Esteri

I 5 fattori che hanno reso il Portogallo il Paese più green al mondo

A marzo la produzione di energie rinnovabili ha superato la domanda

Energia eolica in Portogallo

Barbara Massaro

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Questione di lungimiranza. Quando, nel 2000, il Governo portoghese ha acquistato l'intera rete elettrica nazionale che, fino a quel momento, era gestita da privati ha ipotecato buona parte del successo che oggi il Portogallo ha nel campo delle energie rinnovabili

L'energia green supera il fabbisogno nazionale

I dati che arrivano dall'associazione portoghese per le energie rinnovabili (Apren) parlano chiaro: a marzo l'energia green - ovvero eolica, idroelettrica e fotovoltaica - è stata sufficiente per supportare il fabbisogno nazionale, anzi, è stata addirittura superiore. Il mese scorso le fonti verdi hanno generato 4.812 gigawattora di elettricità, il 103,6% rispetto ai 4.647 gigawattora consumati nel Portogallo continentale.

Si tratta di un primato europeo importante figlio di una sapiente politica energetica che dall'UE, tramite i fondi SIE (fondi strutturali e di investimento europei) è stata tradotta in maniera efficace a livello nazionale. Ora resta da capire in che modo il caso Portogallo possa rappresentare un modello da esportare anche verso gli altri stati membri (e non solo).

Una sapiente progettualità politica

Si parlava della nazionalizzazione della rete elettrica. Prima le reti appartenevano a società elettriche private che non avevano alcun interesse a investire in fonti rinnovabili con un conseguente e notevole impegno economico nell'adattamento delle infrastrutture. Il Governo, acquistando le reti per adattarle ad una generazione elettrica più distribuita e intermittente, fece sì che la rete elettrica nazionale diventasse più flessibile e che fossero migliorate le connessioni nelle aree più remote del Paese. Incentivi ben dosati, come ad esempio la feed in tariffs, hanno fatto poi da propulsori del mercato.
La nuova smart grid ha cominciato ad assorbire massicciamente le rinnovabili fin dal 2005. 

Tra il 2005 e il 2010 la produzione media di energia elettrica da fonti rinnovabili in Portogallo è cresciuta dal 17% al 45% del totale, fino ad arrivare al 2013 con una produzione del 70%. Da lì in poi è stato un continuo crescendo per arrivare al record attuale frutto di un programma su più livelli che prevede da una parte investimenti sul miglioramento della rete e sulla creazione di centrali sempre più capillari e all'avanguardia, ma dall'altro anche un sistema di incentivi fiscali che permetta alle aziende di trarre reali benefici dall'investimento sulle rinnovabili.

Un passo indietro: il fattore crisi

Dopo due trimestri consecutivi di decrescita, nell'aprile del 2011, il Portogallo è entrato ufficialmente in recessione. La disoccupazione superava il dieci per cento, il rapporto deficit/pil oltrepassava di quasi quattro volte il tetto fissato dall'Unione europea e Lisbona rischiava di non riuscire più a rifinanziare i propri debiti.

A questo punto intervenne l'UE con l'operazione Troika: 78 miliardi di euro dell'Unione in cambio di riforme che avrebbero fatto sputare lacrime e sangue ai portoghesi.

Con la crisi e la disoccupazione, però, il fabbisogno energetico crolla. Già nel primo trimestre del 2013 il consumo di energia elettrica era sceso al 2,3% su base annua e riuscire ad alimentare il Paese con le rinnovabili (che riducono anche i costi di import di gas e petrolio) era più semplice.

Con la spada di Damocle dell'Europa e la scadenza di Portogallo 2020 (l'accordo di partenariato europeo secondo cui entro quella data il Paese lusitano dovrà ridurre ulteriormente la propria dipendenza dal gas e dai combustibili fossili e rispettare tutta una serie di parametri di sostenibilità per superare i vincoli strutturali del Paese) Lisbona ha iniziato una corsa contro il tempo sfruttando quello che di più potente ha: la natura.

Il fattore territorio

Geograficamente e climaticamente parlando il Portogallo ha un potenziale energetico unico in Europa. Il Paese, infatti, dispone di rete idrografica relativamente densa. Si trova poi al Sud dell'Europa e per questo gode di un'elevata esposizione solare media annuale.

La costa atlantica, inoltre, gode dei benefici della potenza delle onde dell'oceano. In questo modo stiamo parlando di un Paese in grado di sfruttare al massimo la forza di acqua, luce solare, onde e vento.

Ancora più del sole (sul fotovoltaico il Portogallo è ancora un cantiere aperto) sono acqua e vento a permettere di rispondere al fabbisogno energetico nazionale basti pensare che, a marzo, tra le fonti l'idroelettrico ha soddisfatto il 55% del fabbisogno e l'eolico il 42%. Nell'insieme le energie green hanno evitato l'immissione in atmosfera, sempre lo scorso mese, di 1,8 milioni di tonnellate di CO2.

Gli incentivi sulla qualità delle Reti

Le grandi centrali idroelettriche si trovano al Nord del Paese (nei distretti di Viana do Castelo, Bragança, Viseu, Coimbra, V. Real, Braga e C. Branco) dove tutti questi fattori godono del loro potenziale massimo. Nuove centrali sono state costruite negli anni recenti ( la centrale eolica di Alto Minho, quella solare di Moura e la centrale oceanica di Aguçadora) e, parallelamente EDP Renováveis è diventato il terzo più grande operatore per la vendita di energia elettrica da eolico a livello mondiale. In questo modo il settore delle rinnovabili è entrato in un circolo virtuoso dove chi più investe più trae profitto dalla spinta green che si sta diffondendo a livello europeo e le grandi imprese sono sempre maggiormente attratte dalla svolta ecologista.

Normalizzare un futuro green

L'esempio portoghese è destinato a fare scuola a livello europeo dove, peraltro, si assiste a un'avanguardia continentale sul tema energia verde (l'America e l'Asia studiano il "caso Europa") con le varie nazioni che si superano a vicenda bruciando record su record (dalla Norvegia alla Scozia per arrivare al Portogallo chi investe sulle rinnovabili vince a mani basse la sfida dell'economia del futuro) per arrivare all'obiettivo di considerare le rinnovabili la "normalità energetica". La neutralità dal Carbonio, in Portogallo, dovrebbe essere raggiunta entro il 2050 ma già entro il 2040 le fonti rinnovabili saranno in grado di soddisfare interamente il fabbisogno del Portogallo continentale.

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