Sorpresa Eni: i russi vorrebbero Castellaneta
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Sorpresa Eni: i russi vorrebbero Castellaneta
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Sorpresa Eni: i russi vorrebbero Castellaneta

Uomini molto autorevoli del mondo politico-economico russo hanno messo gli occhi su Giovanni Castellaneta, già ambasciatore d’Italia in Iran e negli Stati Uniti

per Lookout News

In precedenza si sono cimentati e succeduti avvocati, ingegneri, cavalieri, finanzieri, manager. Ora sembra tocchi agli ambasciatori reggere le sorti della nostra economia, che tenta di riavviarsi con un poderoso sforzo di buona volontà alla ricerca dell’Eldorado mondiale, specialmente oltre i confini dell’Europa. Ma siccome senza energia a prezzi competitivi (e a quantità appropriate e durevoli) per l’Italia non è neanche il caso di sognare un Eldorado, ecco che in vista delle nomine delle società strategiche del settore - quelle che, per capirsi, dovranno assicurare al resto dell’industria manifatturiera italiana il combustibile per correre veloci - il governo italiano ha annunciato che occorrono uomini in grado di dialogare con tutti e di agire con scaltrezza e lungimiranza nell’instabilità che governa la geopolitica dell’approvvigionamento e della gestione delle materie prime energetiche. Prima fra tutte, come noto, ci sono l’ENI, poi l’Enel e quindi Terna, la cui decisione del governo è attesa già per questo fine settimana, entro domenica 13 aprile.

- I russi parlano dell’Ente Nazionale Idrocarburi

Parliamo della prima, la regina ENI, agognata dai più ambiziosi ma concedibile solo ai capaci. In un momento come questo, con un imprevisto sviluppo negativo delle relazioni USA-Russia (dopo una crisi invece prevista dai più accorti diplomatici), la partita dell’energia domina gli equilibri in Europa e, volendo, nel resto del mondo. Ecco dunque il motivo per cui, secondo gli osservatori internazionali, occorre un diplomatico al vertice dell’ENI in un momento in cui si decide il futuro di un intero continente. E proprio dalla Russia arriva, quasi velato, un nome che sembra un suggerimento: Giovanni Castellanteta. Ma perché mai i russi lo vorrebbero a capo dell’ENI?

Queste considerazioni sono frutto di un colloquio - del tutto autonomo e indipendente dagli onnipresenti ghost writer degli uffici stampa - con i colleghi della stampa politico-economica russa sulla situazione dell’approvvigionamento energetico, che riferiscono di gradimento a più alti livelli. Essi avevano appena avuto modo di incontrare l’ambasciatore Castellaneta, in occasione della sua recentissima visita a Mosca. Castellaneta si era recato là a sondare, con il metro della diplomazia, le eventuali reazioni del mondo economico russo alle scelte che l’Italia sta compiendo in Europa. 

La missione, a salvaguardia degli interessi strategici dell’Italia, era  verificare lo stato delle relazioni e rassicurare gli interlocutori di Mosca che, anche dopo la crisi in Ucraina, avrebbero potuto continuare e rafforzare i programmi e le relazioni economiche con le industrie italiane che SACE Spa, il gruppo assicurativo-finanziario di cui Castellaneta presiede il Consiglio di Amministrazione (attivo nell’export credit e controllato al 100% da Cassa Depositi e Prestiti), affianca e assicura.  

A fine colloquio, l’affermazione delle fonti russe recitava così: “Dovete rinnovare il vertice dell’ENI che è pietra miliare delle nostre relazioni, direttamente e per l’indotto. Il profilo è quello, il candidato lo avete”. Infatti, a Castellaneta è appena stata offerta una cattedra alla Moscow Business School, che forma i dirigenti russi di domani e alla quale sono iscritti 15mila studenti l’anno. 

- Chi è Giovanni Castellaneta?

Se al vertice dell’ENI serve una personalità che nel corso degli anni abbia interpretato, promosso, difeso e assicurato gli interessi strategici dell’Italia svolgendo le sue mansioni via via più impegnative presso le più importanti, difficili e strategiche rappresentanze diplomatiche della nostra Repubblica in giro per il mondo fino a reggerle con la pienezza del mandato del capo delegazione, di simili soggetti non se ne trovano poi molti. Ecco perché alcuni parlano addirittura di una diarchia.

In questi giorni circolava anche la voce che era bene promuovere “uomini legati all’intelligence” perché esperti dei segreti più reconditi e dei dietro le quinte delle mosse politiche dei Paesi stranieri. Al contempo, si diceva che serve però un soggetto dalle capacità diplomatiche che sia avvezzo a confrontarsi - e ne caso scontrarsi - con diverse realtà, differenti culture e, a volte, i contrastanti interessi di altri Paesi. 

Castellaneta, tra gli innumerevoli cariche ricoperte nel settore pubblico, è stato membro del Consiglio di Amministrazione di Finmeccanica Spa dal 2002 fino a maggio 2011 e ne è stato anche Vice Presidente. Dal 2005 al 2009 è stato Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti d’America, con accreditamento anche presso le isole Bahamas e con l’incarico di Osservatore Permanente d’Italia presso l’Organizzazione degli Stati Americani. Dal 2001 al 2005 è stato Consigliere Diplomatico del Presidente del Consiglio dei Ministri e suo Rappresentante Personale (Sherpa) per i Vertici del G8 (Governi Amato e Berlusconi). 

Andando ritroso, dal 1995 al 1997 è stato al Ministero degli Affari Esteri, come capo dell’Ufficio per il Coordinamento dell’Attività Internazionale delle Regioni e successivamente Coordinatore del Programma per la Ricostruzione in Albania. E prima ancora, dal 1992 al 1995, Ambasciatore d’Italia in Iran. 

E forse anche per quest’ultima ragione i russi, che oggi giocano una doppia partita in Europa e in Medio Oriente, gradiscono una figura accreditata e che si è misurata praticamente con l’industria e la finanza mondiale, attrezzata di un’esperienza e di un bagaglio da diplomatico, tali da consentire non solo proficui negoziati in terra straniera ma anche dimestichezza con Paesi dove l’intelligence e i suoi meccanismi sono strettamente connessi alle politiche economiche che i loro governi esprimono. 

Se il governo italiano, nel nominare i vertici di ENI & Co, guarderà più a interessi casalinghi o al panorama internazionale non è dato sapere. Certo è che gli altri Paesi si aspettano molto da noi. E non mancano di farcelo sapere.

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