da 50 milioni di dollari e un inconsueto appello alla comunità internazionale.

"Li cercheremo dappertutto, ovunque si nascondano. Li troveremo in qualsiasi angolo del pianeta e li puniremo", ha ammonito minacciosamente.

Poi ha ordinato subito di rafforzare i raid: "Non solo devono continuare ma devono essere intensificati in modo che i criminali capiscano che la punizione è inevitabile".

Poco prima Aleksandr Bornikov, il capo dei servizi segreti (Fsb), gli aveva comunicato i risultati delle indagini: "Sui resti dell'aereo sono state trovate tracce di esplosivo prodotto all'estero, è stata una bomba artigianale equivalente ad un kg di tritolo esplosa in volo, e questo spiega perché i frammenti della fusoliera sono stati ritrovati in un'area così vasta".

Irritazione egiziana
Una conclusione che ha spiazzato e irritato il Cairo, pare non avvisato ufficialmente prima, anche se poi il premier egiziano, Sherif Ismael, ha dovuto prenderne atto.

Si tratta di un danno di immagine non solo per l'industria turistica, una delle principali fonti dell'economia egiziana, ma anche per il presidente al-Sisi, l'ex comandante dell'esercito che si era presentato al proprio Paese e al mondo come un uomo forte capace di riportare e garantire l'ordine dopo il caos.

Il Sinai non è controllato dal Cairo
Invece l'attentato ha dimostrato che la penisola sul Mar Rosso, di cui sosteneva di avere pieno controllo, è esposta all'azione della Provincia del Sinai, la branca dell'Isis che ha rivendicato l'esplosione dell'aereo come vendetta agli attacchi russi in Siria.

Probabilmente c'e' stata qualche falla o complicità nel sistema dei controlli all'aeroporto di Sharm. L'Egitto ha smentito l'arresto di due funzionari dello scalo sospettati di aver aiutato a piazzare la bomba, ma fonti aeroportuali hanno ammesso la ricerca di "un funzionario e di un sotto ufficiale che non avrebbero prestato adeguata attenzione agli scanner di sicurezza".

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